Una TV che fa scuola, ma non abbastanza...
Provocazione per sdrammatizzare sull'istruzione
di Elisabetta Coppola
Alcune persone, tra le quali amici e colleghi insegnanti, in questi ultimi anni hanno maturato un'idea: la scuola diventa sempre più un "parcheggio" per i ragazzi e sempre meno un luogo di istruzione. A scuola gli studenti passano molte ore del loro tempo, ma sembra che apprendano poco e male. Però i genitori non hanno i figli tra i piedi e per gli studenti c'è la possibilità di far vedere l'ultimo modello di cellulare ad un vasto numero di persone contemporaneamente. I libri danno forma allo zaino.
Tenendo presente che ci si lamenta sempre dell'epoca in cui si vive, dimenticandosi a volte cosa è successo in passato, vale la pena, comunque, di chiedersi dove sta andando oggi la scuola e quale posto occupa nella nostra società. Abbiamo motivo di preoccuparci o la crisi che alcuni percepiscono è solo un processo naturale all'interno di una "evoluzione culturale" dell'"homo tecnologicus"?
Incominciamo da chi dovrebbe trasmettere la cultura …
Per un insegnante, grande dote di sempre è quella di riuscire ad essere coinvolgente, capace di far lezione per molte ore senza vedere davanti a sé (o di fianco … o dietro …) alunni semi-addormentati sui banchi o intenti a giocherellare con gli innumerevoli gadgets presenti nell'astuccio al posto di matita o biro.
Nel Medioevo gli insegnanti (i pochi che c'erano) erano considerate persone importantissime, tra le più importanti della società. Il libro era uno strumento prezioso che solo pochi potevano permettersi e una volta in loro possesso gli studenti lo custodivano con cura ("Prof, non trovo più il libro … per caso lei lo ha visto o chiedo ai bidelli?", si sente dire oggi nelle classi…). Se si visita il Museo Medioevale di Bologna è possibile osservare composizioni scultoree che rappresentano docenti in cattedra e allievi intenti ad apprendere la lezione. L'insegnante ha sempre vicino a sé il libro anche quando si tratta di una rappresentazione funebre. La scuola si chiamava in realtà "Studio" (quella che oggi è l'Università), non esistevano vere e proprie scuole e gli studenti dovevano pagare l'insegnante. Da molti Paesi d'Europa le persone arrivavano a Bologna per "STUDIARE", per migliorare la loro cultura, per apprendere, per sapere di più e meglio, nonostante ciò non fosse necessario per lavorare. Ma si dice che più conosci, più scegli (in verità, si dice anche che più conosci e meno conosci, perché la cultura è immensa, e più scopri, più ti accorgi di quante cose ancora non sai … ma questa è un'altra storia!).
C'è, oggi, qualcosa che può essere preso ad esempio quanto a capacità di "incanto" nei giovani, capacità che dovrebbe essere prioritaria dell'educatore?
La televisione sembra essere "buona maestra" … ipnotizza, ha la pubblicità che interrompe spesso il programma (altro che ricreazione di 10 minuti ogni 5 ore …), quasi mai annoia i ragazzi. La tv ha una programmazione leggibile un po' dappertutto … è possibile cambiare programma sostituendolo con altro (videocassette, videogiochi). E' varia, dunque.
Non possiamo nascondere l'evidenza: l'istruzione è cambiata, la società italiana è cambiata, i suoi costumi anche. E dunque proviamo a portare le caratteristiche della tv nella scuola per permettere a quest'ultima di competere e all'insegnante di tornare ad essere coinvolgente e importante per la vita di uno studente.
La televisione ha programmi chiari, leggibili su rotocalchi, settimanali, riviste specializzate ed è possibile conoscerli anche molto tempo prima della messa in onda.
L'insegnante stila il suo programma d'insegnamento per l'anno scolastico e dovrebbe metterlo periodicamente a disposizione dei propri studenti, specificando con chiarezza di linguaggio cosa e in che modo raggiungerà un obiettivo prefissato. Chiarezza d'intenti, sempre.
La televisione ha molta pubblicità, (senz'altro troppa…) ma numerosi giovani gradiscono l'interruzione, anche dei film. Forse usano questo tempo per riflettere su ciò che stanno vedendo o semplicemente per riposarsi un po' … chissà!
L'insegnante dovrebbe saper interrompere la lezione al momento giusto … modificando il linguaggio, cambiando i ruoli, per capire se ciò che sta spiegando è compreso da tutti.
Si dice che la televisione usa un linguaggio a volte non sempre corretto. E' vero, ma non sempre. Vi sono anche programmi in cui è possibile ascoltare persone che sanno parlare e hanno delle idee.
L'insegnante dovrebbe conoscere (e far capire che lo conosce) il linguaggio giovanile, e far apprendere quando è il momento di usare un linguaggio invece che un altro. L'importante è capire quando è il momento giusto per l'"errore" ed essere comunque consapevoli che si sta sbagliando …
La grammatica è necessaria, ma anche gli adulti, anche quelli "colti", non sempre parlano in modo corretto. E' inutile nasconderlo …
La televisione è "spettacolare". Ogni notizia, anche la più sciocca, in tv assume un aspetto sensazionale. Le aspettative su un programma sono enormi per come viene presentato, pubblicizzato (in realtà si tratta dello stesso programma da anni, vestito in modo diverso, ma non sempre tutti se ne accorgono …).
E allora ... un po' di imprevedibilità anche nella scuola! Che non sia tutto scontato, l'insegnante dovrebbe presentare gli argomenti con entusiasmo (anche se si tratta sempre di Dante o del teorema di Pitagora, sempre loro, sempre quelli …). L'insegnante stesso potrebbe essere spettacolare, avere una personalità originale, un po' letterato, un po' artista, un po' progettista, medico, naturalista, botanico, tecnico, giurista, atleta, ecc. a secondo della sua preparazione specifica, naturalmente.
Chi lavora in televisione ammette che è più divertente farla che vederla …
Trasmettiamo ai nostri studenti la volontà di "fare" la scuola, di costruirla insieme agli insegnanti che devono essere molto preparati e avere passione per la professione che svolgono.
E' vero che si può accendere la televisione quando si vuole e ad ogni ora si può trovare un programma, ma c'è, nonostante questo, qualcosa che la televisione non ha e l'insegnante si?
Il contatto diretto con i giovani, la comunicazione reciproca, la capacità di ascolto che ogni insegnante può offrire al proprio studente nelle sue ore e a volte anche fuori dal proprio orario di servizio. Chiamiamola disponibilità: disponibilità a spiegare, rispiegare, ascoltare, progettare cose nuove, insieme.
In questa epoca incerta, come altre della storia, COMUNICARE ed essere ascoltati, avere delle risposte, fare critiche costruttive per confrontarsi, stare insieme, resta, credo, la cosa più importante per una scuola viva, che non faccia mai pensare ai suoi insegnanti di essere inutili, di poter essere sostituiti con qualcos'altro.
Facile fare la televisione e subirla. Difficile, ma necessario, fare il buon insegnante.
25 giugno 2002