Quello del congresso dei Ds è il tema politico più ricorrente di questo periodo e certamente man mano che si avvicina la data fissata per la riunione congressuale (si terrà dal 16 al 18 novembre) sarà sempre più al centro delle cronache politiche.
Il grande interesse che si è venuto a creare intorno a tale appuntamento è determinato dalla concatenazione di due fattori principali. Un primo riguarda l'importanza che questo partito riveste nella politica italiana: nonostante la sconfitta del 13 maggio esso rimane pur sempre il principale partito di opposizione, quindi dal suo futuro dipenderanno anche gli assetti della coalizione, un secondo consiste proprio nel futuro incerto che attende a questo partito in quanto non solo è la prima volta in assoluto che esso affronterà un congresso vero -nel senso che non appare esserci nessun accordo pre-congressuale tra le varie correnti che porti poi ad una soluzione pacifica- ma quanto sono anche presenti delle palesi fratture che non si sa nemmeno fino a che punto siano sanabili.
Dunque, già durante questa prima parte di fase pre-congressuale, dove le varie correnti si sono più volte lanciate accuse reciproche, è emerso come al prossimo congresso ci saranno tre mozioni con addirittura tre rispettivi candidati alla segreteria.
Una prima candidatura è quella di Fassino, che sotto l'egida di D'Alema raggruppa l'area cosidetta di "centro" ed alla quale aderiscono personalità del calibro di: Bersani, Bassanini, Napolitano, Visco, Livia Turco i due capigruppo di Camera e Senato Violante e Angius e molti altri. Tale corrente si prefigge come obbiettivo, seppur in maniera confusa e contraddittoria, quello di imboccare la via del rinnovamento, anche attraverso la costituzione di un nuovo soggetto politico che si richiami al socialismo europeo.
La seconda corrente è invece molto articolata, comprende un pò di tutto in pratica. I maligni sostengono che a tenere compatta tale corrente è più l'avversione all'egemonia dalemiana che un'unità sui programmi. Al "correntone" (così è stato ribattezzato per la sua natura composita) adericono in tal modo gruppi e personalità politiche di differente estrazione e provenienti da esperienze diverse. Si va infatti dagli ex veltroniani Mussi e Folena (quest'ultimo per giunta anche ex dalemiano) uniti sotto la sigla "Nuovo Riformismo" alla sinistra Ds di Gloria Buffo, Giorgio Mele e gli altri, dal gruppo "Socialismo 2000" guidato da Cesare Salvi all' ex ministro della cultura Givanna Mealndri, dall'ala sindacale dominata da Cofferati al Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino.
Obbiettivo di questa seconda corrente è quello di ristabilire un forte rapporto con l'elettorato tradizionale di questo partito, tornare a dialogare con esso attraverso un'azione politica che, secondo loro, deve guardare "più a sinistra".
Ed è proprio in quest'ottica dunque, che va inquadrata la candidatura alla segreteria di Giovanni Berlinguer, fratello di Enrico, storico leader del vecchio Pci.
Infine vi è una terza mozione: quella presentata dall'area liberal del partito che ha in Morando il candidato alla segreteria e Petruccioli e Lanfranco Turci tra i principali sostenitori. Questa corrente, la più lontana dalla tradizione del vecchio Pci, pur essendo quella maggiormente caratterizzata da un indirizzo veramente riformista ha difficoltà ad articolare un progetto politico di ampio respiro, limitandosi a rimanere ancora aggrappata all'esperienza dell'Ulivo. Pur essendo questa mozione quella che ha minori chance di vittoria, anzi si può affermare che non ne ha proprio, potrebbe però rivestire il ruolo importante di ago della bilancia tra i due principali condendenti.
Ma è proprio l'aspra contesa che si è innescata tra le due principali correnti che, viste anche le profonde divergenze, fa sorgere inquietanti interrogativi. Infatti se si andrà veramente alla conte dei voti, chi vincerà avrà la forza, l'autorevolezza, la credibilità, per imporre la propria linea a tutto il partito? Non avranno forse ragione tutti coloro che considerano l'ipotesi scissione altamente probabile?
Forse è ancora presto per poter esprimere qualcosa di esatto su una questione così delicata e dai contorni ancora poco certi; tuttavia i fatti che si susseguono fanno presagire un difficile svolgimento dei lavori congressuali.
In ogni caso però l'esplosione delle contraddizioni interne al partito dei Ds non deve essere considerata per forza come qualcosa di negativo; essa potrebbe anche condurre ad una situazione di maggiore chiarezza, punto di partenza per il rinnovamento della sinistra italiana.
29 settembre 2001