Il Laboratorio
Chi siamo Links Forum E-mail

FORUM


Clicca qui per scrivere nel FORUM


FORUM 2003/2004
FORUM 2001/2002
FORUM sul G8 del Luglio 2001 (chiuso)
FORUM sul 11 Settembre 2001 (chiuso)


Davis Fiore (12/03/2006)

PSICHIATRIA E ARTISTI
Sebbene non esista alcuna prova scientifica del connubio follia-creatività, in psichiatria molte sfumature o capacità artistiche sono state definite con il termine "nevrosi". Questa teoria pone gli artisti in una condizione di possibili diagnosi e conseguenti trattamenti, come mostrano le storie di alcuni personaggi famosi.

Ernest Hemingway, premio nobel per la letteratura, personaggio affascinante e geniale, dopo aver ricevuto venti elettroshock confessò: "Che senso ha rovinare la mente e cancellare la memoria? Queste cose costituiscono il mio capitale e senza di esse sono disoccupato. E' stata un'ottima cura, ma abbiamo perso il paziente..."
Pochi giorni dopo si suicidò.

Marilyn Monroe fu sottoposta a trattamenti che avrebbero dovuto guarirla. Prima di ricevli fece 23 film in appena 7 anni, dopo solo 6 in ben 7 anni.
Persino Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, subì la medesima sorte, questa volta vittima del Ritalin, che assunse fin dalla giovane età, dopo essere stato diagnosticato iperattivo. Nonostante si pubblicizzi tanto che questo "farmaco" aiuti nello studio, Cobain continuò a essere un cattivo studente e poi abbandonò il liceo. Alla fine si iscrisse a un centro di recupero per dipendenti da psicofarmaci e 36 ore dopo, sentendosi scoraggiato, si tolse la vita.

La lista potrebbe andare avanti e anche politici del calibro di John Kennedy subirono simili trattamenti. Per ricordare alcuni dei personaggi più noti, citiamo: Billie Holiday, Stevie Nicks, Vivien Leigh, Brian Wilson, Bud Powell, Charlie Parker, Judy Garland, Del Shannon, Don Simpson, Elliot Smith, Eric Douglas, Frances Farmer, Michael Hutchence, Peter Green, Phil Hartman, Robert Walker.
Tutti quanti, attraverso le loro stesse vicissitudini, sono una testimonianza.




Davis Fiore (15/01/2006)

DA RUDIN AI NOSTRI GIORNI
Psichiatria: tanti morti quanti in guerra
L'idea di creare una razza pura e sterminare gli "inferiori" si consolidò ventotto anni prima dell'ascesa di Hitler. Nel 1905 la psichiatria stava già portando avanti il progetto eugenetico e quando i nazisti salirono al potere nel 1933, lo psichiatra Ernst Rudin assieme ad altri stavano compilando le leggi per la sterilizzazione della popolazione (Sterilization Act). Poco più tardi 375 mila cittadini tedeschi sarebbero stati sterilizzati.

Il pensiero psichiatrico ha giocato un ruolo decisivo nelle questioni politiche che hanno preceduto il secondo conflitto. Per di più, sin dalla sua adolescenza, Hitler fu sottoposto a pesanti trattamenti mentali. A causa della sua cecità, nel 1918 fu ricoverato in un ospedale psichiatrico, dove Edmund Forster lo sottopose a ipnosi, convincendolo che dovesse riacquistare la vista per dedicarsi alla rinascita della nazione. In seguito, Thoedore Morrel gli prescrisse l'Ekodal e il Pervitin, due potenti psicofarmaci, che lui assunse sino alla sua morte, nel 1945.

Rudin stesso, che a quel tempo gestiva l'Istituto Kaiser Wilhelm di Monaco, suggerì l'eliminazione di tutte quelle persone che costituivano un peso per la società. A Hadamar e in altri sanatori, pochi anni dopo, furono sterminate 275 mila persone, tra handicappati, anziani e malati.

A influenzare Hitler furono anche i testi psichiatrici che lesse: "Liberazione della distruzione della vita priva di valore" di Hoche e Binding (1920), e "Principi di ereditarietà umana e igiene razziale" di Bauer, Fisher e Lenz (1921).

Fatti come questi mostrano l'enorme influenza della psichiatria nel secondo conflitto mondiale. E se nei campi di concentramento sono decedute dieci milioni di persone, ogni anno, più di 100 mila persone muoiono all'interno delle istituzioni psichiatriche, ancora oggi. Le sofferenze subite dagli internati sono spesso atroci. Ogni anno, a causa dell'elettroshock, fino a 10 mila persone muoiono, ogni 75 secondi un cittadino nel mondo subisce un trattamento psichiatrico non volontario. Quando si sentono queste cifre, non si può che pensare a un altro olocausto.

Ovunque abbia messo piede la psichiatria, crimini e distruzione hanno avuto il sopravvento. Il nazismo non è che uno dei contesti politici in cui si è insinuata. Persino il braccio destro di Bin Laden, Ayman Al Zawahiri, sarebbe un ex psichiatra, esperto nel lavaggio del cervello, mentre secondo "The Times" Al Quaeda creerebbe kamikaze con l'uso dell'ipnosi, combinata a droghe e dolore. Anche Slobodan Milosevic, che portò avanti la pulizia etnica in Kosovo, fu per 25 anni paziente dello psichiatra Karadzic.

Se possono essere perpetrare simili crudeltà con la psichiatria, il fatto che si stia occupando con tanto interesse dei bambini mi preoccupa. Che ne sarà del loro futuro?




Cosmo de La Fuente (14/01/2006)

Il matriarcato nella famiglia monogenitoriale
di Cosmo de La Fuente
L’iniquità del diritto di famiglia raggiunge la sua apoteosi contemporaneamente alla celebrazione di uno pseudo matriarcato che inferisce il suo attacco mortale fin dall’inizio della separazione legale dei coniugi. All’interno delle aule di un tribunale i protagonisti sono sempre gli stessi; la vincitrice; il perdente; il/i figlio/i vittima/e ; il boia. Esiste una sequenza fissa di funzioni, come ci insegna Propp nella sua ‘morfologia della fiaba’. Ma non è fiaba…è realtà crudele. Un giudice, che il più delle volte non conosce nemmeno la famiglia di cui sta segnando le sorti, non corre rischi, è al sicuro. Egli sa a priori chi sarà il condannato: il padre. Un film di cui si conosce già la trama impietosa. Persino gli assassini della peggiore specie hanno una giuria attenta che ascolta e valuta le prove contro e a favore, ma lo sfortunato genitore non gode di questo democratico privilegio.
E’ un matriarcato sui generis perché la figura del padre non è secondaria a quella della madre ma viene, addirittura, completamente cancellata dalla vita dei figli. Se il termine “matriarcato” non descrive questa situazione, come potremmo allora definire questo mostro di famiglia monogenitoriale originata dal nostro sistema infermo? Siamo di fronte a una curiosa situazione dove una legge “fantoccio” adotta un testo a dir poco ambiguo, che dà e toglie allo stesso tempo e, inesorabilmente, alla fine pretende la scomparsa in vita del padre.
Dopo due anni di riflessioni e di ascolto delle storie più incredibili, mi sono fatto una mia idea. E’ più comodo fare come fanno tutti, il giudice risparmia tempo e si depura da ogni dubbio agendo come tendenzialmente si agisce. Favorire la madre e crocifiggere il padre, questo è il procedimento. La faziosità di questo sistema emerge anche in quei rari casi dove il padre è l’affidatario. Cambiano i ruoli ma la trama è la stessa, anche in quel caso, infatti, il genitore non affidatario viene completamente escluso e privato di qualsiasi diritto genitoriale. A cosa serve una legge sull’affido congiunto quando di fatto non viene mai applicata?
Dobbiamo pensare a una specie di codardia giuridica? Una pusillanimità dimostrata anche dal silenzio dei media, una sorta di tabù impossibile da scalfire. I suicidi, i delitti, le crisi depressive e il dissanguamento economico del padre, malgrado siano eventi causati da questa codardia, non vengono minimamente presi in considerazione.
Immerso in uno stato di demoralizzazione, sfiduciato come tutti di fronte alla realtà dei fatti e angosciato di fronte all’impotenza di chi subisce tale misfatto, ho cercato invano un colloquio col mondo politico.
Perché i nostri politici non si occupano seriamente di questo dramma? Non è possibile che nessuno ci abbia pensato e poi chissà quanti di loro sono stati vittime dei tribunali di famiglia. Ho concluso che anche tra i politici si fosse diffusa la malattia della codardia. Se non riuscivo a trovare qualcuno disposto anche solo a parlarne che speranze reali c’erano di trovare chi volesse metterci le mani?. . Siamo passati attraverso tabù di ogni genere, spesso ingiusti e distruttivi, ma da quello della penalizzazione garantita del padre non si è riusciti ad uscirne fuori. Quando ormai non ci contavo più ho ricevuto risposta dall’onorevole Sandro Bondi e poi un appuntamento. Grato dell’opportunità offertami e conscio dell’importanza che avrebbero potuto avere le mie parole per milioni di persone, ho cercato di rendere il più fruttuoso possibile l’incontro esponendo tutti i dubbi e le ingiustizie subite dai genitori separati dai propri figli. Bondi, che aveva ben presente il testo della legge sull’affido condiviso, ha ascoltato attentamente il mio discorso, pressochè simile ai discorsi che si fanno nelle riunioni delle numerose associazioni. Ha convenuto sul male perpretato ai minori rimasti orfani di un genitore vivo. Un uomo attento e moderato che umilmente, ha dato ascolto a una voce che parlava di dolore generato dall’indifferenza. Pensando ai minori, nel rispetto dei diritti della madre e del padre, l’impegno da parte del portavoce di Forza Italia è stato quello di aiutarci a rendere noto questo dramma attraverso stampa e tv. Il testo della legge sarà nuovamente esaminato: E’ evidente la buona volontà dell’unico partito ancora capace di stare con i piedi per terra e di mettersi controcorrente in nome della libertà, della giustizia e della democrazia. Nessun altro mi ha preso in considerazione. Se il buon giorno si vede dal mattino c’è da domandarsi da quale parte potrebbe giungerci una speranza di giustizia. A me appare palese.
Cosmo de La Fuente
cosmo@cosmodelafuente.com




FABRIZIO Mario (12/01/2006)

Mi fa molto piacere constatare che esiste un sito che oltre che dotarsi di forum, utilizzi questo strumento per realizzare un laboratorio socio-politico culturale .
La mia esperienza di economista mi ha indotto ad uno stato di scetticismo sulla validità delle proposte e programmi politici, ed ancora sulla validità delle nostre università.
Quando mi iscrissi aluniversità, coll'intento di svolgere ricerca in ambito economico politico, economico aziendale e giurisprudenziale ed econometrico e matematico, da subito cercai di rende note le mie teorie ed analisi ai miei stessi docenti universitari, sia esponendole in forma verbale, che scritte in apposite tesine .
Ma i professori ricordo che erano assenti. Anche fisicamente: non riuscivano a dare dignità ai contenuti da me illustrati, nè a concentrarsi .
Prima di ciascuna tesi, esposta quale saggio in modo associato all'interrogazione orale, dell'esame in oggetto, costituii associazioni culturali e fondazioni, atti alla promozione delle mie stesse idee.
Tra la maggior parte degli iscritti, da subito, vi erano altri studenti universitari del mio stesso ateneo, ma mai professori .
Poi l'organismo si "dissolse", per mancanza di adesioni continuative .
Su carta ero anche arrivato a tesserare più di mille membri.
E qualcuna di queste associazioni e fondazioni continua la sua opera ancora oggi.
Li ritengo utili per la diffusione dei miei saggi, in cui illustro le stesse.
Ma purtroppo le case editrici non pubblicizzano tanto i nuovi autori, malgrado io mi sia dedicato anche al giornalismo, al sociale, alla politica ed all'intrapresa economico-produttiva .
Ho cercato di sviluppare comunque canali politici per rendere noti soluzioni di nuovi modelli socio-economici, ma nessun politico ha mai fatto proprie le mie mozioni in programmi od azioni politiche .
Eppure le stesse sono oggettivaemnte utili e risolutive di diverse problematiche .
Credo che ques'anno continuerò nell'opera divulgatrice e di dotare le fondazioni di cui sopra di maggiori strumenti di propaganda.
Ed esprimo da subito la volontà di continuare colla personale opera editoriale, senza trascurare la mia attività imprenditoriale .
Prima di arrivare a svolgere a pieno ed in modo soddisfacente la mia natura di imprenditore, mi sono iscritto a numerosissimi ordini professionali.
Non cerco la valorizzazione, nè una storicità per la mia biografia e per eventuali recensioni, ovvero opioni di enunciare.
Il mio scopo è quello di rendere noto ciò in cui ho lavorato per moltissimi anni, ancora prima di divenire maggiorenne, e che, a confronto con varie realtà ed applicazioni, avrebbero già dato, ovvero potuto dare risultati utili anche ad un' economia nazionale di qualsiasi Stato .
Una di queste mie "mozioni" è stata presentata su http://peskici.blog.tiscali.it - impresso sul post intitolato "Ricominciamo" , ma ne è solo una, poi forse anche altre .
Spero che voi tutti ne prendiate atto e possiate dedicare un dibattitto - anche di matrice promozionale- nel vostro forum, ovvero per quei soggetti che riteniate utili da contattare .
FABRIZIO Mario




Cosmo de La Fuente (20/11/2005)

Bigenitorialità e i diritti dei padri separati

Otto a mamma e otto a papà

Gabriele era nato all’interno di una bella famiglia, almeno, agli occhi degli altri sembrava un gruppo familiare fortunato. Spesso veniva definito ‘figlio di papà’, in realtà, pur vivendo nell’agiatezza, dimostrava essere un ragazzino che non si era mai montato la testa. Aveva chiesto di frequentare le scuole statali e non quelle private perché non voleva abbandonare gli amici di cortile.

Un ragazzino intelligente e allegro, non sapeva cosa succedeva alle sue spalle e che i suoi genitori stavano decidendo di separarsi per incompatibilità di carattere.
Quando i genitori si separarono Gabriele aveva solo dieci anni, e visse nella maniera più triste questa separazione. La sua adorata mamma, la persona che amava di più, si era trasformata in una fiera e, non accontentandosi di togliere economicamente il più possibile a suo padre, era riuscita ad allontanarlo completamente dal figlio,senza nemmeno chiedersi se al piccolo, invece, avrebbe fatto piacere continuare a vedere il suo “eroe”, il suo papà.
Oggi Gabriele è un uomo affermato, quando mi parla degli anni della sua adolescenza, i suoi occhi diventano tristi. Amava sua madre e non capiva perché gli faceva un danno così grande. Spesso si chiedeva come faceva quella donna, che lo aveva cullato e coccolato, a non rendersi conto che gli stava procurando un dolore atroce?

Gabriele è cresciuto senza il suo papà. A quel povero padre sommerso di false accuse e miseri giochi legali è stato negato di frequentare il bambino. Quel ragazzino però non ha dimenticato mai il suo papà, lo scorgeva in lontananza quando come un ladro il pover’uomo andava a vedere suo figlio all’uscita dalla scuola.
L’amore che Gabriele provava per la mamma presto cominciò ad avere due facce: una era il sentimento che lega un figlio alla propria madre, l’altra faccia, invece, si colorava del rancore che sarebbe esploso più in là negli anni.
Compiuti diciott’anni Gabriele fece la valigia e, prima di uscire di casa, disse a sua madre queste testuali parole: “ cara mamma, non discuto il fatto che tu e mio padre vi siate separati, non voglio nemmeno sapere se lui era un poco di buono. Per me era un padre affettuoso e mi hai fatto troppo male, ora, che posso, me ne vado e se otto anni sono stato lontano da mio padre, otto anni starò lontano da te.

Gabriele decise questo e lo fece, andò da suo padre che lo accolse a braccia aperte. Oggi lo raccontano facilmente e quando si parla di bigenitorialità narra la sua storia in piena libertà. Conosco anche il padre e me ne parla apertamente, mentre la madre, che ho avuto modo di vedere, conserva, nello scrigno della sua coscienza, questo peccato.
Cos’ha ottenuto la mamma di Gabriele? Credo che il rancore del figlio non si assopirà mai! Ha goduto del mantenimento del suo ex marito e ha vietato a un essere umano di veder crescere il proprio figlio. Che tristezza!
Care signore che decidete per la vostra vita, per quella dei vostri ex e soprattutto per le vite dei vostri figli, commettete un crimine contro l’umanità. Dittatrici e ignoranti, crudeli e venali, vendicative ed egoiste, imparate dai vostri figli e da quelle donne che intelligentemente si rendono conto che un figlio è una persona a sé, quelle donne dotate di sensibilità che non infieriscono sui bambini privandoli del padre. Un figlio ha una mamma e ha un padre, domani vi ringrazierà di non avergli amputato una parte di cuore.

Cosmo de La Fuente

iscriviti gratuitamente alla newsletter di Cosmo




Cosmo de La Fuente (20/06/2005)

Ancora una volta ho perso il treno (Cosmo de La Fuente)

Mi capita spesso di sentire vicino a me la ‘signora’ fortuna , è talmente vicina da poterla afferrare con una mano,ne sento anche il profumo inebriante ma puntualmente perdo il treno in cui lei sta viaggiando in cerca di qualcuno giusto a cui darsi. La fortuna, il successo e la realizzazione di tutti desideri viaggiano su un treno che regolarmente io perdo pur vedendolo, arrivo in ritardo ,sbaglio il binario o in quel preciso momento non m’importa niente.
Inizialmente me ne dispiaccio, avevo sentito il rumore sulle rotaie, l’odore di ferraglia e l’allegro fragore fischiettante, lo spostamento d’aria mi aveva soffiato sul viso con arroganza, ma l’ho perso di nuovo.
Non credo nella mala sorte e poi chi l’ha detto che non sia meglio così? Tranquillo nella mia anonima esistenza posso passeggiare e fermarmi a osservare una piazzetta di paese, sedermi ai bordi di un marciapiedi e guardare la gente che passa, pensare al mio paese tropicale e sperare di tornarci per perdermi in un posto isolato e tranquillo a contatto con la selvaggia natura.
Cammino con le mani in tasca e rifletto in solitudine, uno sguardo disattento alle vetrine della città e il ricordo di un’infanzia molto particolare nel calore di un paesaggio esotico, ripenso ai miei viaggi continui perché appartenente ad una famiglia che aveva lo spostamento e l’emigrazione nel DNA.
Le mie varie scuole, le persone che ho incontrato e che non ho mai più rivisto, occhi vaganti per il mondo che non vedo più ma che sento ancora vicini.
Dove sarà adesso Estrella la bambina di colore mia compagna di classe in prima elementare?
Sogni e speranze di un ragazzo allegro e timido allo stesso tempo, desideri inespressi e repressi nel più profondo della mia anima, come succede a chissà quante altre persone.
Aspetterò ancora un paio di treni credo e se nemmeno su questi riuscirò a salire, c’è ancora qualcosa che posso fare per realizzare il mio ultimo desiderio. Vorrei ritornare in quel posto, lontano..lontano, non per stare nella solita città ma per lasciarmi vivere nella zona più libera e selvaggia.

Canaima, Los Roques, Los Llanos..ovunque..purchè sia pace e meditazione. Mi tornano in mente momenti esotici e poi altri momenti vissuti in Italia…Tutto miscelato in turbinio di emozioni e di ricordi. So di aver perso i treni della fortuna ma sono sereno, riesco ancora a sentire i vantaggi dell’essere una grande papilla gustativa, una porta attraverso la quale passano e lasciano il segno alcuni elementi naturali. Il profumo della natura con i suoi fiori, il mare e le passeggiate nei paeselli di terre antiche, il calore del sole e lo sventolare delle foglie degli alberi, gli occhi languidi dei cani e il sorriso dei bambini, il pentimento dei peccatori e degli assassini che vogliono cambiare…e che probabilmente ci riusciranno, io invece non riesco a pentirmi.
Ho perso il treno e se ci fossi salito può darsi che non avrei più gustato completamente la vita che mi è stata offerta, chissà se ne sarebbe valsa la pena.
Ho voglia di bere un sorso di sereno e adesso non m’importa se quel treno è passato …io partirò con una destinazione a mia scelta, primo o poi..ma cosa succede? intorno vedo moltissime persone che hanno perso il treno come me, sono agitate e discutono…parlano…si lamentano, sento una voce che dice: “accidenti ho perso il treno e questa volta a bordo c’era..”,pronuncia un nome importante, è una persona che conta, sono allibito anch’io, ecco perché erano tutti così agitati. Ma qui non posso svelare quel nome, magari in privato lo farò. Penso che tra qualche anno metterò su una ‘vivienda’ in Venezuela, non lontana dal mare, per andarci a stare insieme a tutti quelli che hanno perso quei treni e che vorranno aggregarsi. Ci vieni anche tu? Intanto ripenso a quel nome così importante, proprio lui era sul quel treno, chissà chi è stato il suo prescelto….
Cosmo de La Fuente




moretti (30/05/2005)

il labour party inglese sarebbe un esempio di "improbabile riformismo di oltremanica"....mah. più coerente e probabile sarebbe invece il modello riformista del centro sinistra italiano (con o senza trattino?) l'ulivo di prodi, l'asinello di parisi, l'italia di valori di dipietro, lo sdi di boselli..la margherita..già la margherita di rutelli e di marini, de mita mancino..questa sarebbe una "coalizione seriamente progressista e riformista" senza dimenticare ovviamente i ds il partito della svolta non ancora abbastanza socialisti e non ancora abbastanza post comunisti ma sempre abbastanza ex comunisti tutti insieme nella fed..o no?
dall'intervento di aner datato 17 maggio ma pare di aver colto qualche interessante distinguo..forse mi sbaglio. effettivamente rispetto alla storia ed alla tradizione del laburismo britannico molto meglio mi pare la fed una "coalizione seriamente progressista e riformista" il tempo delle patacche è finito...appunto!!! sarebbe ora che il simile tornasse col proprio simile, con buona pace della fabbrica di prodi.




aner andros (17/05/2005)

caro moretti, la tua non mi sembra fame di sinistra, ma fame di potere..l'alternativa a berlusconi non si costruisce certo scopiazzando improbabili riformismi di oltremanica, peraltro in crisi di consenso e di credibilita', nonstante la recente affermazione. Si costruiscono con un paziente lavoro di tessitura tra le parti sociali, di coesione tra mondo del lavoro e istituzioni, tra blocchi sociali prima contrapposti ma che attualmente potrebbe saldarsi intorno a una coalizione seriamente progessista e riformista, sopratutto dal momento che ormai il polo non garantisce piu nessun blocco sociale, ne' dalla parte dell'impresa, ne da quella dei lavoratori, ne' da quella della finanza...
Ma la possibilita' che oggi la storia consegna nelle mani dell'opposizione, si deve rendere attuale e attuabile con tenacia e sopratutto con la nostrana "finesse" politica. Il modello del riformismo continentale, dalla germania alla spagna, deve essere il nostro punto di riferimento. Un sistema di valori forte e una altrettanto forte capace di mediare le spinte opposte, senza per questo rinunciare ne' al libero mercato, ne' alla proprieta' privata, ne all'europa, ne' alla nostra storica affinita' con il mondo anglosassone.
ma non svendiamo un sistema assiomatico che potrebbe essere utilissimo per affrontare le future tempeste: visto sopratutto che erediteremo un paese allo sbando, stremato e lacerato, e una situazione internazionale piu che mai fluida.
Il tempo delle patacche e delle marche false e' finito moretti, e' il tempo della prassi politica ancorata ai valori, e non ci puo' essere modalita' operativa valida senza una valida prospettiva di lungo termine..
e per il resto come diceva il buon weber:"chi vuole una visione del mondo vada al cinematografo."
saluti
aner




moretti (09/05/2005)

"meno incentivi a pioggia la sinistra segua blair" giuliano amato sul corriere di oggi. o amato è diventato di destra oppure vuoi vedere che sono io ad assere più affamato di sinistra che tanti altri semplici antiberlusconiani....mah " non si devono dilapidare risorse incentivando questo o quello senza sapere chi è come potrà avvalersene" sempre il buon amato sul corriere di oggi sarà forse anche lui costretto ad essere poco libero? ma poi che ci "azzeccano" i giacobini? mah




aner andros (05/05/2005)

rispondo al moretti del 17/03 con un po di ritardo...e rispondero' con una sola, lapidaria, terribile frase dell'Emile di Rousseau: "talvolta, in condizioni particolari, bisogna costringere gli uomini ad essere liberi".
la critica e' pacata quando il clima non e'quello di una mergenza pre weimeriana...siccome deo gratias assistiamo al crepuscolo degli dei, dopo aver assistito a quello delle idee, allora val la pena tirar fuori la sincerita' del nostro vecchio giacobino(?) di ginevra..e ribadire con forza... "Talvolta...in condizioni particolari, BISOGNA COSTRINGERE GLI UOMINI AD ESSERE LIBERI
Il sofisticato pseudo salottierismo malinconico del nostro Moretti pentito di sinistra e affamato di nulla, lo lasciamo a quando questo paese tornera' a quote piu normali (come diceva un altro vate..ma questa volta scoprite voi chi e'..)
un saluto




moretti (22/04/2005)

certo che si può anzi in alcuni casi si deve e si dovrebbe farlo in maniera coerente strutturale fisiologica. Si può e si deve licenziare quando per esempio si considera il posto fisso (magari statale) svincolato da ogni controllo e da ogni obbligo di produttività quando non si lavora scientemente pur percependo lo stipendio, quando si pretendono diritti senza riconoscere i corrispettivi doveri.
il problema è antico nel nostro paese, non esistono criteri di meritocrazia lo stato è stato considerato come una sorta di vacca da mungere senza fine dai singoli lavoratori e da tanti geniali imprenditori che sono sopravvisuti solo grazie a continue prebende statali, molti geni della finanza italiana hanno avuto per anni l'abitudine di privatizzare gli incassi e pubblicizzare le perdite scaricandole sulle casse dello stato.
certo che si può si deve per rispetto e senzo di giustizia licenziare quando non si merita di lavorare....discorso difficile magari da approfondire considerando che il welfare state in italia è stato tanto slabrato da trasformare in alcuni casi i diritti in privilegi.....




adriano (17/04/2005)

Io invece non sono comunista caro moretti, non sono di sinistra e preferisco non considerarmi un intellettuale.
Eppure non mi sono calato le braghe difronte a questo imprenditore (capace, eh!) che 11 anni or sono per proteggere i propri interessi imprenditoriali, minati dal crollo del vecchio sistema di governo, ha pensato bene di fare il politico.
Il problema è che una nazione non si può gestire come una impresa privata, non puoi licenziare, mandare in mobilità, tagliare i costi come in una impresa privata, non si può.
Puoi condizionare l'opinione pubblica con strumenti di marketing, trattando gli elettori come dei consumatori ma dopo un pò questa strategia ti si rivolta contro.
Il meschino non lo sapeva o non lo voleva capire o non era in grado di capirlo, probabilmente la pletora di yesmen di cui si circonda(va) non aveva le capacità, le conoscenze o l'interesse a spiegarglielo.
Ora siamo al redde rationem, per il bene dell'Italia mi auguro sia cosa breve.




moretti (09/04/2005)

non credo sia colpa del tuo intellettualismo sinistrorso a questo punto mi pare vidente che il livello di consenso nell'attuale governo italiano abbia subito un drastico ridimensionamento. bisogna prenderne atto. credo sarebbe interessanete ragionare sulle cause effettive di tale ridimensionamento e sopratutto sugli scenari possibili che a questo punto si delineano...
a proposito io sarei comunista o almeno lo sono stato per tutto il tempo in cui è stato possibile esserlo, caro adriano. ero nei comitati di fabbirca e nelle piazze negli anni 70' ed è stata dura ammettere di essere stato a volte dalla parte sbagliata non per questo mi sento colpevole.




adriano (26/03/2005)

Caro moretti, mi viene naturale scrivere "poche idee ma confuse".
Sarà colpa del mio intellettualismo sinistrorso se non riesco a vedere il consenso dei consumatori nei confronti dell'attuale governo italiano. Consumatori eh, non popolo!
Adesso scusami, devo andare a cucinare un bambino... si sa, noi comunisti....




moretti (24/03/2005)

per livello di consenso intendo: livello di consenso, mi verrebbe naturale cercare di spiegarmi meglio ma sarebbe inutile ho scritto in italiano e non mi va di entrare in uno dei soliti giochini di intellettualismo sinistrorso.
può anche non paicere e non è detto che a mepiaccia ma non si può non registrare che attualmente il governo italiano è quello che nei confronti dell'opinione pubblica del proprio paese a livello europeo si trova forse meglio, mi riferisco ai governi uscenti naturalmente.
considerando l'intervento in iraq, la recessione economica internazionale l'intervento in afganistan l'attacco alle torri gemelle l'esplosione dell'euro ed ammeniccoli vari ..si potrà anche pensare che porti male ma non si può negare che questo governo dimostri un ottimo grado di resistenza...




adriano (20/03/2005)

moretti scrive: "l'attuale governo in carica è quello che mantiene il più alto livello di consenso..."
Cos'è il "livello di consenso"? Come si misura? E' misurabile? Si rileva con l'auditel, forse?




moretti (17/03/2005)

caro aner,
mi sembra sinceramente che il tuo livore anti-berlusconiano sia fin troppo sdradicato da una riflessione pacata che invece lo "strano" intervento di Cosmo potrebbe sollecitare. scadere in una logica da tifoseria spicciola legata all'unico obiettivio di vincere, mettere in testa agli italiani le proprie convinzioni secondo cui si sarebbero "stufati" mi sembra davvero puerile, non solo anche superficiale perchè comunque la si pensi l'attuale governo in carica è quello che mantiene il più alto livello di consenso rispetto agli altri in carica il chè vuol dire che poi gli italiani tanto stufi non sono.




anèr andròs (29/01/2005)

Mi spiace COSMO..ma se pure non si stufera' Silvio si sono già stufati gli italiani che con sommo rincrescimento tuo e di Bondi...rimasti gli unici due benedettini di culto arcoriano, hanno saputo emanciparsi dalla melassa che ci ha avvolto da anni, ed hanno aperto gli occhi.. sperando che non sia Schifani il primo che gli si parerà davanti..
un saluto di pace amore e comprensione estrema...andra' meglio con il prossimo Santo..vedrai!
aNDREA




cosmo de la fuente (10/01/2005)

italiani...popolo autodistruttore

Premetto che pur se nato in Venezuela, dove ho trascorso anche la mia fanciullezza, sono figlio di italiani emigrati.Non appartengo ad una famiglia ricca.
Ho girato parecchio il mondo, non dirò qual è il mio mestiere onde evitare che si dica che mi voglio far pubblicità. Ho constatato che gli italiani amano distruggere tutto quello che d'italiano diventa il simbolo nel mondo.
Parliamo di musica, di automobili, di vini e parliamo anche di Silvio Berlusconi.
Un uomo che con tutti i difetti che può avere un essere umano ha dimostrato di interessarsi a quest'Italia. Ovvio ci sono anche i suoi interessi, e chi non ne ha? Forse non ne hanno i signori della sinistra? Tutti desideriamo possedere como lo desiderano anche loro, i quali, proprio come Berlusconi hanno proprietà private e yachts ormeggiati in Sardegna, a Portofino e a Montecarlo. Forse i comunisti vincendo il superenalotto non investirebbero i loro soldi? Li dividerebbero proprio con tutti?
(Che bello essere comunisti così).

Inoltre vorrei dire che Berlusconi ha dimostrato di essere uno Statista d'eccezione, ammirato in tutto il mondo. Odiamo l'America noi, ma usiamo Internet, come mai? Odiamo tutto quello che dimostra di essere dinamico e tecnicamente avanzato, ma rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare invece di stare sempre a dire peste e corna di tutti quelli che invece si danno da fare.
Non riusciamo ad essere coerenti con quello che diciamo.
La violenza psicologica che sta facendo la sinistra in Italia è qualcosa di assurdo, da oggi non mi nasconderò più dietro a un paravento perchè bisogna nascondersi se si apprezza Berlusconi. Non vedo il perchè, se tu comunista non ti vergogni perchè lo devo fare io?
Viva Silvio, che modernizza e rende laboriosa un'Italia troppo spesso massacrata dalla mollezza delle sinistre che sanno solo distruggere e non edificare; che sono caratterizzate soltando dall'invidia e dalla pochezza. Ma cosa vogliamo un mondo insignificante e nelle mani di chi?
Del mondo arabo forse?
Non faccio nomi ma anch'io sarei tentato di scagliare sulla testa di certi personaggi goffi e grassi della sinistra non un cavalletto fotografico, bensì quello che si usa in atletica, ma mi contengo. Guai se un simpatizzante di Forza Italia avesse colpito per esempio Prodi, ci pensate? Apriti cielo.

Voglio concludere dicendo che Berlusconi è sicuramente attento ai propri affari (come lo siamo tutti dei nostri) ma contemporaneamente, deve occuparsi anche degli affari italiani in genere e se gli affari in genere vanno bene aumenta il lavoro, molto semplice..come facciamo a non capire questo?
Basta di questa caccia alle streghe che dimostra soltanto la debolezza della sinistra che non ha più argomenti, smettiamola di sprecare le nostre energie a colpevolizzare in questo modo sempre e soltanto una persona. L'Italia è malata da tempo, da quando era governata da altri, Silvio è soltanto un inizio di cura che può dare i suoi frutti ma lasciamolo lavorare. Le antipatie possono esserci ovvio, anche a me stanno antipatici da morire due o tre personaggi della sinistra ma non per quello vado in giro a spaccar loro la testa.

Grazie Silvio, non stufarti ti prego
Cosmo de La Fuente

Clicca qui per scrivere nel FORUM
Leggi il FORUM 2003/2004
Leggi il FORUM 2001/2002
 

Ritorna all'indice