Il Laboratorio

27 maggio 2001

Liberi di curarsi, liberi di morire
di Myriam Grasso e Mariacarla Iacopetta


A trentuno anni D. ha detto addio al suo cane, alla famiglia, alla sua vita! Ha ritenuto il dolore insopportabile, più della morte, ed ha deciso di porre fine alla sua esistenza divenuta insostenibile.

Da cinque anni la malattia lo aveva colpito fiaccandone corpo ed anima, privandolo di vitalità, impedendogli di compiere anche il più semplice gesto quotidiano togliendogli la libertà di azione, quella libertà in grado di rendere unico ognuno di noi e che al contempo ci accomuna, essendo diritto e dovere di ogni uomo. E D. ha voluto riprendersi la sua libertà e l' ha manifestata opponendosi ad ogni ulteriore cura, ad ogni ulteriore tentativo di tenerlo legato a quella vita che ormai non era più la sua, piena dei tanti tormenti che l'avevano annientato.

Non è un caso di eutanasia quello che vi abbiamo raccontato, ma l'applicazione di uno dei principi del codice di deontologia medica che permette al paziente di rifiutare l'accanimento terapeutico e pone come dovere morale al medico il rispetto di tale scelta.

Non essendo tale principio regolato da leggi, pone la sensibilità e la morale del medico come decisive nel rispetto della scelta del paziente: il medico può opporsi, in nome del rispetto di un articolo costituzionale( C.I., art.32) che gli attribuisce la potestà, intesa come obbligo e facoltà, di curare il paziente utilizzando ogni strumento a sua disposizione. Il perseguire questo obiettivo con ostinazione, senza tener conto della volontà del malato, può entrare in contrasto con il fine ultimo della medicina di preservarne la salute, come "stato di benessere fisico, mentale e sociale completo che non consiste quindi solo nell'assenza di malattia, ma che può trarre condizionamento anche da fattori biologici e/o psicologici", quale è stata definita dall'OMS.

E' facile comprendere come si possa cadere in fallo nella pratica medica dovendo conciliare il rispetto dell'uomo nella sua totalità (benessere fisico, mentale e sociale) ed il dovere(potestà) di garantirne l'integrità fisica. Ed in questa ottica potremmo inquadrare l'eutanasia, attuata già dal '96 in Australia e legalizzata in Olanda il 10 aprile di quest'anno. Di sicuro la complessità dell'argomento è tale da non permettere la presa di posizioni certe e definitive né da un punto di vista legislativo né da quello etico poiché molti esempi pratici hanno dato spazio a considerazioni differenti. Il signor J., olandese, da anni immobile, paralizzato dalla testa in giù, ha espresso la volontà di essere sottoposto ad eutanasia, e grazie alla legalizzazione fatta, la sua richiesta è stata accolta ed ha subito le due iniezioni letali previste dal metodo utilizzato in Olanda. Tale metodo prevede comunque che la pratica dell'eutanasia sia giustificata da una assenza di terapie alternative che possano o risolvere la patologia o dare sollievo al dolore. Ricordiamo anche che la legge olandese prevede in questo caso che sia il medico curante, a conoscenza della storia clinica del paziente, a mettere in pratica l'eutanasia e che questa sia praticata solo su cittadini olandesi per i quali, se minorenni, è necessaria l'autorizzazione dei genitori o di chi ne ha la patria potestà.

Altro caso, che porta ad ulteriori e forse ancor più profonde riflessioni, è quello di B. : il diciassettenne australiano aveva riportato gravi lesioni in seguito ad un incidente stradale e, consapevole del fatto che sarebbe rimasto paralizzato, chiedeva ai suoi genitori il consenso per essere sottoposto ad eutanasia. I genitori di B., in particolare sua madre, si sono opposti per anni ed ora B. è grato loro per non averlo assecondato, dal momento che oggi la sua vita ha trovato un significato, per se stesso e per i tanti che aiuta, svolgendo la professione di assistente sociale e muovendosi con l'ausilio di una sedia a rotelle.

Se è importante raccontare di casi in cui qualcuno ha potuto scegliere di porre fine alla propria esistenza ritenuta insostenibile, ci è sembrato altrettanto importante raccontare di un caso in cui è stata una fortuna che il protagonista (B.) non abbia avuto la possibilità di attuare la propria scelta. Tale situazione pone in rilievo quanto il problema sia di difficile risoluzione di fronte all'imprevedibilità della vita, di fronte alla mancanza di lucidità di un uomo che soffre... già! Da qualsiasi punto di vista si voglia trattare il problema il cardine, motore di tutto è sempre la sofferenza, infatti, nella quasi totalità dei casi dietro la richiesta di eutanasia ci sono il Dolore fisico e/o la solitudine insopportabili ed insensibili a qualsiasi terapia. Nonostante sia fondamentale il rispetto della volontà dell'individuo, occorre indagare su quali possano essere le cause che lo abbiano condotto a prendere una decisione tanto importante quanto irrimediabile quale quella di porre fine alla propria esistenza. La solitudine può essere un buon motivo per attuare l'eutanasia o, in questo caso, diventerebbe un suicidio che trova un alibi nella malattia? Il dolore morale dovuto alla perdita di indipendenza, all'impossibilità di realizzare se stessi come si era sempre desiderato, altra grande spinta verso l'eutanasia, non potrebbe forse essere sconfitto aiutando il soggetto ad intravedere uno spiraglio, a trovare un nuovo stimolo per proseguire un'esistenza dignitosa? L'intensificarsi della ricerca sulla Terapia del Dolore non potrebbe portare a nuovi ritrovati che risolverebbero tale aspetto del problema?

Forse il raggiungimento di quest'ultimo obiettivo potrebbe darci la possibilità di mettere in atto gli altri due: può un malato di cancro preoccuparsi della sofferenza psicologica e morale se il dolore fisico è tutto quello che riesce a sentire, se è l'unica cosa che gli ricorda di essere vivo?

La sofferenza diventa una trappola per l'uomo e questi arriva a pensare che l'unico modo per uscire da quella "trappola" è la morte e la invoca! Però se si riuscisse a porre un freno al dolore allora sarebbe più facile cercare di aprire quella gabbia, se le braccia non facessero troppo male si potrebbe cercare di farle passare tra le sbarre per trovarne la serratura, per trovare lucidamente la via d'uscita.

Nella Grecia classica la vita degli uomini era affidata alle Moire, le tre dee del destino, che ne reggevano i fili, intrecciandoli tra loro e tagliandoli inflessibilmente quando lo ritenevano giusto, mentre "unusquisque faber est fortunae suae" per i Romani, meno contemplativi dei Greci e maggiormente improntati ad una visione pragmatica della vita e della realtà.

Greco o romano, nessuno di noi accetterebbe rassegnato la morte e dunque invocarla è un atto di volontà che và rispettato, mettendo in condizione il malato, il sofferente di non essere considerato un fuorilegge se cerca di attuare il suo "fine ultimo".

A questo serve una legalizzazione ed una opportuna legislazione di questa pratica…

Molti la considerano come una ulteriore forzatura dell'uomo verso la natura e verso chi l' ha creata, un modo come un altro per affermare l'assenza di rispetto per la vita, ma quale modo migliore di questo per dimostrare invece una profonda affezione per essa, che sia la nostra o quella degli altri che ci circondano cercando inutilmente di condividere le nostre sofferenze e sperando di darci sollievo!

Ci hanno insegnato ad accettare la morte, ma mai ad affrontarla ed ora qualcuno vuole provarci e purtroppo, per adesso, l'unico modo è andarle incontro, consapevolmente.

Del resto ogni nuovo tentativo messo in atto per affrontare in modo diverso dal solito le cose è spesso rovinoso, magari senza alcun senso, ma è pur sempre un tentativo, prova che crea esperienza ed è anche con l'esperienza che si riesce a giungere alle soluzioni dei problemi…

Crediamo nel rispetto della vita, ma essa non esisterebbe se non ci fosse l'uomo che la vive quindi è quest'ultimo che và primariamente rispettato.

Siamo sicuri che molti altri abbiano opinioni differenti dalle nostre, dettate da una morale, da un'educazione diverse, magari c'è chi ritiene che la vita non sia nostra e che sia un dono troppo grande perché una creatura finita ed imperfetta come l'uomo possa porvi fine…

Noi abbiamo voluto esprimere la nostra opinione, e soprattutto ci è piaciuto fornire qualche spunto che possa dar vita ad ulteriori riflessioni. Ci piacerebbe conoscere il vostro pensiero, le vostre opinioni: scriveteci nel FORUM


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