Il Laboratorio

Numero 1 - 30 gennaio 2001

Possibili ripercussioni all'indomani
del congresso di Berlino

di Michele Ventresca


Da pochi giorni si e' concluso a Berlino il congresso dei partiti europei aderenti al Ppe. In tale assise e' emersa in maniera chiara e precisa una linea politica il cui cardine in sostanza e' rappresentato dalla netta contrapposizione del blocco moderato di ispirazione popolare ai socialisti .
Dunque dopo la parentesi della seconda meta' degli anni '90, che ha visto la maggior parte dei paesi europei governati da partiti o coalizioni di sinistra, i partiti membri del Ppe preparano la riscossa, ponendosi come obiettivo quello di riportare alla guida degli stati europei governi di centro moderato alternativi alla sinistra, sul modello della Spagna di Aznar.
E' indubbio che ci troviamo di fronte ad una vera e propria svolta, che dara' una nuova caratterizzazione al Ppe e ai partiti che vi fanno parte. Infatti mentre in passato il Ppe ammetteva con tranquillita' governi di coalizione tra popolari e socialisti (vedi per es. il caso dell'Italia, del Belgio e dell'Austria degli anni addietro), ora, con la nuova linea di contrapposizione affermatasi al congresso di Berlino, cerchera' di evitare in ogni modo ipotesi simili. Ovviamente e' facile prevedere che le ripercussioni di tale svolta in Italia non saranno poche. Alcune tra l'altro si sono gia' verificate, altre invece si potranno verificare tra breve, altre ancora infine in un termine un po' piu' lungo. Per quanto riguarda le prime devono essere presi in considerazione due fatti molto significativi. Innanzitutto si deve rilevare come FI, pur fra tante difficolta' e fra tanti scetticismi, sia diventata in poco piu' di un anno il punto di riferimento del Ppe in Italia sostituendosi al partito Popolare erede principale della Dc; poi e' sintomatico come nel contempo non sia stata concessa ad un nuovo partito, l'Udeur di Mastella, che pur si caratterizza per essere di ispirazione popolare, la possibilita' di aderire al Ppe in quanto alleato della sinistra.
Passando poi agli effetti a medio termine, questi potranno riguardare alcune schegge del centro italiano, si pensi per es. al movimento di D'Antoni, all'ala critica del Ppi e a quella dell'Udeur, le quali in forza della nuova logica adottata dal partito popolare europeo, potranno rompere definitivamente gli indugi e cambiare rotta.
Tuttavia gli effetti principali della svolta di Berlino saranno destinati a verificarsi dopo le politiche della prossima primavera. Nel caso in cui la Casa delle Liberta' vincesse le elezioni, sara' infatti impossibile per Castagnetti, e non solo per lui, mantenere il partito popolare italiano su una linea politica che non trovera' piu' riscontri nel contesto europeo e nello stesso tempo non avra' piu' senso in quello italiano.
In tal modo quindi verrebbe meno anche il punto di equilibrio su cui si regge l'attuale centrosinistra.
Dopo quasi un decennio di transizione politica, che sembra non dover mai finire, l'assetto politico italiano pare apprestarsi dunque a subire una nuova evoluzione. Per ben comprendere questi ultimi sviluppi e' bene pero' ripercorrere brevemente la storia degli anni '90.
Dopo la crisi che ha investito la politica italiana nel biennio '92/'94 , si e' andata affermando, per molti versi anche forzatamente, la tendenza al bipolarismo. Inizialmente esso si fondava su una contrapposizione netta fra destra e sinistra, che non prendeva minimamente in considerazione il centro, anzi tale termine era considerato una sorta di tabu'.
Successivamente pero' i due schieramenti, rendendosi conto dell'importanza del voto moderato, al fine di prevalere l'uno sull'altro, iniziarono una lunga corsa verso il centro. Si e' giunti cosi', anche attraverso l'utilizzo di maschere e camuffamenti, alla costituzione dei due poli attuali di centrodestra e di centrosinistra. Tuttavia mentre lo schieramento guidato da Silvio Berlusconi si e' evoluto rimanendo ancorato il piu' possibile al contesto europeo, cosi' da essere oggi FI il punto di riferimento del Ppe in Italia, il centrosinistra ha preferito inseguire improbabili terze vie.
In conclusione dunque, mentre il centrodestra tendera' nei prossimi tempi ad atteggiarsi sempre piu' a polo moderato sia nella forma che nella sostanza, il centrosinistra al contrario, sempre piu' in crisi, sara' inevitabilmente destinato a sfaldarsi lasciando una sinistra isolata che non avra' piu' punti di riferimento e nemmeno prospettive.
In pratica una sinistra da ricostruire.


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