Il Laboratorio

22 luglio 2001

I mercanti ed il progresso
da l'Avanti del 19 luglio 2001
 
di Antonio AmbrosioEmail


Slobodan Milosevic di fronte al tribunale internazionale dell'Aja, accusato di crimini di guerra e violazione dei diritti umani, per la gioia smodata e scomposta di Carla del Ponte. Le olimpiadi del 2008 a Pechino, Cina, dove i diritti umani vengono calpestati, da anni, dal regime comunista. Può sembrare una contraddizione ed in parte lo è, non così eclatante come, però, la ritengono in molti.

Il comitato olimpico ha deciso di assegnare i giochi alla capitale cinese, ignorando il parere negativo del congresso americano, del parlamento europeo, nonchè di svariate organizzazioni internazionali che si battono per la difesa dei diritti umani. Proprio queste ultime avevano denunciato, in un rapporto di qualche settimana fa, la paurosa escalation di esecuzioni capitali verificatasi in Cina negli ultimi mesi (senza che nessuno in Italia abbia organizzato uno straccio di fiaccolata). Come è possibile, allora, che il CIO abbia ignorato tutto questo?
Per Interesse ovviamente, o meglio, per gli enormi interessi che il vastissimo mercato cinese attira su di se. Non più di un paio di anni fa, il presidente di una multinazionale asiatica durante una riunione tra "colleghi" dichiarò che per i prossimi decenni il predominio nel mondo economico sarebbe stato conquistato da chi avrebbe primeggiato sul mercato cinese. Pensiamo, ad esempio, a McDonald , per il quale si apre la prospettiva di un miliardo e duecento milioni di bocche da sfamare, in confronto delle quali il mercato europeo popolato da quattrocento milioni di consumatori viziati ed assuefatti diventa una barzelletta. D'altra parte McDonald è in Cina da anni, come molte altre "griffe" occidentali, che, con la loro presenza, devono aver fatto venire voglia di modernità ad un popolo bloccato nel passato dal regime comunista. Sono stati proprio questi mercanti ad aprire la strada alle olimpiadi cinesi, ed è stata la prospettiva di enormi guadagni a spingere sempre più occidentali ad investire in Cina, è il mercato che ha scardinato le porte del colosso asiatico, l'assegnazione delle olimpiadi è solo una tappa di fondamentale importanza in questa "lunga marcia" alla conquista della Cina. Una marcia che, sicuramente, riempirà le tasche di molti occidentali, ma che creerà anche un profondo rinnovamento all'interno del sistema cinese.

La democrazia, e la modernità stanno penetrando in Cina attraverso il mercato. Non è un caso che l'unico partito di dissidenza interna a cui è oggi permesso di operare in Cina è quello degli imprenditori privati, cosa fino a qualche anno fa assolutamente impensabile. I mercanti, dunque, oggi come nei secoli passati, diventano protagonisti della storia, del suo sviluppo, ne incarnano il divenire. Certo, quelli di oggi sono diversi, usano mezzi differenti, alle carovane e ai galeoni si sostituiscono internet e le nuove tecnologie, ma il principio rimane lo stesso: è attraverso lo scambio commerciale che realtà chiuse in se stesse possono venire a contatto con la modernità.
Ovvio citare l'esempio di Marco Polo e dei mercanti veneziani, più interessante il bombardamento (avvenuto in piena espansione coloniale) sui porti cinesi da parte delle navi britanniche per costringerli ad aprirsi al mercato internazionale. Il mercato ed i mercanti, motivati dall'interesse, restano, dunque, oggi come ieri gli ambasciatori del progresso, del moderno con tutti i suoi vantaggi e svantaggi. L'assegnazione dei giochi olimpici a Pechino, non può non essere considerata strumentale a questa espansione economica e culturale dell'occidente.

Per i ragazzi di piazza Tien A Men è una vittoria storica, oggi, possono indossare i Jeans, mangiare hamburger, ascoltare il Rock, viaggiare in Internet, aprirsi al mondo, tutte cose, queste, che agli occhi di noi occidentali, possono sembrare "piccole" ma possono essere, invece, l'anticamera del libero pensiero. In questa ottica l'assegnazione dei giochi olimpici a Pechino può diventare la garanzia che in Cina si continuerà su questa strada . Certo non è così semplice, l'espansione economica occidentale porta con sé un evidente rischio di conquista culturale. La questione è estremamente delicata. Quanto nel caso della Cina, e più in generale di molti altri Paesi del terzo mondo, ancora più deboli economicamente, il contatto con il mondo occidentale, con le sue avanguardie, i mercanti appunto, può essere considerato in termini di scambio e non, invece, come una sopraffazione sia economica che culturale?
Non si corre il rischio di una prepotente occidentalizzazione e della conseguente affermazione di un modello culturale unico? Il Problema come detto è estremamente complesso. Per affrontarlo, prima di tutto, bisognerebbe chiedersi se esiste davvero, nel mondo occidentale, un modello culturale unico. Sicuramente ne esiste uno economico, estremamente diversificato, però, nelle diverse realtà locali: il capitalismo USA è assolutamente differente da quello britannico ed entrambi differiscono dal modello politico- economico dell'Europa occidentale, che, non a caso, non riesce a trasformarsi negli Stati uniti d'Europa, per non parlare delle enormi differenze con il nascente capitalismo dell'Europa dell'est.
Esistono, quindi, a quanto pare," tanti capitalismi", con diverse radici culturali, a volte tra loro opposte, basti pensare ai paesi riformati, al calvinismo, da una parte e dall'altra a quelli cattolici, i quali coltivano una visione totalmente diversa dell'idea stessa di ricchezza. Ma esiste un modello culturale unico?
E' un argomento, ripetiamolo, complesso, che meriterebbe di essere approfondito, ma che sicuramente non si può ridurre nella contestazione del contadino, conservatore Bovè. Un misto di nazionalismo stile primi del 900, venato da populismo spicciolo, condito da un ribellismo "televisivo" spettacolare quanto contraddittorio, il tutto innestato su un' idea di ferreo protezionismo seicentesco, di fronte a tutto ciò la politica del grano di mussoliniana è cosa da dilettanti.

Non si affronta il problema dell'espansione economica dell'occidente, il fragile equilibrio esistente tra il rischio di una nuova e più potente colonizzazione e l'opportunità di sviluppo e modernizzazione di tante aree costrette ai margini della storia, seguendo un modello che sembra un buffo incrocio tra il generale Boulanger e il ministro delle finanze Colbert. Proviamo, per un momento, ad immedesimarci in uno di quei ragazzi che invasero piazza Tien a Men, e chiediamoci se per lui oggi la globalizzazione è una minaccia o un'opportunità? Probabilmente è più un'opportunità. Sicuramente noi abbiamo il dovere che lo diventi. L'occidente deve riuscire a "governare il cambiamento" a fare della globalizzazione un'occasione di sviluppo per i popoli della terra evitando che si trasformi in un mezzo per una nuova versione di sopraffazione economica e culturale come furono le spedizioni dei conquistadores in America Latina, o l'invasione occidentale negli odierni Stati Uniti, o ancora il colonialismo sfrenato dei primi del secolo.
Non sarà facile, è la sfida dell'inizio del nuovo millennio. Rispetto al passato, però, sono stati compiuti diversi passi avanti, oggi si parla della necessità di una distribuzione più logica delle ricchezze, delle misure da adottare per facilitare lo sviluppo del terzo e quarto mondo, esiste una cultura e sensibilità ambientalista, fino a qualche anno fa sconosciuta, il mondo occidentale è riuscito ad interiorizzare una propensione decisamente antirazzista, molto di più che nel resto del mondo, tolleranza e rispetto dei diritti umani sono principi generalmente "diffusi".
Tutto questo, sicuramente, non è ancora completamente interiorizzato, esistono, infatti, sacche di rifiuto la cui esistenza è, però, legata quasi esclusivamente a profonde difficoltà economiche: tra poveri è difficile, soprattutto in occidente, una società di ricchi, essere solidali e tolleranti. Esistono poi anche un buon numero di cretini, razzisti per convinzione, legati "all'identità sacra del territorio e della razza", esaltati, nostalgici, rifiutati dalla storia e dal progresso, anche loro sono contrari alla globalizzazione e non è un caso.
Il rifiuto della globalizzazione è, infatti, motivato nelle maniere più disparate ed ha motivazioni legittime e profonde, è il desiderio di un mondo migliore, una aspirazione naturale, ma a tutto questo si uniscono anche motivazioni ed aspirazioni diverse, opposte: nazionalismo territorialità esasperata, protezionismo ecc. Vengono tenute insieme da una generale e condivisa linea di rifiuto della modernità, presente diffusamente in tutte le anime no Global. Evidentemente non è che la punta di un iceberg, di un generale rifiuto del moderno, oggi presente nella società occidentale. La società occidentale sta cominciando a ripensarsi, non è la prima volta, nel frattempo, però, continua ad espandersi, è una situazione difficile, molto difficile da governare.


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