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antonio (17/12/2002)

caro andrea chiedo scusa, non posso fare altro, anche io potrei dire che impegni e cose di questo genere mi hanno distratto ma sarebbe solo una scusa, ti ringrazio però per essere riapparso e mi scuso ancora per essere scomparso (fa pure rima) spero che il tuo intervento possa contribuire a riprendere l'entusiasmo.
anche per me è un pò come tornare a casa e devo dire che lo trovata esteticamente più pulita, ho seguito leggendo ogni tanto i forum ma a differenza tua ste poesie non mi piacciano proprio ma tant è con la promessa di farmi sentire al più presto un abbraccio




Riccardo (08/12/2002)

Caro Andrea,
come si fa a non gettarsi nell'onirico quando la realtà è un presidente del consiglio che consiglia ai lavoratori in cassa integrazione di lavorare in nero?
Cosa consiglierà quando non ci sarà pane? Di mangiare brioches?!

Ne "Le memorie di Adriano" della Yourcenar c'è una frase che ho fatta mia da tempo:
"Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire."
Io non posso fondare biblioteche (e potendo non lo farei) ma posso arricchire la mia personale e rinchiudermi al suo interno al riparo da quell'inverno che è già giunto.




andrea lambiase (28/11/2002)

carissimi tutti,
in special modo Antonio, che non si fa più sentire, e il buon Riccardo che in questo è suo sodale..è passato molto tempo dall'ultima mia collaborazione scritta con la rivista, di cui sono stato, e me ne vanto, uno dei fondatori e dei redattori:talvolta si prendono delle curve che ci levano la visuale su quanto ci appare familiare, ma che è inevitabile fare per poter proseguire lungo una strada che si vuole percorrere o si deve percorrere. I miei impegni mi hanno portato lontano dalla rivista, ma sarebbe vile e falso addebitare solo a questo la mia prolungata assenza..in realtà forse sono andati affievolendosi certi stimoli che mi avevano viceversa portato a dare molto di me in questa rivista, e più prosaicamente altre collaborazioni scritte e i miei impegni universitari, mi hanno sottratto ulteriore tempo.
Oggi ho deciso di riaprire il sito, di connettermi di nuovo non senza qualche emozione e imbarazzo, come uno di casa che mancando per molto tempo e senza avvisare nessuno, improvvisamente riappare sulla soglia, timoroso e pieno di alibi e giustificazioni.
Ho notato con scarsissima soddisfazione che il sito ha perso un pò di verve, e come spesso accade per le riviste politiche e in generale per il dibattito teorico politico contemporaneo, all'insoddisfazione per il presente si risponde con il ripiegamento estetico nell'onirico e nell'immaginifico..il che va anche bene, ma non quando la metafora diviene essa stessa sostanza, perdendo il suo ruolo simbolico, e assumendo il ruolo di nebbia che oscura e allontana la realtà della prassi e della teoria politica..in fondo anche il buon Marinetti per riscattare e dar seguito ai suoi versi sparò realmente, oltre che dalle pagine dei suoi libri, come il buon Soffici o il buon Papini davano seguito ai loro pugni metaforici con memorabili scazzottate nei caffè..
Dunque, recuperiamo un po di verve, non lasciamo che la realtà della storia marcisca sotto una coltre di versi patinati..
Detto ciò, ammiro profondamente i poeti del forum, che hanno una forza evocativa enorme, e soprattutto un vocabolario raffinato e ampio per poterla esprimere con pienezza..mi ricordano certi versi alcune pagine oniriche e stupende del mio amato Borges, sul quale ho scritto ampiamente su questa stessa rivista.
Dunque sono di nuovo qui, per quello che puo valere e contare l'esserci, in un mondo nel quale conta forse più il lento dissolverci.




cesare romeo (21/11/2002)

invece di continuare a parlare dell'attacco agli usa vi siete accorti dell'attacco degli usa




francesco (08/10/2002)

sono un amico di roberto, mi ha fatto vedere il vostro sito e sto forum, premetto che non la penso come lui, avrei però una domanda da fare ai poeti che circolano sul forum..... dove la comprate?




roberto (03/10/2002)

massimiliano non risponde va bene così vuol dire che chi tace....




roberto (27/09/2002)

il messaggio di ieri lo scritto io pubblicatelo ed aggiungete sempre in risposta a massimiliano che siamo ben felici di ospitare lui e gli altri come lui antidemocratici nel nostro sistema dove anche loro grazie a noi possono parlare ed esprimersi anche se sanno solo sputare nel piatto dove mangiano, sono benvenuti lo stesso questa è la democrazia questo è l'occidente e agli aspiranti telebani del cazzo pacifisti per convenienza diamo comunque il benvenuto




roberto (26/09/2002)

l'essenza della democrazia è proprio questa il voto di uno è uguale a quello di ogni altro, anche quello degli ospiti. Perchè vedi caro riccardo quelli a cui fai riferimento tuo come molti altri sono ospiti della democrazia, non la capiscono non la sentono non l'accettano gli va bene solo quando vincono altrimenti diventa un sistema che fa schifo da combattere ed abbattere. Pensi davero che avremmo assistito agli stessi disordini con la stessa intrensità , a tanti girotondi e via dicendo se avessero vinto loro? io credo proprio di no. Hanno perso e non lo accettano perchè non sono capaci di farlo, è questa scarsa cultura democratica che unisce tante realtà diverse in un'opposizione contro. Sono tante queste realtà, pensaci, ma saranno comunque sempre meno sempre minoranza




Riccardo (26/09/2002)

Caro roberto d'accordo su tutto, penso tu sappia benissimo che per determinate persone assalire con il volto coperto una camionetta dei carabinieri sia una cosa buona e giusta.
Se poi un carabiniere spara (per difendersi) e uccide allora fa parte di un sistema di merda antidemocratico.
Per me l'unica cosa antidemocratica e' che il voto di persone come giuliani e massimiliano valga come il mio ed il tuo.




roberto (25/09/2002)

Non sono un tuo compagno ne credo tuo lo sia veramente comunque riguardo a giuliani credo sia il momento di smetterla. E' morto perchè durante una manifestazione ha deciso di indossare il passamontagna ed assalire una camionetta dei carbinieri, è morto per questo solo per questo. Poi certo esistono mille argomentazioni e distinguo e tanti profeti dei ma e dei però, e certo se il poliziotto fosse stato più esperto magari non sarebbe successo, dunque, la responsabilità di chi ha mandato in prima linea un ragazzo è evidente, ma Giuliani non è morto per questo, è morto perchè col volto coperto durante una manifestazione ha assalito una camionetta dei carabinieri. E credo valga anche la pena ricordare che non era un black block....




massimiliano (18/09/2002)

mi è stato detto di dare la colpa della morte di Giuliani a chi stava a comandare i poliziotti..la colpa è del sistema di merda antidemocratico in cui viviamo..e comunque carlo è morto, e con lui una parte di me. Hasta Siempre compagni.
tk1d@libero.it




anonimo (06/09/2002)

cercavo da tempo di capire o mi ero fatto delle idee delle opinioni le avevo cambiate diversificate mi ero posto come molti da estraneo di fronte alla questione dello scontro arabo israeliano confesso di averlo seguito anche molto nei dettagli informandomi approfondendo di opinioni ne avevo sentite tante. per caso oggi mi sono imbattuto nell'articolo dia andrea lambiase che ritengo semplicemente esemplare è probabilmente la migliore panoramica su una realtà tanto complessa quanto drammatica.
La potente spinta laica che traspare dalle sue parole mi ha colpito e credo che molti dovrebbero riflettere sulle sue parole.




lisa (24/06/2002)

Salve
mi chiamo lisa, veneta.
la mia domanda è singolare, ormai la mando nella rete ovunque immagino possa trovare riscontro: tempo fa lessi alcuni versi di J.L.Borges, senza sapere da quale poesia provenissero.
li ricordo ancora, ma ahimè ancora non conosco altro...
li trascrivo, convinta che siano perfetti anche se incompleti...e vi ringrazio se saprete aiutarmi.

.... Si devono levare fra il mio amore e me,
trecento notti
come trecento muri
e sarà il mare una magia fra noi ...
Oh sere meritate con la pena,
notti con la speranza di guardarti,
campi della mia strada,
firmamento che io vedo perdendo ...
come il marmo
assoluta
farà tristi altre sere
la tua assenza ...

lisa
talislu@inwind.it




antonio ambrosio (24/04/2002)

le citazioni sono sempre di moda ma sinceramente in questo caso mi riferisco a quella di candido non credo proprio ci azzacchi una beneamata mazza.




david menahem (24/04/2002)

l'articolo di Lambiase e davvero molto bello...e io che credevo che scrivesse solo quelle cose barbose sulla filosofia..complimenti..hai un gran coraggio!!!




Candido (23/04/2002)

Molto interessante l'articolo di Lambiase, peccato che non abbia capito una mazza. Io, beninteso, non lui. Lui ha capito che può dire:"Sono ebreo!" ed allora tutti zitti... oppure tutti a dargli dell'assassino.
Io preferisco ignorarli e coltivo il mio giardino; come scriveva Guido Gozzano:
"E mi fan pena tutti, contenti e non contenti, tutti pur che viventi, in carnevali e in lutti."




Roberto canfora (23/04/2002)

Ho letto con estremo interesse l'articolo di lambiase e credo sinceramente che sia un grande esempio di onestà intellettuale. Mi auguro che riflessioni come queste trovino lo spazio che meritano in una marea di ovvietà, di squallide solidarietà. Mi auguro davvero che si possa superare l'inaccetabile infantilismo che ha portato molti a schierarsi contro chi si schierava dall'altra parte facendo diventare scontro di parte anche la tragedia medioorientale. Non è giusto è un'attegiamento talebano che si basa sulla volontà di sconfiggere gli altri di superarli, di avere noi ragione e loro torto. E'sinceramente stupido inaccetabile.




Franco (12/02/2002)

ritengo che le osservazioni di andrea bonito circa la riforma scolastica siano particolarmente pregnanti non entro nel merito delle critiche sollevate da andrea che comunque in parte condivido mi limito ad osservare che questa riforma finisce per completare quella dell'università varata nella scorsa legislatura. E' un caso emblematico di quanto a volte e su certe materie siano sfumate le differenze tra due fronti politici che spesso, soprattutto in alcuni casi, mi sembrano invece convergere fino al punto di sovrapporsi.




C.O. (31/01/2002)

Bravo Andrea. con stima Claudio Orlandi




Andrea Bonito (29/01/2002)

PROGRESSO VILE MECCANICO

Blaise Pascal pensando disse: “Tutto quello che si perfeziona con il progresso, perisce anche con il progresso.Tutto quello che era debole, non può giammai diventare assolutamente forte. Si ha un bel dire “ E’ cresciuto, è cambiato”; è anche lo stesso”.

Abbiamo bisogno di una riforma della scuola ? Secondo me si. Credo infatti che la scuola di oggi, così come è nata dal vecchio progetto gentiliano, debba dare delle risposte nuove ad una società come quella di oggi, tanto cambiata negli ultimi dieci anni. E’ necessario che il livello medio di istruzione venga innalzato portando l’obbligo ad almeno sedici anni; è tempo che la scuola, diventi un laboratorio multiculturale in grado di accogliere e valorizzare le diversità, di cultura e di religione che hanno messo in crisi le norme del concordato sull’insegnamento della religione cattolica. Infine credo che una riforma dovrebbe riqualificare la scuola pubblica e poi chiarirne i rapporti con quella privata ora che l’autonomia scolastica di fatto rischia di rendere sempre più sfumate le differenze tra i due servizi.

Sono convinto che il progetto di riforma Moratti affronti solo in parte questi punti. Non si affronta per nulla il problema della multiculturalità. Il ministro prevede poi di innalzare l’obbligo scolastico, ma ha incentrato l’offerta formativa essenzialmente sulla introduzione al mondo del lavoro, tralasciando la funzione istruttivo-cognitiva dell’insegnamento; per far rientrare i conti nelle casse dello stato ha tolto un anno al piano dell’istruzione media superiore. Infine prevede l’equiparazione tra l’istruzione pubblica a quella privata semplicemente rinunciando ad un piano di progettazione e di finanziamento del pubblico (ci si avveda che provocatoriamente la Moratti oggi presiede il ministero dell’istruzione e non il ministero dell’istruzione pubblica).

Trovo che la proposta Moratti, così come è stata elaborata dal GRL (gruppo ristretto di lavoro, presieduto dal prof. Bertagna), se da una parte afferma la distinzione tra informazione e formazione, di fatto porti ad un assurda negazione del bisogno di istruzione come naturale sete di conoscenza. E questo dovrebbe farci pensare; frequentiamo un liceo nel quale l’insegnamento direttamente spendibile in una qualsiasi attività lavorativa post-maturità è pressoché inesistente; le materie che studiamo, in un mondo così tristemente progredito come quello in cui viviamo, potrebbero essere utili oltre che nella vita a una sola attività: l’insegnamento. Una attività che oggi e un domani soprattutto, sarà purtroppo sempre più sottovalutata. Seneca un tempo scrisse: “Homines dum docent discunt”. Eppure l’insegnamento sta perdendo quel suo così importante fine di formazione dell’individuo in quanto uomo e donna e non, utile, vile meccanico (Manzoni).

In questi giorni, leggendo i fogli del progetto Moratti, pieni di frasi fatte che così volgarmente sono state utilizzate a fini di propaganda politica, mi chiedevo se in questa riforma ci fosse ancora spazio per una scuola che ci insegni a pensare, per una scuola che ci dia la possibilità di essere e-ducati dalla frenesia del progresso e che non sia solamente puntata alla formazione di lavoratori ma prima e soprattutto a quella di persone. In quei vuoti fogli si predica quella tanto fortunata “specializzazione negli ambiti lavorativi” il cui scopo dovrebbe essere, dicono, di settorializzare la conoscenza in modo da approfondirla attraverso un lungo corso di studi. Ma io mi chiedo se oggi non sia un male, vista anche la facilità di licenziamenti promossa ultimamente dal governo Berlusconi, formare dei giovani e prepararli a svolgere un’ unica attività lavorativa in un arco di anni nel quale, la richiesta di addetti ai lavori specializzati può facilmente cambiare.

D’altra parte non posso che sorridere, non posso che essere ironico di fronte alle motivazioni che traspaiono da questi e da altri punti della riforma; si parla di Europa, di uniformarsi a modelli privatistici americani nei quali i costi per la scuola vengono coperti da aziende il cui unico fine è di trovare dipendenti e buoni consumatori. E davvero mi risulta inquietante il disegno pedagogico del progetto Moratti e me ne rattristo.

Riduciamo la nostra vita al semplice bisogno di beni materiali che acquistiamo lavorando e per questa animale necessità che ci assale perdiamo il vero fulcro della nostra esistenza. Quanta amarezza c’è in queste parole, quanta in questa progredita società.

Andrea Bonito, VE del liceo classico Paolo Sarpi di Bergamo.




assidua (28/12/2001)

Dulcis in fundo: "E' nella realtà religiosa greca che và compresa il dualismo dionisiaco-apollineo".
Ma forse l'autore di questo forbitissimo articolo ha scritto sotto effetto di invasamento bacchico?
Beh, lascio a voi le correzioni sulla terza persona singolare del presente del verbo andare e sulla concordanza (suppongo ad sensum) di un soggetto maschile (dualismo) che si trasforma orgiasticamente in femminile per solidarietà con la realtà religiosa greca...
Buon Anno a tutti e non esagerate con Bacco!




(28/12/2001)

vorei schrivere tue riche anc'io..
percè cassidua ci ha raggione a coreggervi tuti...cuando cualquno vole dire chualche cosa celo deve dirre coreto in itagliano, sennonon si chapiscie gniente e la ggente poi va dar gabbibo che al meno sa l'itagliano corente..o coerente??boh..
infati succome le idee cell'anno tutti, solo chi le dice bene vince...per cuesto chi non a pottuto studiare conta come il duo di chiappe cuando regna bastioni, e alora poi si lameta, e alora poi si fa le rivoluzzioni,si fa le cane, le sirinche, che sono brute, cara parassidua..infatti c'ai raggione...
io infati ho parato l'itagliano perche cosi c'onto qualcosa...no come quei profesorrini gnoranti di questa rivasta...illambulatorio..
grazzie ressidua che c'impari quarcosa a pirlotta, a claudio..mornadi, morandi, burlandi..boh?? a cuell'altro, il giudicce d'ambrosio, a puzzi faldone, e pure a cuell'altro grecio..che manco sa che il meticcismo grecio è un fato de razza, no de religghione..che gnuranza!!!mama mia!!poffarbaffo!! perdincidavinci!! eco perche mi sfoco su queste paggine telemetriche di guida navicata sulla retta internient...perche pure cuell'altro..vespasiano, auregliano..cuello mi sembra un altro racazzo ammoto, che mpara l'itagliano e scrive bele riche..vuote, ma bele.. sparo che questo picolo rimproperio che vi o fato lo capite, enun fate piu i presunti untuosi che fate sempre su questa bela rivista..illavoratorio.netto vi saluto indistintamente...

ANDREA LAMBBIASE

P.S.(I) tratate melio la maestrina dal pene rosso, e purè Vespasiano, che ci manca che non volete bbene a li omini (e le done) con la testa al posto..seno poi io divento interventista uno altra volta e vi sistemo in quattro e otto!!!




Benedetto (27/12/2001)

Complimenti per quell'articolo su San Francesco. veramente divertente.Il sito però è onestamente un pò spento. Alcuni articoli sono interessanti ma la struttura della rivista potrebbe migliorare.
In Bocca al Lupo




gianni creola (25/12/2001)

ho scoperto casualmente questo sito a dir poco ambiguo, non capisco se la mancanza di un qualsiasi tipo di forma sia voluta o piuttosto il risultato di un'accozzaglia casuale, comunque....devo ammettere che ho trovato divertente il forum anche se forse non credo sia più il caso di titolarlo attacco agli usa o no?




assidua sempre più delusa (20/12/2001)

Ma per cortesia, non ostentate la cultura classica, se ignorate le nozioni basilari dell'ortografia! Mi è bastato leggere qualche riga dell'ampolloso articolo sul misticismo greco per scovare un "né" accentato che non è affatto una negazione (!) e diverse virgole che separano il soggetto dal predicato! Non sono andata oltre, perché mi è bastato inorridire alle prime battute e poi se avessi proseguito la lista sarebbe diventata troppo lunga.
E non mi dite che questa è la foga della scrittura...

PS: Avrei fatto bene a non proseguire nella lettura, perché subito mi è balzato all'occhio dell'altro. "Dà", voce del verbo dare richiede l'accento. Mentre "da", prepozizione semplice, no!!!
Ebbene Nietzsche penso voglia "dare" un'interpretazione. Ma cosa importa, del resto conta molto di più fregiarsi di letture colte. E poi Nietzsche è sempre Nietsche, giusto??


Claudio O. (01/12/2001)

Scusate, ma credo sia opportuno che la rivista prenda una posizione in merito all'azione dell'attuale governo. Non solo, come è giusto che sia, rispetto alla politica internazionale, ma più precisamente in materia giurisdizionale. Io personalmente avverto un "disagio" quotidiano, che cresce fastidiosamente, nel vedere l'immobilismo di un centro-sinistra (?), così come, campioni del liberalismo post-comunista, giustificare la barbarie occidentale contro quella orientale.


Lorenzo Pirrota (01/11/2001)

Con tutto l'affetto per il sonnolento Aureliano non riesco a capire dove vada l'accento in "un'ancestrale cultura". Capisco l'apostrofo ma l'accento proprio no. Credo che ci sia una sola cosa più fastidiosa dei professorini con la penna rossa: i professorini che correggendo fanno errori da matita blu.

Rinnovo cmq le mie scuse ad Assidua


Aureliano (28/10/2001)

Brava "assidua" per aver corretto l'(o)rrore di Pirrotta!! Ovviamente "un'ancestrale cultura" si scrive con l'accento. Non l'avevo notato, mi ero addormentato prima di arrivare a quel punto dell'articolo.


Lorenzo Pirrotta (28/10/2001)

Cara Assidua,
cerco di dare alcune risposte alle tue domande. Cominciamo dalla più imbarazzante. Un'ancestrale cultura ellenica si scrive con l'apostrofo. Questa è una verità innegabile. Mi sono sbagliato e chiedo venia. Non nego l'evidenza, non posso, e ti dirò che mi capita spesso. Preso dalla foga e dall'entusiasmo della scrittura non digito un apostrofo o una lettera o qualcosa d'altro.
Sono andato a rivedere l'articolo l'errore è all'inizio e ciò nonostante mi sfuggì quando lo rilessi per correggerlo. In ogni caso mi farebbe piacere se tu accettassi di continuare a leggere l'articolo fino in fondo e mi dicessi cosa ne pensi. La mia posta è
lopirrot@tin.it.

Le risposte alle tue osservazioni sulla rigidità della rivista potrebbero essere le più varie e forse la tua critica non è del tutto infondata. Ma una cosa vorrei dirtela, noi ci divertiamo ci piace scrivere, anche se qualcuno fra noi sbaglia gli apostrofi, e un giornale cartaceo ci costerebbe l'ira di Dio ed avrebbe una diffusione insignificante.

Ciao Lorenzo


assidua (19/10/2001)

Dopo aver visitato piu' volte il vostro sito, vorrei sottoporvi qualche domanda:
Pensate che sia agevole, a video, la lettura dei vostri interminabili, prolissi articoli?
Quale sarebbe il valore aggiunto di un sito come il vostro, rispetto ad una tradizionale rivista cartacea? Cosa cambia per l'utente che deve subire la rigida fruizione lineare? Quale il grado di interattività offerto? O forse non avete resistito alla tentazione di essere anche Voi immortalati nella rete mondiale?
Vi siete accorti che le sezioni del vostro sito sono compartimenti stagno che non dialogano tra di loro in nessun modo? O forse il narcisismo di ognuno ha avuto il sopravvento?
Un'ultima cosa: per cortesia, direste al collega che cura la sezione letteraria che "un'ancestrale cultura ellenica" si scrive con l'apostrofo?
Grazie e buon lavoro


Antonino De Lorenzo (11/09/2001)

Prima di tutto vorrei fare i complimenti ai ragazzi della redazione per l'ottimo lavoro svolto fino ad ora.
Ritengo che gli articoli pubblicati siano di enorme interesse. In particolare ho trovato estremamente interessante l'articolo di giovanni di bartolomeo dal titolo "lo stato sociale, la flessibilita' e la nuova Europa", mi trovo d'accordo con la sua analisi dei pro e contro l'introduzione di un mercato del lavoro pienamente flessibile. Credo che il sistema economico di un paese o di una comunita' sia la sintesia del percorso storico-culturale di una civilta', pertanto, viste le differenze esistenti tra la storia e cultura europea e quella americana, trovo sbagliato emulare in tutto e per tutto il modello di sviluppo americano, in quanto si andrebbe ad applicare in paesi, come l'Italia, che provengono da una storia completamente differente da quella statunitense.

Cio' non toglie che una piu' efficiente gestione dello stato sociale e l'introduzione di una flessibilita' "sostenibile" possano apportare effetti benefici sull'economia comunitaria ed in particolare su quella del Sud Italia.
L'argomento trattato da Di Bartolomeo e' estremamente interessante ed allo stesso tempo compleso, pertanto spero che l'autore dell'articolo voglia approfondire tale tema che ultimamente sta infuocando la politica economica nazionale e comunitaria.
Grazie per la cortese attenzione e complimenti ancora a tutta la redazione!


guido po (19/08/2001)

ho letto con molto interesse l'articolo sul gioco è un'argomento interessante che spero approfondiate, io confesso che in ufficio passo ore a giocare ( lavoro in privato) meglio specificare. Credo per esempio che sarebbe simpatico approfondire il rapporto tra gioco ed espressività non solo artistica anche quotidiana e perchè no sessuale. e poi si può considerare il gioco solo come evasione o anche come perversione, distorsione della realtà o addirittura rifiuto?


Messaggio non firmato  (14/07/2001)

Non credo che gli studenti universitari che hanno protestato per la questione della riforma siano tutti guidati da qualcuno, ritengo, invece, che la maggior parte di loro abbia manifestato consapevolmente, sicuro che fosse suo dovere farlo. Tra l'altro va considerato che la protesta è stata portata avanti da studenti di ogni colore politico, anche se poi qualcuno ha conquistato maggiore visibilità, ma la cosa di per se non mi sembra tanto criticabile, in piena campagna elettorale ci può stare. Inoltre, bisogna considerare che in effetti la questione della riforma è stata parecchio trascurata in gran parte "coperta" dalla vicenda dell'aumento delle tasse.

D'altra parte però è anche vero che una parte degli studenti protesta per protestare inseguendo un'altro 68 da raccontare ai figli, per esempio: non so quanti abbiano poi davvero letto il decreto attuativo della riforma e quanto siano realmente informati sulla vicenda e sulle sue conseguenze.Al di là di tutto questo ritengo comunque che la protesta è bene che ci sia stata, in questo caso ed in qualsiasi altro. Infatti,anche irrazionale non conscentemente motivata o filosoficamente supportata, credo che sia fisiologica ad un qualsiasi stato democratico. Senza contare che da sempre questa dimensione (quella della protesta) è legata soprattutto nei suoi aspetti più irrazionali alle generazioni più giovani. Ritengo inoltre che alcune forze politiche, quelle a cui si riferisce forse Yan, nel cavalcare la protesta cosa che indubbiamente fanno, svolgono comunque un ruolo importante per la salvaguardia delle regole democratiche, infatti partecipando alla protesta qualunque essa sia riescono a controllarla ed a costituzionalizzarla. Con la loro partecipazione logicamente interessata fanno si , che elementi propensi ad intraprendere percorsi alternativi ed eventualmente eversivi vengano ricondotti all'interno del sistema. Il prezzo da pagare è un pò di publicità per qualcuno e qualche voto in più a qualcun'altro. Lo si può accettare.

Sinceramente però e Claudio immagino debba saperlo visto che frequenta la mia stessa facoltà è indiscutibile che tra gli studenti ve ne sia qualcuno dagli orizzonti diciamo così un pò limitati, qualcuno che da dopo le elezioni e la vittoria della CDL pensa che non si debba più parlare della riforma perchè nonostante ritenga che questa faccia schifo è altrettanto certo che se la CDL ne facesse un' altra, quest'ultima sarebbe sicuramente peggio. Ora mi paiono evidenti i limiti di un simile atteggiamento è come dire: mi tengo una cosa che mi fa schifo creata da chiunque esso sia piuttosto che qualcosa di diverso magari migliore creata da un governo che a me non piace. Non solo all'obbiezione che magari il nuovo governo possa solo sospendere l'attuale riforma o magari proporne una migliore, sempre questo qualcuno risponde che sarebbe peggio ancora; guai, infatti, se la CDL facesse quacosa di buono e quindi non bisogna più parlare della riforma per non offrire al nuovo governo l'opportunita di riparare al guasto fatto. I limiti di tale impostazione mi sembrano evidenti. In questo caso mi sembra che Yan abbia ragione quando afferma che c'è chi antepone il proprio pensiero, le proprie convinzioni, al benessere collettivo. Comunque sia con stima ed alla prossima


Gamal (11/07/2001)

Non credete sia opportuno aprire un forum sul tema G8?

Puoi accedere al Forum sul G8 cliccando qui:   FORUM sul G8


Andrea Lambiase (11/04/2001)

Ritengo che la pressante richiesta di quadri lavorativi altamente professionalizzati, in grado di sostenere il ritmo vertiginoso della flessibilità e delle nuove modalità di occupazione, e contestualmente, la necessità di armonizzare i tempi di qualificazione giovanile attraverso un titolo di studio universitario, a quelli degli Atenei del resto d'Europa, siano le motivazioni basilari che accompagnano la riforma attuale.

In tal senso, il problema fondamentale che si pone di fronte a tutti coloro che, in una veste o nell'altra, operano all'interno delle strutture universitarie, sia quello di analizzare in profondità non tanto e non solo il contenuto della riforma, quanto più specificamente le motivazioni, le spinte e gli interessi che hanno collaborato a condurre in porto la stessa. In un mercato del lavoro dalle maglie sempre più strette, il cui futuro, secondo molti osservatori, sarà sempre più legato alle logiche della flessibilità e del lavoro interinale, alla multiprofessionalità e alla capacità conseguente di adattarsi con rapidità alle più svariate competenze, il tempo di specializzazione e di studio dovrà per forza di cose essere compresso e altamente specializzato. La riforma, nel suo testo base, tenta, seppur tra molti dubbi e problemi-rilevati con competenza da Panebianco e Canfora-di far fronte a queste nuove sfide, e di consegnare alle nuove generazioni gli strumenti, e soprattutto la mentalità, per affrontare un mondo del lavoro distante anni luce da quello dei loro genitori. In un mondo formalizzato e perennemente "on line", il tempo diviene il bene più prezioso di cui si dispone: i tempi di specializzazione si concentrano più nell'ambito di studio che in quello lavorativo: la forma del contratto a tempo determinato, ad esempio, a causa della sua stessa breve durata, impedisce al lavoratore di "imparare il mestiere", come una volta, sul proprio posto di lavoro, e sposta questo onere sulle spalle di altre strutture. Ma quali? Certamente le scuole di formazione, i corsi di formazione e qualificazione privati e degli enti locali, ma è indubbio che la maggior parte di questo onere graverà sempre più sulle spalle degli istituti di istruzione secondaria e superiore, la cui capacità di creare professionalità e cultura per il mondo del lavoro, dipenderà sempre più dalla possibilità di queste stesse strutture di organizzarsi in autonomia entro un quadro normativo certo a livello nazionale.

Lo stesso sistema dei crediti, in realtà, non è altro che una trasposizione nell'ambito universitario, di un meccanismo che i giovani, spesso a loro spese, imparano a conoscere nel mondo del lavoro. E qui si torna a quanto detto precedentemente: stante questa realtà a livello professionale e lavorativo, è auspicabile che l'Università continui ad essere un'oasi di irresponsabilità nella quale si aggirano fuoricorso ultratrentenni, per i quali le porte del mercato del lavoro sono già parzialmente chiuse? Molto spesso gli Atenei sono fabbriche di disoccupati, perchè il mondo del lavoro paga alcune scelte recessive che l'hanno impoverito: ma ancor più spesso, forse, perchè non sanno rispondere con tempestività alle nuove esigenze culturali e professionali del mercato e della società.


Leopoldo (18/04/2001)

Sinceramente non sono d'accordo, non credo che la riforma universitaria e più in generale quella scolastica possa essere valutata in base alle intenzioni, queste possono essere anche le più nobili possibili, ma ciò che conta soprattutto quando si decide di modificare il sistema formativo sono i risultati a cui si perviene. Da questo punto di vista concordo sul fatto che il mondo del lavoro sarà in futuro sempre più specializzato legato alle multiprofessionalità e alla necessità quindi di veloci riadattamenti, ma proprio in questa ottica credo che un sistema formativo volutamente dequalificato "velocizzato" e specializzato sia assolutamente da evitare l'ultima cosa a cui pensare, l'eccesiva specializzazione formativa sarebbe infatti l'ostacolo principale per un eventuale riadattamento, chi sarà formato "a fare" solo una cosa difficilmente potrà essere in grado di riadattarsi con competenza a nuove esigenzelavorative. Non credo che si possa pensare di affrontare la complessità del mondo contemporaneo attraverso la semplificazione del sistema formativo. Per quanto riguarda gli ultratrentenni universitari c'è ne sono molti ma pochi di questi sono spensierati.


liliana (10/05/2001)

Apprezzo sinceramente il vostro tentativo di affrontare la questione della riforma ma credo sia alquanto velletario, sono infatti rimasta profondamente delusa dalla dimostrazione di profonda immaturità dei miei colleghi universitari bravi solo far baccano a comando ad essere strumentalizzati da forze politiche interessate a cavalcare la protesta. Finito il momento del casino tutto tace dimostrazione di quanto poco interessasse davvero la questione della riforma.


Giulio Elisardo (15/06/2001)

Complimenti per l'intervista al prof Calabrò, veramente molto interessante...


Yan (26/06/2001)

Sono sinceramente d'accordo con liliana. La vicenda della riforma universitaria dimostra quanto facilmente siano strumentalizzabili molti studenti universitari (una parte precisa di questi) sempre pronti protestare a comando, permettendo poi a qualcuno di cavalcare la protesta. Sono arrivati al punto che oggi non osano dire più una parola perchè pur considerando la riforma sbagliata, almeno così dicevano qualche mese fa, temono che la possa bloccare il governo attuale, cosa che a loro non farebbe assolutamente piacere. Mettono così miseramente le loro idee partitiche e di bottega davanti all'interesse degli studenti e di tutta la collettività.


Claudio (11/07/2001)

Cari Liliana e Yan scusatemi ma non accetto le vostre critiche. Non le accetto perchè come studente di Scienze Politiche ho avuto modo di essere partecipe di talune manifestazioni, che a voi saranno parse delle inutili baracconate di studenti perditempo..ecc. eppure ho ritenuto mio dovere morale essere partecipe. Io personalmente non sono iscritto a nessun partito e non credo di essere manipolato da chicchessia (per lo meno lo sono quanto lo siete voi, viventi in questo nostro mondo di manipolatori e manipolati - ma è un'altra storia-). Mi stupisce la vostra conoscenza dei fatti e delle persone a tal punto da affermare che vi sia qualcuno "pronto nel protestare a comando". Se ne siete così sicuri, vi prego di riportare esempi concreti: giorni, persone , ore. ve ne sarei grato, immensamente grato, in modo che la prossima volta (quando VOI sarete come sempre comodamente seduti di fronte ai vostri splendidi PC) possa gestire meglio le mie forze e fare finalmente la scelta giusta...criticare a giochi fatti!
Non giudicate troppo male il mio intervento, anch'io non accetto pienamente certe logiche, e sono sinceramente interessato a trarre il meglio da ciò che è e che sarà in futuro. Una seria duscussione eviterà a me ed a voi di commettere errori!


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