Le liriche di Giancarlo Ferrigno
Sul finire del 2002 il FORUM de Il Laboratorio è stato "colorato"
dalle poesie di Giancarlo Ferrigno qui di seguito raccolte
(03/11/2002)
TiToLo : - Il dito – medio nell’occhio pittorico -
Il pittore - rock, nel sottobosco, sul muro di cemento,
così s’inscrive; con melismi a forma di dito – medio.
Disegna con l’occhio della metropoli,
sulla tela del mio cervello nudo, e così parla : Evviva!
I viaggi, i passi già dati, Evviva! I miei voli,
EVVIVA!
I nuovi Elfi, ragionano e cantano : sull’Evoè! Del movimento.
Con l’occhio pervinca di Clori, i fratelli invidiosi come Zefiro, ridono!
Alla mia giovinezza morente. Fu per il Fo cinese,
che Cristo e Buddha, sul tempo, si allearono e in autunno,
almeno sull’ozio furono sinceri. Aiuterò! Chi fischia il canto del mese,
Dio disse!
Ai bordi delle strade, al contemporaneo, traccio,
lo spostamento ideale del Parnaso, con il colore :
azzurro – violetto, blu e rosso ghiaccio,
lì! Vesto da poeta : il selvaggio e il giullare.
Udite! Danzate : sull’Evoè! Con l’agnello vivo,
siete curiosi… salite sul palco : beh! Dell’impotenza, beh! Dell’angelo vegetariano,
sono Afrocurio! Udite! Io, quel giorno, voi udivo!
I navigatori, tra le porte acide della mente, ritrovano,
sempre, lungo la strada, il ritorno.
TiToLo : Il dialogo acrostico delle virgule
Apollo, oh! Dottore, nel mio strillare, sono a-formali : le virgule,
niente di più gaio! Tu parli, con tante pause,
tu e il tratto ad uncino, siete inclini al respiro. Vecchio! Il tuo bastone è piccolo, ma visuale.
Ora e qui, nessuno più, si perde nel tempo,
… nessuno più, divide, le parole intere, dai deci-mali,
…oh! Primitivo, considera, le tue virgule : ozio nel tempo.
Non ci sei, in me, oh! Bacco, aiutami! Dammi svenimenti d’amore,
… non c’è rimedio al suo rumore musicale, le sue virgule sono : ironiche pause di croma,
… ma ottuse!
E il codice? E il messaggio? … galoppano sul cavallo rosso.
Lei! Usi il vero denotativo, il colore rosso, nessun altro. Oh! Dioniso,
lei! Usi il falso connotativo, il rosso vino : che la sua lengua spreca.
Altrove capiranno, l’umiltà, di chi si scrive, con la punteggiatura del di-ssenso.
TiToLo : L’ombra nuda e le statue d’acqua
Vivo! In un’ombra nuda, le mie parole e le immagini,
sono : Statue d’acqua. Modello il movimento,
con un segno e un gesto graffiante, che sento,
partecipi al gioco. Vivo! Per gli uomini piccoli e i loro sogni.
L’ossido d’idrogeno, nutre, l’anima tagliata,
dolcemente dal baro schietto,
il mio oggetto mobile, apre una ferita,
nell’acqua. Il primo fotogramma operaio è un atto,
che il rumore musicale, rende visivo. Un dormiente non è adatto,
a trasmutare il liquido, in una scultura.
Questa è l’origine della mia ombra nuda, bagnata e pura,
nostra, come i ritratti, le astrazioni e i sogni.
Scrivo! Per il contadino nero, il nuovo operaio dell’uva e dei vini,
per i piccoli adulti, le donne orientali, scrivo! Al vento,
della mia fatale vita. Viaggio nel segreto,
di un rumore musicale, composto da una sola nota. Tra i maggiori toni,
svengo! Cercando un amore che è prima verde e poi blu.
Ma parliamo di noi, dei nostri a-tonali sogni : che sono le ali dei ricordi.
Anche Orfeo ha il suo paradiso, i vecchi figli dei fiori e le sempre-verdi anime del passato,
allora, come oggi, ci segnalano sotto voce le barbare Odi,
noi gridiamo : Saffo! – Saffo! Nelle stanze eroiche consacrate al mio amato.
Lascio al critico, la poltrona e il sigaro spento,
Evviva! L’uomo della strada, con la sua Fontana e lo Scolabottiglie,
statue d’acqua, che hanno lo spazio del vuoto dentro,
la sanscrita scienza e le meraviglie.
TiToLo : - Il filologo e la mosca transumante -
Ogni idea, compagni, traccia un modello,
un canto iniziale, esemplare e primitivo.
Detto con il classico : Ego! Il mezzo urlo,
di una azione istintiva, è, nell’Es – empio e vivo.
L’ albina mosca, non farebbe mai a nessuno del male,
non farebbe del male al muro bianco, che colpito dalle nostre pantofole,
diventerebbe sporco. Ecco l’esule di Giosuè, il pensiero,
quel rinnovamento profondo, quell’estetica transumante, che migra in ogni vespero.
Il pianeta Venere, solo a sera,
è visibile, ad occhio nudo,
lì, vado con la mente, dove non c’è nebbia, lì, sulla mia collina natia,
ma dove vivo, la nebbia, gira intorno all’uomo, come il mondo.
La solinga mosca, non ignora che ora : E’,
e poi, poiché è fastidiosa, domani,
non ci sarà, ma, almeno quando scrive : C’è!
Oh! Forse no! Semprechè al filologo, non tremano le mani.
Per la sovranità del popolo e la libertà :
IN THE END – PEACE!
TiToLo : La mia rigenerazione ( x,y )
0,1 – duemila, sei - nove, poi quattro, poi nove,
musica, pace e love!
0ra ti risparmio il fango lettore, ma qui ancora piove,
sulla mia rigenerazione, che vive,
ELETTRICA!
Svegliatevi incognite, Mana Geneta,
studio e pace vuole demolire,
unendo anche la cultura, alla guerra, detta perfetta,
Apollo senza libertà muore.
Loro mi dicono : che sono in una gabbia di specchi,
ecco perché, non ho interessi. X e Y , cantano Bella Ciao! Al mio matematico cuore.
- Il discorso della mondina mietitrice, trasmesso, dalla Musa ausiliaria -
La trasmissione a distanza, la rete, l’audio e la visione,
creano cento movimenti di onde passive,
una dea, mito delle nuove idee, come una Musa in azione,
trasmette, con la pittura, le nuove ricerche espressive.
L’anti – capitale – culturale,
è un movimento composto, un programma ufficiale,
un tondo giro, di legioni pacifiche, una nuova lotta.
Costruiamo! Una futuristica metropoli del sole, una metropoli senza classi,
l’anti – capitale – culturale, è una svolta.
Sarà la guida di una prima donna, il mio non luogo, il luogo dei luoghi,
il non discorso, il discorso dei discorsi. Saranno i figli dei maghi,
a prestare assistenza al reale, i poeti useranno, la veggenza,
ma non le armi, ma non gli inganni, useranno la scienza.
L’ insieme migliore, formato da tutti i numeri esistenti, è possibile,
il numero è l’architetto della mente, basta la sua presenza,
basta una parola, un movimento accento, per condurci al voto dell’assenza.
Ti puoi difendere, oh! Donna del nuovo ordine, con la radice,
di due, sospendendo il tuo giudizio e bruciando le armi.
Contro la disarmonia ritmica, oh! Mondina mietitrice,
da sola non puoi nulla, ma con l’acqua e il riso, puoi sfamarmi,
la speranza del diverso, mi rende un potenziale felice.
- Il cavallo rosso e i pittori girondini -
Il cavallo è rosso ed è veloce,
nell'oceano, si ritrae con i riflessi del sole,
gira intorno ad onde e con le esclamanti ole,
saluta il bambino e la sua voce.
Sulla sella, una stella a cinque punte,
icona, di uno scacco alle lotte riassunte,
combatte di spada e di fonema, tra le carte,
fiera! Sulla pace con la libertà si riflette.
La matita del pittore girondino,
crea l'infinito, poi l'azzurro e il cedro,
passa per il vuoto, divide una tela col nero,
Io, ci graffio e ci sputo, sono un bambino.
Nuota, il suono federale della Repubblica,
si sfoga, sotto il rosso rumore della mia mano,
che poggia sui tasti tra le crome di un piano.
Si chiude e si apre il mio cerchio, trovo,
a caso un punto col pennello! L'equilibrio.
Il viaggio sarà per il fungo Afrocurio,
cognitivo! Dopo un bagno nella fonte,
i colori del mito si sposeranno con Mercurio.
La vittoria del cavallo, custode del sangue,
invoca! Una pittura scritta, a cui segue,
il ricordo della nuova Beatitudine Informale.
A Lieo, il dio senza affanni,
mi offro, come un angelo caduto.
Si prepari il mio uomo! All'amore nudo degli anni.
Titolo : Giulia e Carlo
Chi ha con se acqua e amore, scorre,
anche per la cupida Veda di un uomo gelido,
a primavera lo separa dal freddo,
scorre, verso dove ogni radice è capovolta. Così sbocci fiore :
come una musa storica per Giulia e Carlo,
amanti e angeli della comune.
Il re, nascose i corpi degli amanti sotto il suo mantello,
in ogni Elfico ostello girò la voce, il principe degli Elfi giovane e leone,
contro ogni caccia, con le sue fatate compagne,
difese la fantasia e il mistero,
anche un’ utopia, sogna una terra erotica che presto rivedrò.
Giuliani, oh! Poeta della rifondazione, tra i genovesi quartieri,
ritornerai per guidarmi. Hanno sparato Giulia e Carlo, per il loro amore livido,
che ci ha condotti, contro la nostra volontà, tra la cenere; riprendo,
il verso, da dove ogni radice è capovolta, così anch’io sarò tra i veri.
In silenzio! Venite pure a prendermi, suoni comunitari,
ancora vivo, ma solo per poco,
affrettatevi Giulia e Carlo, mi troverete in un quadro surreale, ma tra i terreni,
aizzati i miei due compagni Elfi sono morti. Hanno insegnato il controllo,
sulla gelosia e la libertà al fratello bosco,
all’aria e ai monti, hanno portato in trionfo l’amore sotterraneo.
Gli Elfi bianchi belli e splendenti,
chiedono a Venere di non dimenticare,
che anche per gli Elfi neri : deformi e nani,
il popolo invoca il sogno d’ amore! Per la guarigione.