San Francesco alle Crociate
di Luigi Vanni
L'atmosfera della mitica Perugia-Assisi, ormai attesa come una classica del ciclismo negli anni '50, con il suo strascico di frati minori e laici minorati, trascina il Medio Evo con la sua trinità simbolica nel dibattito.
Giotto, Dante e San Francesco sono considerati da alcuni studiosi una sorta di Summa del Medio Evo. Tutti e tre vengono chiamati in causa in questi giorni per un motivo o per l'altro sui giornali, nella rete ed in televisione. Giotto eresse la Torre pisciata dai musulmani Etiopi che tanto hanno fatto incazzare la Fallaci, Dante è Dante e non passa giorno senza che sul Foglio lo si citi in un apposita rubrica. Quanto al Giullare di Dio basterebbe la sola Assisi ad evocarlo come esempio del bene, della rinuncia e guida verso la pace. Come se non bastasse anche gli ecologisti si sono invaghiti di lui, ma questa è un'altra storia. Altro richiamo al Medio Evo è innegabilmente lo scontro, che c'è ma non si può dire, tra l'Islam e la cristianità: Le Crociate.
I marciatori umbri sicuramente sapranno che il poverello partecipò a più di una guerra. Non solo prima della conversione quando godeva della vita e dei doveri della classe mercantile emergente della sua Assisi, cui apparteneva, ma anche da capo e fondatore dell'Ordine dei Frati Minori.
Il suo ruolo non era molto dissimile da quello che oggi è ricoperto dai cappellani militari, quelli tanto odiati dal povero don Lorenzo Milani, con la differenza fondamentale che Francesco non partecipò ad una guerra qualunque ma proprio ad una crociata.
<< I frati che, per amore di cristo vanno fra gli infedeli, possono comportarsi in due diverse maniere. Una di queste consiste nel non mettersi mai a discutere con gli infedeli, e nell'essere umilmente sottomessi a tutte le creature, per amor di Dio, dimostrando in tal modo di essere cristiani. L'altra maniera è questa: quando i frati conosceranno che è volontà di Dio annunzino agli infedeli la parola divina. Lo facciano invitandoli a credere alla santissima Trinità, a farsi battezzare e a divenire cristiani. Ma bisogna che i frati si ricordino sempre di aver consacrato i loro corpi a nostro Signore Gesù Cristo, e perciò si devon guardar bene dal cedere, per amor del corpo, ai loro nemici visibili e invisibili: perché il Signore stesso ci dice : "Chi perde la sua vita per causa mia, quegli guadagnerà la vita eterna" >> (Leg. Ant. In Opuscoles di P. Sabatier , I, pp.102ss).
Questi dovevano essere più o meno gli intendimenti di Francesco e Pietro alla vigilia della loro partenza il giorno di San Giovanni del 1219, quando finalmente salparono da Ancona con la flotta crociata per giungere circa un mese dopo al porto di San Giovanni d'Acri. Probabilmente aveva portato con sé altri frati o altri si unirono a lui in terra santa, certamente venne accolto da Frate Elia e per prima cosa si diresse verso il campo dei crociati, che erano lì per fare la guerra e sgozzare e convertire, anche con l'ausilio dei frati, il maggior numero possibile di infedeli oltre che, naturalmente per riconquistare il Santo Sepolcro. Giunto a al campo che assediava Damietta, fortezza Ayubbita, ebbe l'opportunità di assistere ad alterne vittorie e sconfitte dell'esercito crociato. Nessun biografo ci tramanda un Francesco intento in trattative di pace o comunque contrario o almeno contrariato alla vista della guerra. Inizialmente fece il suo dovere "di cappellano militare" e si occupò della fede dei crociati, predicando costumi più morigerati e confortando moribondi e feriti. Approfittando in seguito di una tregua, dovuta ad un rovescio dei crociati che lasciarono sul campo cinquemila soldati , il poverello pensò bene di andare a predicare la buona novella agli infedeli. Questo era certamente il motivo principale del suo viaggio, convertire i "maomettani" alla vera fede ovvero la sua.
Melik-el-Kamel sultano d'Egitto e valente condottiero acquartierato in un avamposto nei dintorni della fortezza udì una voce concitata che ripeteva:<< Soldano, Soldano!>> e dette ordine alle sue guardie, che stavano cacciando con le buone e con le cattive quest'irriverente infedele, di condurre quell'uomo e la sua voce presso di lui. Francesco parlò a lungo con il sultano il quale dimostrando magnanimità non lo fece impalare, ma gli chiese di pregare Dio affinché gli rivelasse la vera fede. Non solo, lo autorizzò anche ad andare a predicare per la Palestina. Francesco approfittò dell'occasione e si mise all'opera ma con scarso successo, nessun musulmano si convertì. Come dire un'avventura senza infamia e senza lodi, niente martirio e niente conversioni.
Quattro anni dopo tornato in Italia egli portò con sé l'idea del presepio, probabilmente venutagli durante il suo pellegrinaggio a Betlemme, e molte preoccupazioni: l'ordine cominciava a deviare dalla regola, le clarisse chiedevano la scomunica per i loro persecutori ed alcuni suoi frati avevano organizzato una fronda intorno a Giovanni di Cappello. Tutte queste notizie gli erano state portate in Terra Santa da frate Stefano partito all'insaputa dei suoi superiori. La politica estera del Giullare di Dio era terminata e quella interna lo richiamava con forza ai suoi doveri.
Ah dimenticavo, per gli appassionati di storia e di strategia militare; Damietta cadde il 5 novembre 1219 e venne saccheggiata con una violenza ed un furore inumano. La quinta crociata (1212-1229) bandita da Innocenzo III si concluse dopo una sospensione nel 1228, con il trionfo della politica di Federico II di Svevia che stufo, lui sì, di questa inutile strage si accordò con i Turchi per avere in concessione Gerusalemme, Betlemme e Nazareth (1229). Il Grande imperatore aveva fatto tintinnare quello per San Francesco ero lo sterco del Diavolo.
11 novembre 2001