Il Laboratorio

17 agosto 2001

Arte e gioco
di Elisabetta Coppola


E' possibile trovare un legame tra le arti figurative e il gioco?

Dare una definizione dell'arte è sempre stato difficile, nonostante gli innumerevoli tentativi di artisti, critici, storici, perché è un'attività dello spirito mutevole e imprevedibile.

Per dare una definizione del gioco è possibile farsi aiutare da persone autorevoli in campo storico-filosofico. Ad esempio, si può leggere quello che Johan Huizinga, nel suo testo "Homo ludens", dice in proposito. Sono definizioni applicabili anche all'arte e in particolare a due periodi diversi, ma dai forti legami: il dadaismo e il surrealismo (1916-1924) e l'arte povera e concettuale (1960/'70).

Huizinga afferma che il gioco è una funzione che contiene un senso. Si oppone alla serietà, non è folle e, benché attività dello spirito, non contiene una funzione morale, né virtù, né peccato. Ciò che più interessa, riferendoci ad alcuni artisti, è che il gioco "è innanzi tutto e soprattutto un atto libero, il gioco comandato non è più gioco".

Anche l'arte è un atto libero, l'arte comandata non è più arte e gli artisti che hanno dato vita ai movimenti citati sopra lo confermano e lo dimostrano in molte loro azioni.

Il gioco non è la vita "ordinaria", ma si allontana da questa per entrare in un'attività con finalità proprie. Il gioco è una lotta per ottenere qualche cosa.

Huizinga cita Platone: "In tempo di pace ognuno deve passare la vita come meglio può. Qual è dunque il modo giusto? Si deve vivere giocando, facendo dati giochi, e dati sacrifici, cantando, ballando, per rendere propizi gli dei, respingendo i nemici e vincerli in battaglia".

Inoltre il gioco è essenzialmente inutile. Come l'arte, in pratica "non serve", in una società dove tutto serve a qualcosa. "Uno sciopero dei pittori e dei poeti non rovinerebbe nessuno" (Renè Magritte). L'arte è un atto libero, non obbligato, appunto come il gioco. Quest'ultimo è situato "al di fuori della razionalità della vita pratica, al di fuori della sfera del bisogno e dell'utile" (Huizinga).

A volte il gioco, come l'arte, mistifica e inganna.

Illusione, allusione, delusione sono tre concetti che Ernesto Francalanci, nel suo libro "Del ludico", cita a proposito del gioco, come tre dei suoi elementi. Alludere significa "rivolgere il gioco verso qualcuno o qualcosa" o "scherzare con qualcuno". Illudere possiede due significati: il primo è "deridere", "prendere in giro", "farsi gioco di", l'altro è "fare qualcosa a qualcuno per scherzo". Deludere ha il significato di "far cadere con inganno", "ingannare per beffa", "illudere qualcuno", "finire di giocare". La delusione ha dentro tutta la provocazione del ludico. Il gioco è una grande ironia fatta di illusione e allusione per ingannare la realtà. Il ludico dimostra che vi sono modi diversi di vivere e ragionare, anche attraverso (dentro) l'arte. Il gioco è conoscenza, scoperta. "L'arte è trovare un sistema per cambiare: come l'uomo che ha inventato la scodella per la prima volta. Così nasce la civiltà, dalla voglia di cambiare. Dopo la prima volta, fare la scodella è accademia" (Pino Pascali).

Nel dadaismo, nel surrealismo, nell'arte povera e in quella concettuale quello che non si riesce più a distinguere è la realtà dalla finzione. Il vero come falso e il falso come vero possono essere accettati solo se si sa ridere della verità, perché questa si può considerare inesistente. Il ludico dunque mette in discussione il mito della verità, nonostante il mondo suggerisca una direzione unica alla ragione.

Edgar Morin afferma che l'uomo, sin dalle origini, si distinse dagli altri esseri viventi per due caratteristiche: dar sepoltura ai propri simili e fare pittura. Lasciare una traccia di sé.

I dadaisti, i surrealisti, i poveri e i concettuali hanno spesso vissuto l'arte come un'azione nello spazio, nell'ambiente. Ogni azione umana può essere considerata un puro gioco (Huizinga).

Friedrich Schiller ha affermato che è un vero uomo solo colui che sa giocare. Si può dire, con le sue stesse parole: "Seria è la vita, allegra è l'arte".


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