Dopo la lunga gestazione, il neonato movimento di Sergio D'Antoni: "Democrazia Europea" ha cominciato a muovere i primi passi sulla scena politica italiana. Con l'Assemblea Costituente da poco tenutasi all'Hotel Ergife di Roma si è anzi già trasformato in un vero e proprio partito.
Questa nuova formazione politica, che vede come protagonisti, oltre all'ex leader della Cisl, il senatore a vita Giulio Andreotti e l'ex ministro dell'università: il popolare Ortensio Zecchino, ha come obiettivo manifesto, quello di porsi come una forza di centro moderato in grado di restare autonoma dai due poli di centro-destra e di centro-sinistra e capace quindi di scompaginare l'attuale assetto politico.
Ad indurre questi tre personaggi di spicco della politica italiana a lasciare tranquille collocazioni per fondare l'ennesimo partito del panorama politico,quindi in pratica per avviarsi verso un difficile ed incerto percorso politico, è stata la comune avversione al tipo bipolarismo che si è venuto a formare in Italia. Si badi bene però che siffatta avversione non concerne il bipolarismo in quanto tale -non c'è infatti una sola dichiarazione di uno degli esponenti di Democrazia europea contro il bipolarismo in sè- ma riguarda esclusivamente il bipolarismo italiano. Quest'ultimo per l'appunto viene definito falso e forzato in quanto i due poli di centro-destra e di centro-sinistra, originati principalmente dalla necessità di far fronte ad una legge elettorale maggioritaria repentinamente introdotta, non rappresenterebbero nient'altro che dei contenitori riempiti in maniera estremamente eterogenea e finalizzati quindi più a vincere le elezioni che a governare. In pratica dunque ciò che i neocentristi contestano è la natura stessa del bipolarismo italiano, che non trova riscontri negli altri paesi europei, dove invece il bipolarismo si basa quasi esclusivamente su una contrapposizione fra due famiglie politiche: quella popolare di centro moderato e quella socialista di sinistra.
La strategia politica di Democrazia Europea sembra pertanto articolarsi in due fasi: una prima fase in cui provare a scardinare l'attuale assetto bipolare e contemporaneamente a far confluire in un unico schieramento tutte le forze aderenti al Ppe, e solo queste; una seconda invece in cui tentare di creare, all'interno di tale schieramento, una forza post-democristiana idonea a contendere a Berlusconi la guida dei moderati italiani. Tuttavia le enormi difficoltà che si frappongono a un simile progetto, derivanti in particolar modo da una legge elettorale maggioritaria, hanno fatto e fanno ancora ritenere a molti che alla fine Democrazia Europea, pur mantenendo una certa autonomia, trovi un'intesa con il centro-destra. Però l'ipotesi di un accordo con la Casa delle Libertà che pur sembrava, in un certo momento, ricercato da D'Antoni, pare alla luce delle ultime prese di posizione definitivamente tramontato; ha prevalso in sostanza la linea di totale autonomia dettata dal senatore Andreotti.
Il perchè Andreotti insista fermamente su questa linea difficilissima da praticare, che a molti pare addirittura un' utopia non è facile dirlo. Forse alla base ci sono ragioni di coerenza o forse è possibile che il senatore a vita ritenga che il Cavaliere stia dando le carte in maniera tale da rendere poi in parlamento Fi immune da eventuali attacchi, sia che essi provengano dalla destra della coalizione che dalla sinistra. Dunque il disperato tentativo di Andreotti risponderebbe proprio all'esigenza di evitare il cristallizzarsi dell'attuale assetto politico.
Al riguardo l'ex presidente della Repubblica Cossiga, che ha già sperimentato qualcosa di simile, ha definito il progetto di Andreotti impossibile e pericoloso. In particolare ha affermato che tale progetto "consiste nel provocare instabilità per una più valida stabilità. L'instabilità di quello che lui considera precario e falso a favore di una stabilità futura più vera e più reale". L'analisi di Cossiga sembra molto veritiera, ciò che non quadra però è come possa essere pericoloso un progetto impossibile. L'ex segretario della Dc Arnaldo Forlani pur non condividendo in generale il progetto di Andreotti ha affermato che "in politica ogni disegno ambizioso suona come un'utopia finchè non si realizza".
Non è da escludere pertanto che alla fine Democrazia Europea darà del filo da torcere al bipolarismo italiano.