Il Laboratorio

Numero 1 - 30 gennaio 2001

Il ritorno dell'Euro
di Gianluca Garofalo


Contrariamente alle aspettative di consenso, nel corso del 2000 la moneta unica europea ha proseguito il trend negativo nei confronti del dollaro, e che lo ha caratterizzato fin dalla sua nascita, fino a toccare un minimo storico di circa 0.83 dollari per euro nel corso dello scorso mese di ottobre.
Malgrado gli interventi concertati dalle principali banche centrali a suo supporto, l'euro ha interrotto la fase di deprezzamento solo a dicembre registrando un significativo cambiamento di tendenza che lo ha riportato ai valori di 0.94 dollari per euro.
Questo marginale recupero copre solo in parte la perdita di valore dell'euro che rimane comunque deprezzato del 24 % circa dai valori fatti registrare a inizio del 1999.
La prolungata fase di deprezzamento dell'euro e' coincisa con tre principali fenomeni: elevati differenziali di crescita tra economia americana ed economia europea, forti flussi finanziari in uscita dall'Europa agli USA in operazioni di finanza straordinaria, sostenuta crescita del prezzo del petrolio.
Negli ultimi due anni l'economia americana e' cresciuta ad un ritmo molto sostenuto rispetto a quella europea con differenziali di crescita medi di circa 1,5%-2%. Nel secondo semestre 2000 tuttavia, a seguito di un maggior rallentamento dell'economia americana ed in particolare degli investimenti e del settore produttivo rispetto a quella europea, tale scenario e' sostanzialmente mutato.
Il differenziale di crescita tra gli Stati Uniti e l'area Euro si e' contratto notevolmente e tale trend dovrebbe proseguire anche il prossimo anno: cio' si dovrebbe tradurre in tassi di crescita sugli stessi livelli o leggermente a favore dell'Europa.
La forza del dollaro e' stata caratterizzata da un grande flusso in entrati di capitali dall'estero che ha permesso di bilanciare l'enorme deficit delle partite correnti americane accumulate nel corso degli anni, ed in particolare dall'enorme flusso di capitali dall'area euro che, viceversa, e' stato probabilmente la principale ragione che ha spinto l'euro ai minimi storici.
Un'importante fuoriuscita di capitale e' stata sicuramente quella per finanziare operazioni di fusione e acquisizione di societa' europee verso quelle americane; I flussi netti dall'Europa verso gli USA sugli annunci di fusione e acquisizione sono diminuiti nel corso del secondo semestre di quest'anno fino a presentare un saldo positivo per le prime due settimane di dicembre.
Le ragioni di questo cambiamento di tendenza sono da ricercarsi nel progressivo peggioramento del mercato del credito e di quelli azionari americani.
Ultimo e non meno importante fattore che ha favorito il dollaro e' stato il sostenuto aumento del prezzo del petrolio che ha caratterizzato gli ultimi due anni, imputabile essenzialmente ad uno squilibrio tra domanda ed offerta e a successivi movimenti speculativi.
I Paesi dell'area Euro sono dei forti importatori di petrolio rispetto agli USA, inoltre il petrolio e' negoziato in dollari e conseguentemente un aumento del petrolio e' associato ad un incremento della domanda della valuta statunitense. Il forte calo dei prezzi registrato nell'ultimo mese, se confermato anche il prossimo anno, determinera' una riduzione sostanziale della domanda di dollari e potrebbe favorire un ulteriore rafforzamento delle moneta unica europea.
In sintesi, la contrazione delle operazioni di fusione e acquisizione, il rientro dei prezzi del petrolio le relative migliori condizioni dei mercati obbligazionari ed azionari europei rispetto a quelli americani oltre al continuo ridimensionamento dei differenziali di crescita, forniscono dunque un quadro assai favorevole per la moneta unica: finalmente si prospettano buone notizie per una Europa ancora poco unita.

Rapporto Dollaro/Euro [16 Kb]


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