Il Laboratorio

Numero 0 - 28 dicembre 2000

Un atterraggio inevitabile
di Gianluca Garofalo


Le evoluzioni delle borse mondiali nelle ultime settimane riassumono perfettamente l'anno 2000, che ha visto come attore principale una enorme volatilita' difficilmente riscontrabile negli anni passati. Nel 2000 si e' visto passare le societa' dagli onori di record incredibili (es. Tiscali) alle polveri dei profit warnings (es. Apple). Per chi ha acquistato prima dell'incredibile galoppata si sono realizzati centinaia di miliardi di dollari di guadagni, che successivamente sono stati "restituiti" da chi poi ha subito il ridimensionamento seguente. Giunti alla fine dell'anno ci troviamo di fronte all'enorme dilemma che tiene banco tra tutti gli investitori: hard landing o soft landing nel 2001?

La maggior parte degli operatori professionali rimane affetta da un inguaribile ottimismo, anche se non si sbilancia piu' di tanto, prevedendo per il prossimo anno una crescita piu' lenta, non certo una recessione. Il problema, naturalmente, e' che le previsioni quasi mai prefigurano atterraggi duri. La natura umana pensa linearmente e in ogni caso ogni previsore tende ad uniformarsi all'opinione media. Aver ragione contro tutti puo' essere un'attraente scommessa, ma aver torto da soli ha dei grossi svantaggi professionali: se si deve aver torto e' meglio che sia un "mal comune".

Il primo semestre del prossimo anno dovrebbe essere il miglior periodo, dato che probabilmente gli investitori non hanno ancora una corretta percezione dello stato dell'economia e continuano a pensare ad un rallentamento piu' che ad una recessione alimentati da alcuni buoni risultati di bilancio di grosse societa', inoltre, anche da un punto di vista prettamente tecnico, il rimbalzo potrebbe essere giustificato dalla condizione di enorme ipervenduto presente sul mercato. I problemi maggiori potrebbero verificarsi nel secondo semestre quando la percezione della recessione dovrebbe diventare piu' forte a causa del rallentamento dei consumi, fattore trainante della pluriennale espansione statunitense. Per capire questo punto fondamentale bisogna rifarsi al rapporto stretto che si e' creato negli Stati Uniti fra borsa ed economia. In questi anni i capital gains hanno nutrito il consumo privato: la Federal Reserve ha stimato che questo "effetto ricchezza" ha portato negli ultimi anni a mezzo punto in piu' di crescita l'anno per le spese reali delle famiglie. Il "crollo" borsistico dell'ultimo semestre ha chiaramente vanificato il suddetto effetto creando probabili ripercussioni sull'economia reale futura.

A livello geografico la convinzione maggiore e' che l'Europa e il Giappone possano comportarsi meglio rispetto agli amici americani, in particolare il Giappone presenta rischi di downside sicuramente limitati rispetto agli altri mercati rappresentando la scommessa piu' evidente per il prossimo anno. Nel 2000 l'Italia e' stato il miglior mercato europeo assieme alla Svizzera grazie alla minore esposizione "tecnologica" e alla notevole disponibilita' di liquidita' da parte dei fondi domestici, ma per il prossimo anno non si riescono ad intravedere particolari motivazioni che possano confermare per l'Italia l'outperformance: solo una bolla di liquidita' potrebbe ribaltare questo scenario.

A livello settoriale le aspettative per il settore tecnologico rimangono ancora incerte, soprattutto a seguito delle preoccupazioni per uno slowdown americano. Cio' che si e' deteriorato in maniera significativa e' soprattutto la visibilita' relativa agli ordini del prossimo anno. Per quanto riguarda il settore telecomunicazioni nel corso del prossimo anno vedremo sicuramente una forte polarizzazione tra le societa' piu' solide dal punto di vista finanziario e gli operatori piu' deboli non in grado di tenere il passo; soprattutto in Europa un consolidamento sara' inevitabile. Favoriti risulteranno i settori maggiormente difensivi o comunque legati alla old economy, che probabilmente risentiranno anche dell'effetto liquidita' derivante da un eventuale "crollo" ulteriore della new economy.

Un segnale del cambiamento del mercato e' rappresentato anche dalla fine dell'effetto rimbalzo di fine anno, questa piccola rivoluzione rappresenta una inversione e cio' potrebbe avvenire anche a livello di mercato. Gli investitori e gli operatori professionali dopo anni di bull market hanno paura ad abbracciare una convinzione che forse gia' molti hanno: l'inizio di un bear market.


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