E' inutile negarlo o trincerarsi dietro fragili paraventi scagionanti: viviamo in una società fortemente criminogena. Una società che ha quasi pudore a parlare, sia di valori nei quali, essa stessa, una volta, trovava la propria ragione d'essere, sia di precetti ( come quello di non uccidere, perché la vita è meritevole di protezione) che ogni stato democratico dovrebbe assumere come radice fondante. Quest'ultimo periodo si è caratterizzato per il dilagare della criminalità minorile, che la letteratura definisce devianza o delinquenza, ponendo l'accento sulla chiaroscuralità dei comportamenti dei minorenni. Comportamenti come quelli di Novi Ligure, che siano o meno inquadrabili nel contesto della criminalità o della patologia, che siano o meno correlati alla maturità psicofisica e quindi alla capacità di intendere e volere, certamente costituiscono l'ennesima rottura dell'equilibrio, un ulteriore fallimento della pena generale e del suo obiettivo di strategia preventiva. E' sempre più difficile distogliere la generalità dei consociati dal commettere reati; è sempre più vacillante la certezza della pena; è sempre meno efficace la controspinta alla spinta crimiosa. E se è grave un atto deviante da parte di un adulto, è molto più preoccupante un atto deviante compiuto, anche se in maniera tenue da un minore.
Gli infra-diciottenni sono perseguibili penalmente dal 1934 anno in cui è stato istituito il tribunale per i minorenni. Da ciò si evince che anche allora la criminalità minorile era una realtà. Con però, un'abissale differenza ontologica rispetto ad oggi: la criminalità minorile in quegli anni era dettata da necessità, bisogno, marginalità sociale ed economica, scarsità di risorse culturali e d'istruzione. L'atto criminale era nascosto dal minore che ne conosceva ne percepiva la distanza rispetto all'apparato istituzionale. Una sorta di criminalità di sopravvivenza. Con il passare degli anni la criminalità si è evoluta trasformandosi in "criminalità del benessere" che trova il suo germe in seno alla fetta più colta e benestante della società. Secondo le indagini giudiziarie dell'ISTAT è molto elevata la percentuale di reati contro la persona da parte di minori cittadini italiani, a differenza della criminalità di minori nomadi o extracomunitari, caratterizzata da una predominante componente di reati contro il patrimonio.
Violenza, intolleranza, esercizio del dominio, conquista di oggetti status symbol spesso dietro tentativi di estorsione: questi i più rilevanti connotati dell'attuale criminalità minorile.
Molti casi non sono neppure avvertiti come gravi perché non nascono da un proposito o da una consapevolezza, ma sono frutto di un vuoto collettivo, di un senso di angoscia e della mancanza di autostima che a loro volta derivano dalla completa assenza di un progetto personale, dalla scatola vuota in cui non c'è soltanto il singolo, ma tutti. Non a caso molti atti riconducibili alla criminalità minorile, sono possibili quasi esclusivamente all'interno del gruppo dei pari.
I minori si trovano di fronte ad un'epoca nella quale lo straripante dominio delle tecnologie informatiche ha spezzato il filo che divideva il reale dal virtuale, il reversibile dall'irreversibile, un'epoca in cui la scienza svela misteri ma non ne conosce i contenuti, perché il relativismi li ha svuotati, in cui le clonazioni stanno facendo smarrire il significato della vita umana, in cui la politica è diventata spettacolarizzazione, in cui la gente muore per le eccessive ed incontrollate cementificazioni che danno luogo a frane, un'epoca di incertezza dove mancano bussole per orientarsi. I comportamenti devianti possono essere il sintomo di una sensibilità e creatività extra ordinem, al di sopra degli schemi comuni che spesso gli adulti non sanno correttamente gestire soffocandole con le loro stigmatizzazioni e trasformandole in devianza negativa. Che messaggi allora è in grado di dare il mondo degli adulti se anche gli insegnanti, i magistrati e tutti i tradizionali educatori sono visti dal minore "delegittimati" della loro facoltà di pedagoghi, perché rappresentanti di quella triade "denaro-successo-potere" considerata la sola possibile per la conquista del rispetto?
E' necessario che le Istituzioni recuperino fiducia, facendo leva su una maggiore cultura della legalità, sull'educazione civica, sul senso di dovere sulla consensuale e democratica comprensione e sul significato del precetto "Condivido il rispetto della vita, per cui scelgo di non uccidere!"
Ullum malum praeter culpam