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luca perugini (07/02/2002)
L'ultimo intervento che ho fatto nel Laboratorio risale ormai a due mesi fa. La mia attenzione è concentrata su questioni assai più serie, e del resto la rivista sta aspettando una veste nuova, più agile e versatile. Ma ieri sera Gad Lerner e Giuliano Ferrara con la statura che riescono a dare al loro "Diario di Guerra e Pace" si sono occupati del rientro in Italia degli eredi di Casa Savoia. Al ché ho creduto di esporre nel Forum le mie suggestioni al riguardo. Verso la fine il dibattito arriva sulla parola "revisionismo" e gli interventi più importanti sono quelli di Miriam Mafai ( La Repubblica ) e di Giorgio La Malfa (ma veramente si chiama come il Segretario del Partito Repubblicano morto nel 1979 ? ). Nel senso per esempio che la prima diceva che il revisionismo in sé non è un agente del male anzi è la regola, per chi fa Storia, e quindi aggiungeva un invito ad accettare che su alcuni nodi della nostra storia si discuta tutti liberamente. Le fa eco Ferrara, combattivo come al solito, e centra il punto: il nodo principale è la cosidetta fuga di Salerno. O di Brindisi? Nel farlo s'aiuta con un articolo di Sergio Romano apparso in mattinata sul Corriere della Sera, e in paricolare sul passo in cui dice che piaccia o no, in quel preciso momento il tricolore monarchico fu una bandiera nazionale. Per me è talmente ovvio che mai avrei immaginato che proprio quello sia il nodo. Parlo appunto della suggestione secondo la quale a quel nodo si collegherebbero niente po pò di meno che le interpretazioni circa l'uscita dell'Italia dalla Guerra: difesa degli interessi nazionali oppure voltafaccia? Mi sia concessa allora una breve citazione:
" ebbi l'incarico di introdurre nell'ufficio del Ministro Guariglia, la sera dell'8 settembre, l'incaricato d'affari tedesco von Rahn...A lui Guarilgia diede comunicazione formale dell'Armistizio...E ricordo come oggi il passo concitato e rabbioso con cui von Rahn uscì sbattendo la porta...era evidentemente stato colto di sorpresa da un avvenimento che si era illuso potesse essere procastinato per un tempo sufficiente a dare ai tedeschi la possibilità di meglio assestare il loro dispositivo di sicurezza in Italia. [ naturalmente va ricordato che gli anglo-americani erano già sbarcati in Sicilia ] Alla sua frase che "l'avvenimento avrebbe pesato duramente sulla storia d'Italia", Guariglia aveva risposto dignitosamente, ben astenendosi da qualsiasi giustificazione esplicativa, se non quella inerente "ai sacri interessi del Paese". " ( Egidio Ortona, Diplomazia di Guerra. Il Mulino )
Ma piuttosto continuiamo con le suggestioni. L'idea che si possano avere diverse interpretazioni dei fatti per quanto balzana sarebbe collegata a quel che richiamava Miriam Mafai, e cioè che l'esercito restò senz'ordini. Sicché lo sbandamento, anzi lo straordinario smarrimento degli italiani ( si veda a questo proposito Renzo De Felice, Mussolini l'alleato - La Guerra Civile - 1943/1945 ), della popolazione, della maggioranza cioè della gente comune, si sarebbe risolto nel ritorno alla normalità soltanto al tempo del referendum del 2 giugno 1946. Ma il primo governo De Gasperi, che sarà ininterrotamente Presidente del Consiglio fino al 1953, comincia nel dicembre 1945! Onestamente non conosco come vorrei tutto il nodo di cui si è parlato ieri sera ma resta la questione centrale della continuità dello Stato che non può saltare a pié pari dal Fascismo alla Repubblica senza destare un pò di curiosità. E qui voglio dire che studiare criticamente questo dogma, il che come si è visto è quanto fa il "revisionista" De Felice, non dovrebbe fare i conti con altro pregiudizio se non quello del molto impegno e della buona volontà. Essendo estranea alla mia natura la passione politica, personalmente ho sempre guardato indietro con l'unico obbiettivo di saperne di più su come abbiamo difeso, anche nel passato più lontano, i nostri interessi. Quando c'erano dei dubbi sul fatto che siamo tra i migliori e "storicamente" nel giusto, ho aspettato spesso con impazienza che qualcuno li dissipasse. Riguardo alle attuali suggestioni per esempio mi è stata di un certo conforto la lettura di un'altra importante figura della diplomazia nel nostro Paese, che scriveva cosi:
" La solenne seduta del 23 ottobre 1954, durante la quale vengono approvate dal Consiglio atlantico le decisioni della conferenza di Londra e viene creata l'Unione europea occidentale, rimarrà impressa nella mia memoria. I nemici di ieri si siedono, con parità di diritti e in unità di intenti, allo stesso tavolo...Uscendo dalla storica seduta, Ismay [Lord, Segretario Generale della Nato ] mi prende sottobraccio e mi dice: "Il contributo dell'Italia alla creazione dell'Ueo è stato molto importante". Poi sorridendo: "Voi italiani siete, da oggi, nuovamente alleati dei tedeschi, ma questa volta è per la difesa dell'Europa". " ( Adolfo Alessandrini, Valigia Diplomatica, edizioni Bottazzi Suzzara )
Come dicevo ho sempre voluto chiarire, prima di tutto a me stesso, la posizione del mio Paese nella storia del mondo e dopo aver letto " Valigia Diplomatica " fui piuttosto rinfrancato, come spero lo siate anche voi, circa il comportamento italiano nelle relazioni con la Germania. Se proprio non potete fare a meno di parlare di un tradimento quando pensate al 1943, ricordate almeno che l'Italia non si sbarazzò affatto delle proprie incombenze. Mi resta da dire che le questioni assai più serie di cui ho detto all'inizio che mi tengono lontano dal Laboratorio sono appunto mirate allo studio critico della storia. Nelle Università italiane esiste ormai da tempo un disciplina, nota col nome di Storia dei Trattati e politica internazionale, che si occupa in modo sistematico e completo di dare delle risposte ad una sensiblità come la mia. E grazie a questa che ho imparato, per esempio, a riconescere gli errori quando è necessario. Lascerei da parte quindi chi mi vorrebbe in un presunto gruppo di pensiero che sulla questione della continuità dello Stato si metterebbe d'azzurro...Quel che conta è piuttosto quanto rispondeva La Malfa ( PRI ) alla Mafai ieri sera a proposito di lasciare che siano dei nodi discussi. Intanto ha ricordato di aver chiaramente chiesto in Parlamento che fosse la Repubblica a chiedere dai Savoia un segno di riconciliazione. Inoltre ha precisato di confidare che il rientro dei Savoia possa sviluppare un'influenza positiva, specie attraverso il loro archivio storico, sullo spirito pubblico italiano. Quei senatori di sinisrta che hanno votato contro probabilmente sono semplicemente estranei ad una massima di Gorbaciov, "il fine giustifica l'impegno", che non sarà mai troppo tardi per andare a trovare nel suo libro "Perestrojka". Adesso sono proprio sicuro d'aver abusato della vostra pazienza e vi ringrazio, in particolare Francesca e Lorenzo Ortona e Mattia Torre per il regalo dei libri dei loro nonni.
Il Vanni quasi critico non disfattista (31/01/2002)
In piazza con il buon Ferrara ci tornerei, l'intervento andava fatto ed io avevo un sincero desiderio di solidarizzare con gli USA allora colpiti mostruosamente. CMQ criticismo non distattista mi piace, bella definizione non sò se mi si addice ma mi piace.
PS ma che succede ci scriviamo solo in tre , io, Orlando e Lambiase, articoli non ne pubblicate più. Per carità è cmq stimolante, ormai mi sono anche affezionato, ma il lab sembra spegnersi. Problemi?
Posso darvi un consiglio abolite il filro al Forum.
andrea lambiase (30/01/2002)
Concordo, Vanni..e mi stupisco...ma pensateci la prossima volta...prima di suonare i pifferi e spiegare le bandiere..in Piazza con Ferrara ci stavi tu, amico mio, io soffrivo e riflettevo con Cacciari.
Shalom yadid...e benvenuto nel mondo del criticismo non disfattista!
Claudio Orlandi (28/01/2002)
Somalia: Incursioni anglo-americane. Si apre un altro fronte? Caccia al nemico...
il vanni semore più triste e filo orlandiano (27/01/2002)
Caro Andrea se dobbiamo fare agara a chi è più cinico io un paio di nomi da farti li avrei. Cazzo se per vincere tutto è permesso e se al nemico puoi fare tutto, allora Stalin ed Hitler stavano giocando onestamente le loro partite.ed anche bin laden è un simpatico garibaldi mediorentale. Non diciamo assurdidatà perchè si comincia così e poi si aprono i gulag ed i campi di sterminio. l'umica vera verità è siamo tutti dei secchi di merda.
andrealambiase (27/01/2002)
Vedi Vanni?? confermo con piacere quanto scritto il 23.....a proposito dl cinismo...fortunatamente, per certi versi, noi europei ne siamo sprovvisti nelle dosi che sarebbero necessarie per mandare giu tutte le porcherie che una politica di espansione imperiale richiede....Scommetto che Kissinger non ha battuto ciglio, vedendo le gabbie di guantanamo..anzi, forse si sarà lamentato perche hanno una vosta migliore del suo attico di Upper East Side...
Vanni (26/01/2002)
questa cosa di guantanamo è una vera porcheria. Il mondo è una vera latrina. continua a preferire il mio di cessetto ma sempre di cessi si tratta.
cazzo nessun uomo si tratta in quel modo. E in nessun caso la convenzione di ginevra dovrebbe essere baipassata.
andrea lambiase (23/01/2002)
Mi sembra evidente che abituarsi a tutto non significa condividere tutto...mi sembra evidente d'altra parte che condividere qualcosa in una comunità significa mediare le rispettive posizioni e crearne una nuova adattabile a tutte le esigenze in gioco. Del resto la matrice stessa del vocabolo con-dividere riflette la necessità di giungere ad un accordo su basi paritarie, ma a partire da posizioni nettamente separate tra loro, e di conseguenza privilegiare il dialogo allo scontro...in quel caso, non parlerei di condivisione ma più nettamente di sopraffazione: e chi parla spesso a vanvera di impero, per appoggiare questa generalissima denominazione o per combatterla, dovrebbe sapere quale importanza rivestiva nella "pax" romana il "labor limae" della diplomazia..
In fondo non ci si guarda mai in profondità: chi giudica espansionistica l'azione americana-occidentale, non considera mai la possibilità che tutte le altre soluzioni sono state vagliate in precedenza, e scartate; e non vuol neanche rendersi conto del fatto che nella democrazia americana vigono e funzionano meccanismi di bilanciamento costituzionale che di "de iure" impediscono la famigerata concentrazione dei poteri tecno-militari nelle mani di un unico dittatore spietato e espansionista....magari si soffoca con un salatino..magari non è esattamente uno statista..ma di certo il Presidente petroliere non è un dittatore che agisce in piena libertà di movimento.
Dall'altra parte talvolta, le questioni geopolitiche sono risolte con una rigidità di metodo e una conseguenzialità che forse produrrebbero frutti migliori nella risoluzione di un'equazione di secondo grado, o un problema di controllo qualità nelle aziende, ma che certamente applicati alla descrizione di scenari internazionali impoveriscono il discorso al livello di una simulazione-peraltro mediocre-rinvenibile in qualunque sala giochi alla modica cifra di cinquanta centesimi di euro a partita.
Inoltre mi sembra che in questi cultori del machiavellismo in salsa Nixon manchi anche il necessario cinismo per guardare in faccia la storia e dire, con orgoglio più o meno malcelato:talvolta pifferi, bandiere e bombardieri servono per ristabilire la "pax" turbata..la nostra "pax" che vige sovrana in virtù di valori che ritieniamo superiori e non svenderemmo per un solo versetto del Corano, o un baffo di Saddam. A questi "americoeuropei" che giocano a fare i guardiani del mondo senza averne ne il coraggio, ne il cinismo ne le chiavi, consiglio sottovoce la lettura di Tucidide, "La guerra del Peloponneso", e in particolare consiglierei loro di soffermarsi sulle lettere dei Melii agli ambiziosi Ateniesi in procinto di sottometterli...ne parleremo qui. se volete..Ma attenzione! leggetelo in italiano..l'inglese non rende lo spessore del testo....
Claudio (22/01/2002)
No! signori, bastasse scrivere quattro stronzate con un "bel nik del cazzo", per sentirsi la coscienza a posto, beh! Allora si! la vita sarebbe una passeggiata. Peccato non sia così. Niente spazio all'invidia. Caro Antonio, sai quello che intendo. Ti chiedo cortesemente di evitarmi di ripetere le solite cose..comunque: Vorrei chiarire che io mi sento pienamente occidentale e pronto a difenderne i valori; riassumibili in libertà, eguaglianza, fratellanza/solidarietà; valori in cui credo fermamente. Non mi sento assolutamente sotto assedio (tanto meno il mio piccolo ma funzionante cesso), come la propaganda di guerra tenta (con successo) di far credere. Al contrario mi sento dalla parte di chi offende. Conseguenza ne è uno stato di fastidio quotidiano (altro che invidia santo dio!),cosciente che comunque sia godo e godrò dei frutti di quest'offensiva, nonchè delle future! Sono molto "scettico" sul modo in cui il nostro caro Occidente sta esportando i propri valori, che finiscono fatalmente per tramutarsi in detenzione, diseguaglianza, egoismo. Il Vanni si meraviglia dell'effetto orwelliano delle notizie di guerra. Questo sinceramente mi meraviglia!!
p.s. noto con piacere il nostro piccolo forum riprendere un pò di colorito. Sarebbe bene far capire a Tiberio (giustamente preoccupato), che Il Laboratorio va avanti..
Antonio. A (17/01/2002)
Volevo solo fare una domanda a claudio quale sarebbe
la barbara violenza, a cosa ti riferisci quando parli di dominio?
Immagino che non abbia niente a che fare con la storia trita e
ritrita dell'imperialismo yankee, o alla a quella altrettanto
abusata dell'Impero.
antonio (non quello del bagno)
Il Vanni (16/01/2002)
Il mio plauso a Gianni D. Finalmente una persona con
il senso dell'impero.
Condivido dalla prima all'ultima riga. Ad Antonio ricordo che se
non giochiamo la nostra politica con intelligenza il cesso di
casa ce lo bombarderanno presto loro.
A parte tutto ciò vi volevo chiedere se vi eravate accorti che il
mondo si sta abituando a questa situazione di conflitto costante.
E' orribile gli uomini si abituano a tutto. Tra qualche mese farà
più notizia una dichiarazione di Sensi che un bombardamenbto in
Afganistan.
Ogni tanto penso che non meriteremmo di sopravvivere, dovremmo arrenderci a loro. Edificherebbero un mondo mostruoso ma almeno non avremmo più sensi di colpa e responsabilità. Lasciamogli costruire un mondo etico e chiudiamoci in un silenzio disperato. Essere parte dell'Occidente è terribilmente faticoso. Loro almeno hanno una fede credono in qualcosa noi ormai non crediamo più in nulla. Lasciarci sopraffare potrebbe essere una soluzione.
PS Provo un po' di invidia per Claudio Orlandi il postino lui si sente la coscienza pulita: non in mio nome, non in suo nome. Io invece mi sento responsabile e se qualcuno me ne chiedesse conto un giorno ammetterei sì anche in mio nome sono stati messacrati bambini , uccisi soldati, donne vecchi. Perdonate lo sfogo
Claudio Orlandi (15/01/2002)
Sono completamente in disaccordo, e sinceramente anche un pò annoiato di sentirmi ripetere questi discorsi che hanno alla base solo barbara violenza e dominio. Scusate.
antonio (15/01/2002)
perchè non ti bombardi il cesso di casa tua
Gianni. D (14/01/2002)
certo che si!!! molto probabilmente si dovrà
intervenire anche in somalia ed è evidente che sarebbe meglio farlo il
prima possibile, così come è chiaro che fra qualche tempo
l'occidente cioè noi, anche tu claudio, sarà costretto ad intervenire
militarmente in laos e questo perchè continua a non voler intervenire
politicamente per tempo. Senza nascondere che a volte
l'intervento militare è comunque inevitabile è evidente che la
globalizzazione impone che d'ora in avanti l'intervento militare occidentale
dovrà essere svincolato da una logica di mero interesse, dovremo
intervenire anche in perdita.
Vogliamo eliminare la vergogna dell'embargo all'iraq che miete
vittime innocenti? dobbiamo liberare quel paese da regime di
Saddam, si vuole relamente uno stato palestinese che sia la garanzia
definitiva della sicurezza di israele dovremo cancellare il
fanatismo ed i kamikaze la jiahad, solo così ci libereremo di sharon. Se
qualcuno pensa di farlo senza armi si sbaglia. A proposito di
intervento si dovrà intervenireanche in sudan e cecenia e forse in
alcune zone del pakistan e dell'india
antonio (05/01/2002)
io non mi sento bene per neiente, ho un maledetto mal ditesta e non mi faccio la barba da 5 giorni. Pensavo, poi ci ho ripensato e mi sono addormentato e sono giorni che dormo e niente mi interessa. Neanche il super nascondino mondiale organizzato tra le grotte dell'afganistan meno che meno le opinioni dei tanti milioni di opinionisti che tra un cannolo e lo zampone si acchiacchiappano dividendosi tra pacifisti alle lenticchie e uomini d'azione sprezzanti del pericolo e responsabili dei loro doveri, che palle !!! tutti colle facie pensose sdegnate incazzate tra un balletto ed un'altro ...oh sveglia che tra un pò inizia Sanremo ...e Sanremo è Sanremo !!! quest'anno me lo voglio vedè tutto tutto
Leader? (04/01/2002)
Mandela frena sui raid americani
N.Mandela ha fatto marcia indietro, raffreddando il suo sostegno
alla campagna antiterroristica statunitense in Afghanistan. In un
primo momento l'ex presidente sudafricano aveva espresso sostegno
incondizionato all'azione militare intraprersa dal governo Busch.
Ma ieri, in un comunicato stampa firmato da Mandela, si leggeva:
"Dopo discussioni con i miei familieri, i miei amici ed i miei
consiglieri, mi sono convinto che la mia presa di posizione può
essere unilaterale ed esagerata"."Mi è stato fatto notare che un
appoggio così incondizionato può far sembrare che io sia insensibile
alle sofferenze patite dal popolo afghano e dal paese". Mandela
ha anche preso le distanze dalla definizione di "terrorista" per
Osama bin Laden e la sua organizzazione, prima che le
responsabilità vengano accertate in un regolare processo.
L'Unità 03.01.02
Claudio (04/01/2002)
Ma si bombardiamo anche la Somalia. Qualche altra botta e l'Afghanistan è bello che sistemato, ben avviato verso l'evoluzione democratica. Somali, siete pronti ad accogliere gli angeli della libertà occidentale?
Il Vanni (22/12/2001)
Cari "Laboranti" scusatemi per la lunga assenza. Volevo intervenire riguardo alla discussione che avete aperto sull'ironia per fare una precisazione solo di carattere formale. Vi prego cercate di distinguere tra l'oronia ed il sarcasmo. Quel lunghissimo predicozzo anti americano può essere definito, con diversi gradi di approssimazione: sardonico,sarcastico o satirico ma non ironico. Vi prego come dice il vostro beniamino Moretti: "le parole sono importanti".
La mia solidarietà al Riccardo che spero non giochi troppo al biliardo, parafrasando il mio beniamino Gaber
Claudio Orlandi il Post-ino (21/12/2001)
Buon Natale! Per una Pace tra i popoli, per una Pace tra gli uomini.
Buona Pace a tutti!
valerio tonelli (21/12/2001)
io non mi sento per niente americano trovo che la decisione di ampliare i poteri dei tribunali militari sia un errore politico di cui gli usa potrebbero pagare le conseguenze, ma happy days mi piaceva tantissimo.
ps un ringraziamento ad assidua è la lettrice più utile che abbia mai incontrato
Riccardo (20/12/2001)
So benissimo cosa sia l'ironia e non mi è sfuggito il senso ironico del prolisso messaggio di God I see the light però...
... la mia era una semplice affermazione, una risposta indiretta a quanti (e son tanti) si sentono americani dopo l'11 settembre.
Riccardo Cuore di Panna (20/12/2001)
Riccardo,
hai mai sentito parlare d'ironia ? Non noti che
nell'intervento di "God I see the light" ci sia questa cosa strana, chiamata
appunto ironia, a te finora sconosciuta ?
Riccardo (19/12/2001)
Io non mi sento americano. Io mi sento italiano al 100%, con i nostri difetti ed i nostri pregi. Convinto che l'unico popolo che sa godersi la vita sia il nostro.
God I see the light (19/12/2001)
SIAMO TUTTI AMERICANI (invito a riflettere) by God Fear America! 3:17am Sat Dec 15 '01 (Modified on 11:31am Sat Dec 15 '01) phone: ..... ....
....
Dio Benedica l' America perchè oggi più che mai siamo tutti americani!
Sì, anch' io mi sento Americano!
Mi sento rappresentato da questo presidente che è stato eletto, nel paese più democratico del mondo,da meno di un quarto della popolazione che rappresenta.
Mi sento rappresentato da questo ex-petroliere che non approva il protocollo di Kyoto perchè il buco nell' ozono è meno importante dello stile di vita Americano (cioè del mio).
Mi sento Americano perchè sono convinto che il buco nell' ozono sia un' invenzione di voi europei per colpire l' America.
Mi sento Americano, anche se LORO (gli Americani nati in America -ma non gli indigeni "pellerossa"- quelli civili) pagano la benzina 700 lire al litro e io più del doppio.
Mi sento Americano perchè il paese più democratico del mondo ha appoggiato Pinochet contro un governo (democraticamente) eletto dal popolo cileno, perchè, come disse già il "democratico" presidente Americano Henry Kissinger: "I don't see why we need to stand by and watch a country go communist because of the irresponsibility of its own people."
-riferito alle votazioni in Cile-
-1970 -
Mi sento Americano come si sentirono Americani i miei connazionali prima di me quando la democratica America fece la giusta guerra contro il Vietnam. Certo adesso 5 milioni di morti non graveranno sulla mia coscienza...io non ero ancora nato! E non importa che si dica che lì si è esagerato: l' Afghanistan è ben altra cosa! Come l' Iraq, come la Jugoslavia, il Kosovo...
Mi sento Americano come Americani si sentono i paramilitari delle CONTRAS in Nicaragua. Perchè è in America che gli hanno insegnato a torturare i contadini davanti i loro stessi figli. Perchè 200 mila vittime varranno bene il basso prezzo di una banana dal bollino blu.
Ma questa è storia vecchia!
Dovrei allora sentirmi Americano anche per le migliaia di Americani morti in Normandia per liberare l' Europa dal Nazi-fascismo, ma sarebbe un "sentirmi Americano" di parte.
E' chiaro che se andassi a leggere i nomi degli Americani morti in guerra non ci troverei dei miliardari.Non ci troverei l' anima dell' economia che ha permesso a questa Nazione di diventare la più potente del mondo. No, sarebbe antidemocratico (quasi comunista) sentirmi legato alla massa proletaria di americani e immigrati (anche italiani) che furono arruolati e mandati in guerra.
Io voglio sentirmi AMERICANO per quel che l' America "democraticamente" rappresenta nella sua totalità: per il suo modello economico che si basa sui solidi principi di sfruttamento delle risorse (altrui) al fine di garantire il benessere di tutti i (suoi) cittadini (escluso un irrilevante numero di 23,3 milioni di morti di fame, che comunque avranno assistenza da qualcuno più fortunato...non certo dallo stato che ha un deficit pubblico spaventoso).
Mi sento Americano perchè TUTTI (meglio se bianchi ariani) in America hanno libertà di parola, purchè a parlare non sia un attivista negro (nel qual caso lo si imbavaglia e gli si fa un processo per condannarlo a morte...come Bobby Seal).
Mi sento Americano perchè essendo il paese più democratico del mondo possono decidere LORO chi è terrorista e chi no!
Mi sento Americano perchè sono cresciuto con i LORO Hamburger, perchè porto i LORO jeans e le LORO scarpe (anche se cucite da bambini Vietnamiti sfruttati e sottopagati), perchè mastico le LORO chewing gum e bevo le LORO bibite, perchè sono cresciuto con le LORO sit-com grazie alle TV del più Americano dei presidenti del consiglio italiano.
Mi sento Americano perchè con 7000 musulmani in carcere siamo tutti più sicuri (indipendentemente dalla loro innocenza).
L' America è la patria delle opportunità: chi nasce musulmano ha già sprecato la sua!
Mi sento Americano perchè credo nella pena di morte anche per i minorenni che comunque in quanto tali non avendo diritto di voto non devono averlo in nessun altro campo(infatti assieme alla Somalia la democratica America non ha ratificato la "Convenzione sui diritti del fanciullo").
Mi sento Americano, ma non di quei falsi Americani che affollano le carceri (2% dell' intera popolazione, ma per lo più afroamericani e ispanici che EVIDENTEMENTE hanno una natura violenta che noi veri Americani bianchi, anglosassoni o ariani non abbiamo).
Mi sento Americano per il mio diritto a portare armi in mia difesa e non perchè le forze di polizia sono troppo occupate in pestaggi contro minoranze etniche dentro e fuori le carceri, ma perchè IDDIO mi ha dato la libertà di difendere me e la mia famiglia "Occhio per occhio.." -La Bibbia-.E non importa se, grazie a questa libertà, qualche stupido ragazzino massacra tutti i suoi compagni di classe (libertà anche questa che una GIUSTA democrazia dovrebbe comunque garantire) purchè la grossa industria delle armi (cardine della nostra economia) non ne risenta .
Mi sento anzi SONO Americano perchè ora che il video trovato inchioda Bin Laden NOI Americani abbiamo il DIRITTO di non rispettare l' accordo sul disarmo nucelare. Perchè grazie alle armi nucleari ci difenderemo dal terrorismo( anche se non ho ben capito come...forse bombarderemo i nostri aeroporti...).
SONO Americano perchè dall' 11 settembre il mondo non è più come prima!
Perchè sono morte 3000 persone innocenti, donne, bambini, lavoratori ma nessuna personalità importante (nonostante sia stato colpito persino il posto più sicuro al mondo: il Pentagono). AIR FORCE ONE è una garanzia di sicurezza per il NOSTRO presidente che TUTTI ci rappresenta.
SONO Americano e, per questo, sono grato al Pentagono che, per proteggermi dalle armi chimiche, non ha esitato ad iniettare ai soldati della "Guerra del golfo" vaccini sperimentali. Vaccini che hanno causato malattie agli stessi militari e gravi malformazioni ai loro figli. Nenche quel folle nazionalista di Hitler, forse, ha fatto tanto per i suoi cittadini. Ciò non vi induca a pensare che persino l' attentato al WTC sia opera del governo e dei servizi segreti per rilanciare (con il massimo dei consensi possibili) i più vergognosi intenti in campo politico, economico e militare.
SONO Americano perchè grazie a questi 3000 MIEI concittadini finalmente NOI Americani FAREMO CAPIRE al mondo che l' unico modello di vita possibile è il NOSTRO.
NOI Americani sconfiggeremo Al Qaeda un' organizzazione talmente ridicola che i suoi militanti (che dovrebbero essere tutti votati al martirio), costretti a fuggire, non si preoccupano di distruggere importanti documenti con nomi, cognomi, indirizzi, numeri telefonici, biglietti aerei...
Un organizzazione il cui capo, sentendosi invincibile, si fa riprendere mentre confessa la sua paternità di un attentato mai rivendicato.
Ebbene questa RIDICOLA organizzazione si è permessa di mettere in ridicolo il NOSTRO sistema di itelligence, per questo la pagherà e con essa tutti quegli uomini, donne, bambini che IDDIO misericordioso deciderà di far diventare "danno collaterale".
Del resto "DIO è con noi" lo ha detto (scavalcando, a ragione, il santo padre) il NOSTRO amato presidente, il quale ha anche aggiunto: "Chi non è con NOI è CONTRO di NOI"...e, ora che USEREMO l' atomica non credo che DIO vorrà essere CONTRO di NOI.
Sì, SONO AMERICANO! E, MENTRE ORGOGLIOSO DEL MIO RINNOVATO NAZIONALISMO BACIO L' EMBLEMA STELLE E STRISCE DELLA VERA LIBERTA', CON SORRISO BEFFARDO VOLGO ALTERO IL MIO SGUARDO AL CIELO:
DIO TEMA L' AMERICA!
Claudio O. (12/12/2001)
-Dalla sezione italiana di Amnesty international-
Negli Stati Uniti, il Patrioct Act, approvato lo scorso 26 ottobre, amplia enormemente i poteri governativi autorizzando le autorità a deportare e trattenere, per un periodo di tempo indefinito, cittadini stranieri senza presentare prove contro di loro o permettere una significativa ricusazione della legalità della detenzione[...] Il presidente G.W.Bush ha firmato l'ordine che prevede l'istituzione di tribunali militari speciali per i cittadini stranieri accusati di terrorismo, concedendo una discrezionalità assoluta all'esecutivo di decidere chi sarà perseguitato e in virtù di quali leggi, e di rivedere condanne e sentanze, violando così il principio di separazione tra potere esecutivo e giudiziario.
Un lettore del Foglio faceva notare al direttore, nel numero del 22 Novembre scorso, come tali provvedimenti non fossero mai stati presi in considerazione sul nostro vecchio continente. Cito testualmente:
"Quando mai, nell'Europa degli ultimi cinquant'anni, uno Stato democratico, occidentale ecc. ha usato i tribunali militari per giudicare (senza pubblicità e senza l'onore della prova) civili?"
La risposta dell'elefantino?
"..i civili di cui si parla sono terroristi che dirottano aerei sui grattacieli. Non hanno la divisa, ma sono ben addestrati. Possono riprovarci, Bisogna fermarli. Vorremmo poter essere più eleganti, più sensibili al diritto, più occidentali, e invece ci tocca comportarci da barbari. Ma ci tocca.
Perchè non rigettare la giustizia di guerra? Perchè siamo barbari con i barbari."
Qualche millenno fa qualcuno disse "occhio per occhio dente per dente", compà ci tocca, sotto a chi tocca, e giù mazzate!
Se questi sono i campioni del diritto liberale, sento già vecchi stalinisti leccarsi i baffi!
Il Post-ino (12/12/2001)
Caro Andrea, mi trovi d'accordo in diversi punti, ma, a parte l'evitabile lezioncina di diritto costituzionale, io temo che Ariel Sharon non abbia ben presente la necessità della costituzione di uno Stato di Palestina, con o senza la presenza di Y.Arafat. Questo è a mio avviso il punto centrale della questione, ed è qui la differenza tra il governo attuale ed i precedenti. Senza uno Stato legittimo e delle istituzioni che ne sono l'ossatura, che senso ha parlare di tornate elettorali? Potremo discutere sulla bontà o meno della strategia politica del leader palestinese, ma giunti ad una sua "condanna", come condannare anche un intero popolo, di cui quell'uomo è mero "rappresentante"?
Come dire...la pace si fa col nemico! Io sono per la pace e per uno Stato della Palestina, ma in questo momento v'è una preoccupante ascesa delle forze integraliste. Il deputato alla Knesset, il laburista Yosi Beilin sull'Unità di ieri dice chiaramente:
" I palestinesi, da parte loro, stanno compiendo uno sforzo per combattere i terroristi di Hamas e della Jihad, ma purtroppo il governo di unità nazionale guidato da Sharon, con le sue azioni militari, indebolisce la capacità di Arafat e dell'Anp e diminuisce le sue possibilità di successo" e ancora "le frange estremiste della destra israeliana hanno stabilito, nei fatti , un patto scellerato con gli estremisti palestinesi. Tutti e due hanno interesse che l'altro sia forte abbastanza da impedire un accordo."
Ad Arafat le sue colpe, da condividere con qualcuno però!
Claudio O. (12/12/2001)
Eh Tiberio, invece hai capito benissimo, sebbene il mio intervento sia davvero contorto. Siamo nuovamente su posizioni divergenti.
Andrea Lambiase (11/12/2001)
Ho letto con piacere l'intervento del postino, teso a sottolineare la necessità di distruggere le coltivazioni di oppio, le quali rappresentano la fonte unica (o quasi) dei finanziamenti ai talebani nonchè ai capi dell'Alleanza del nord... Mi sorge spontanea però una puntualizzazione banale quanto politicamente nota: le necessità politiche talvolta divergono nei contenuti dalle priorità di carattere etico. Così talvolta, appare necessario calcolare gli effetti a lungo periodo dell'una o dell'altra opzione e scegliere di conseguenza in base ai risultati attesi sullo scacchiere geopolitico preso in considerazione. Innanzitutto, mi sembra che il problema talebani/oppio sia certamente mal posto, nel senso che non è certamente applicabile l'equazione antitalebani/antioppio quando si considera la composizione politica e le abitudini dei mujhaiddin dell'Alleanza del nord. Ma proprio per questa ragione non possiamo non porci in quanto antitalebani, delle priorità politiche e tattiche, scegliendo di preferenza tutte quelle opzioni che contribuiscono a mantenere stabile ed efficace l'azione politica e militare dei nostri alleati afgani. Se tra queste si comprende anche il mantenimento dei campi di oppio, non possiamo che considerare questa opzione come politicamente e tatticamente corretta, ma eticamente sbagliata...nel momento in cui diventasse anche strategicamente sbagliata, allora le nazioni in causa adotteranno le contromisure necessarie a ristabilire le condizioni di equilibrio precedenti. In questo momento la priorità sembra essere quella di evitare qualunque attrito tra le fazioni, e tra queste e la comunità internazionale, per consentire agli afgani una transizione politica quanto meno sanguinosa possibile, e prepari il paese ad una gradualità democratica che una volta assestatasi, potrà anche prendere in considerazione, in piena autonomia di intenti, la possibilità di procedere alla distruzione delle piantagioni di papaveri...d'altro canto, se la politica è l'arte del possibile, solo il possibile (e non l'eticamente giusto) è la fonte di ispirazione della politica...
Per quanto riguarda il problema Ysroel, non vorrei ripetermi inutilmente..mi limito a far osservare che la stessa differenza che pone il postino (per quanto storicamente scorretta) tra terrorismo di massa palestinese e terrorismo di stato israeliano, marca esattamente la distanza tra l'azione legittima di uno Stato democratico con leader politici liberamente eletti, e alle prese con un problema grave di difesa dei diritti civili dei propri consociati (arabi o ebrei che siano) e dei confini legittimi del proprio territorio, e l'azione parzialmente giustificabile in punto di principio, ma moralmente e politicamente riprovevole, di una nebulosa di organizzazioni terroristiche al di fuori di ogni regola e norma di diritto internazionale e tesa al semplice indebolimento delle tessuto civile e morale di Ysroel, e lesiva oltretutto degli stessi interessi del popolo che dichiara di voler emancipare attraverso la lotta...Quando i palestinesi avranno una leadership dignitosa e in grado di sedere al tavolo della pace senza riserve mentali legate alla paura della reazione dei falchi di Hamas, allora un futuro di pace, solido e duraturo, prenderà il sopravvento sulla violenza. Anche perchè, è bene ricordarlo, questa stessa screditata dirigenza è quella che ha rifiutato il piano di spartizione proposto da Ehud Barak, e che prevedeva la restituzione del 97 per cento dei territori occupati, e la cessione di Gerusalemme est al futuro stato di Palestina. In tal senso, forse ci si può domandare se un leader liberamente eletto èancora gradito agli elettori, che sempre hanno libertà e liceità di giudicarlo nelle seguenti tornate elettorali....ma chi dà voce ai palestinesi per giudicare il disastro strategico di Arafat?
Tiberio (11/12/2001)
caro claudio O. non si capisce granchè dal tuo intervento, per quel che può valere viva Taormina.
Il Post-ino (08/12/2001)
"La droga è il filo che lega i terroristi alle nostre mafie...appare evidente il collegamento fra alcuni fenomeni come il traffico di droga, che è un finanziamento per i talebani come per i colombiani, il riciclaggio di denaro sporco, il traffico delle armi" difficile prevedere se col ritorno dei mujaheddin cambierà qualcosa.
"Un anno fa sono andato in Perù, volai con l'elicottero sulla foresta amazzonica dove sorge un forte che ora serve per il contresto ai narcos: vicino c'è un villaggio, si producevano meravigliose banane, patate eccetera. Chiesi a qualcuno:perchè piantate cocaina invece di patate? "Perchè ci sono duemila chilometri di carretera per arrivare al mercato". Quindi non basta fare coltivazioni nuove, occorrono infrastrutture."
Piero Luigi Vigna Procuratore nazionale antimafia (La Stampa 8/12)
come dire...qualcuno vuole prenderci per i fondelli, possibile che nessuno abbia ritenuto opportuno ( in questa guerra al terrorismo internazionale, i cui capitali derivano in gran parte dal traffico di droga) dare alle fiamme i dolci campi d'oppio afgano? E no! poi i signorotti della guerra, "nostri" alleati.. loro combattono proprio per quei bellisssimi campi!
...che qualcuno dica al buon Vigna quanto costa un Kg di Patate...(?)
...ricordate dopo l'11 settembre, tutti gli arabi erano chiamati in televisione o sulla stampa a condannare (giustamente!) gli orrori di Bin Laden e compagni. Ora si chiede ad Arafat di fare lo stesso nei confronti di Hamas e Jihad islamica. Lo si bombarda e gli si chiede di essere forte e duro contro l'estremismo del suo popolo, un estremismo sempre più feroce, sempre più disperato. Ecevit da Ankara fa sapere che il premier israeliano vuol far fuori il leader palestinese, già costretto alla guerra civile e privato della possibilità di movimento. Tutto questo accade, giorno dopo giorno e nessuno chiede agli israeliani, agli ebrei del mondo di dissociarsi dalle terribili azioni militari del governo d'Israele (che qualcuno non nasconde di definire terrorismo di Stato).Ah, scusate, legittima difesa... Fatemi sapere, Ariel Sharon è davvero così amato dal suo popolo?
luca perugini (05/12/2001)
All'arrivo delle navi italiane nel teatro delle operazioni militari alleate qualcosa si muove finalmente, nel Paese, tra le fila dei pacifisti. E cominciata domenica scorsa a Chianciano quando gli stessi Verdi che il giorno prima avevano aspramente fischiato Francesco Rutelli per l'appoggio dell'Ulivo alla guerra si sono scatenati contro Luca Casarini, della cui fede pacifista non dubita nessuno, gridandogli che è un violento. Il Corriere della Sera ha testimoniato che il congresso dei Verdi si è chiuso tra gli urli e nella ferma intenzione di non fare più confusione. Ma il segnale più importante sta in una notizia di oggi. L'associazione Emergency del chirurgo italiano Gino Strada ha rifiutato una cospicua somma di denaro offertagli dal governo italiano per i suoi ospedali in Afghanistan, con la ragione di non poter accettare soldi da chi è coinvolto nella guerra. Ebbene c'è da giurare che Gino Strada è tipo da voler fare il suo lavoro fino in fondo, che davvero non gli basta scendere in piazza a urlare e strombazzare in nome della Pace preferendo operare in silenzio sul posto, dove c'è bisogno. Ma siccome in Afghanistan la guerra va avanti, per di più all'uso afghano cioè con una brutalità cui facciamo fatica a rassegnarci, Emergency deve distinguersi: non può considerarsi complice della spirale della violenza, né tantomeno restare in un binario morto sul quale al crescere dello sdegno si accompagna un'assenza di risposte. Davvero confida, caro Strada, che il suo silenzio possa avere un seguito? Io come avrà capito glielo auguro.
Il Post-ino (04/12/2001)
" Arafat è l'unico partner possibile per la pace, dopo di lui c'è il diluvio dell'estremismo" S. Peres
come dire..Peres è l'unico partner possibile per la pace, dopo di lui c'è il diluvio dell'estremismo. ..chi può prepari un'Arca, anzi due!..quanto dolore.
Claudio O. (01/12/2001)
Scusate, ma credo sia opportuno che la rivista prenda una posizione in merito all'azione dell'attuale governo. Non solo, come è giusto che sia, rispetto alla politica internazionale, ma più precisamente in materia giurisdizionale. Io personalmente avverto un "disagio" quotidiano, che cresce fastidiosamente, nel vedere l'immobilismo di un centro-sinistra (?), così come, campioni del liberalismo post-comunista, giustificare la barbarie occidentale contro quella orientale.
luca perugini (30/11/2001)
Ho letto l'intervento di Lambiase del 28 novembre e l'ho molto apprezzato. Non tanto per come strizza l'occhio all'eroismo ma perché riesce a fare chiarezza con naturalezza. L'informazione di oggi è improntata attentamente agli sviluppi della conferenza di Bonn. Basta pensare che lo stesso giorno in cui si fa stato della decisione del Fronte Unito di accogliere una forza multinazionale ( a guida islamica ), probabilmente per aiutare la polizia locale a gestire l'ordine, gli Stati Uniti decidono la sospensione parziale degli aiuti umanitari impressionati dagli effetti violenti che hanno prodotto perché venuti a guerra ancora in corso ( sono caduti su una madre lasciando un figlio orfano ferito ).
L'impressione è che la Pace dia il passo alla Guerra. Mai come in questo caso si avverte l'esigenza di separare la Pace dalla Guerra. Maurizio Caprara a Bonn per conto del Corriere della Sera ha scritto: "Qanuni è dovuto passare dal rifiuto di mercoledi all'invio di una forza multinazionale di pace in Afghanistan alla relativa disponibilità di ieri. A spingercelo sono state pressioni internazionali". Frattanto si direbbe che l'ultima roccaforte dei talebani, Kandahar, sia caduta. Ma da Washington Ennio Caretto ci informa che fioccano le smentite. Innanzi tutto quella del Pentagono: "non è ancora chiaro quanti talebani siano pronti a morire e quanti ad arrendersi". E poi quella del sottosegretario alla Difesa afghano: "stiamo stringendo Kandahar d'assedio".
Sarà lo stesso copione di Mazar-i-Sharif? Prima si arrendono ma poi ( in fondo non è vero perché ) fanno una missione suicida? Può servire continuare a spiegare che sono dei fanatici del martirio e che questo non fa per noi, va fermato. Diversamente sorgono dei dubbi sulla conduzione militare della guerra e soprattutto sulla conclusione della Pace...alimentati per giunta dall'analisi obbiettiva dei fatti! E per questo che ho apprezzato l'intervento di Lambiase. Bisogna credere che quella lucida distanza dal tragico, come lo chiama lui, è simile al faro che con la sua breve illuminazione a intermittenza può salvare chi va per mare dallo sprofondare negli abissi.
Andrea Lambiase (28/11/2001)
La possibilità che il conflitto si allarghi oltre le frontiere già pericolanti e semi ignote dell'Afghanistan per coinvolgere l'area centrale del Medio Oriente, deve indurci a riflettere sulla gravità degli impegni che ogni paese membro di questa eterogenea alleanza antiterroristica dovrà per forza assumere nei prossimi mesi.
La durezza di una guerra non si misura tanto e solo dal numero dei morti, ma dalla soglia di capacità di resistenza che l'opinione pubblica di ogni paese coinvolto riesce a spiegare sul terreno a fianco dei propri eserciti: l'Unione Sovietica riusci a superare la gravissima crisi militare dell'estate del '42 grazie alle enormi risorse morali che Stalin seppe, per amore o per forza, trarre fuori dalla propria gente: una miscela convincente di comunismo e nazionalismo militare che mobilitò milioni di coscienze nella lotta all'invasore tedesco. La stessa Germania hitleriana evitò il collasso nel '44 e difese il proprio territorio palmo a palmo contro tre eserciti convergenti da est a ovest, grazie alla stessa mobilitazione delle coscienze. Mi si permetta di ricordare come esempio ancor più stringente, seppure meno conosciuto, la lotta furiosa che si accese tra arabi e ebrei (non ancora israeliani) nella primavera del '48, in prossimità della fine del mandato britannico sulla Palestina e della ratifica degli accordi bilaterali che contemplavano la spartizione dei territori tra arabi e futuri israeliani.
In quel caso, una massa eterogenea, multilingue e male armata di profughi askhenaziti reduci dei campi di sterminio e sefarditi vissuti da millenni in Ysroel senza quasi contatti con i fratelli dispersi in Europa, seppe tener testa per mesi a tre potenti eserciti arabi: quello transgiordano del re hascemita Abdullah, protetto dalla Gran Bretagna e armato da questa, timorosa della possibilità di infiltrazioni di ebrei comunisti dalla Russia, e quindi potenzialmente destabilizzanti, quello egiziano del re Faruk, considerato dopo quello transgiordano il più potente dell'area, e quello iracheno, con l'aggiunta degli irregolari arabi palestinesi che combattevano a Gerusalemme strada per strada. In questo caso, la resistenza dei volontari della Haganah, l'esercito irregolare ebraico, e dei commando del Palmach (la formazione militare della sinistra laburista, con a capo Yhztak Rabin giovanissimo) e della divisione Stern, fu strenua e disperata al punto tale da coinvolgere ogni singolo cittadino del futuro stato di Ysroel-donne e bambini compresi- in una lotta talmente impari da aver consigliato all'allora Segretario di Stato americano Marshall di tenere fuori gli States da un conflitto che pareva perso in partenza. In realtà l'azione combinata di un forte radicamento religioso, della rabbia accumulata in due decenni di persecuzioni e stermini, dell'eroismo di chi non ha più nulla da perdere, dopo aver perduto ogni cosa in quel gran mattatoio che fu l'europa della guerra per gli ebrei, e della naturale genialità e spirito di adattamento del popolo ebraico, permise agli stremati profughi di ottenre una tregua nel maggio del '48, e di ottenere la proclamazione dello stato di Ysroel (14 maggio 1948) e massicci afflussi di armi che da quel momento in poi ribaltarono le sorti di quella guerra e di tutte le guerre a venire tra Ysroel e i paesi arabi.
Dunque: la saldezza dell'opinione pubblica. Il punto in questione da cui si è divagato nella storia resta comunque fermo: solo una adeguata preparazione civile, una ferma consapevolezza dei rischi e delle sofferenze, solo una lucido calcolo di vita e di morte che ogni guerra presuppone, solo una volontà che scaturisce dalla condivisione globale, civica, del destino cui si va incontro, permettono che una azione militare, aldilà del livello di preparazione tattica e strategica, sia realmente efficace e definitiva.
Il problema del mondo occidentale in questa guerra che si allarga a macchia di (petr)olio contro un nemico fin troppo noto (altroche nascosto) mi sembra essere un problema di scarsa tenuta morale, di mancanza di saldezza nel momento delle decisioni difficili.
Questo tipo di frammentazione, a livello di opinione pubblica, è tanto più perniciosa quanto più veritiere sono le posizioni di chi si oppone all'intervento e all'ampliamento dello scacchiere del conflitto, e quanto meno razionali e convincenti sembrano essere le posizioni di chi viceversa è convinto - come il sottoscritto - della necessità (non della bontà e tantomeno della giustezza) di recidere in loco la mala pianta del terrorismo internazionale di matrice islamica.
Il punto vero è che almeno in Italia il fronte interventista viene troppo spesso confuso con una particolare posizione politica, che sfrutta questo errore di prospettiva per suonare la grancassa triste del bellicismo italico che affonda le radici nei peggiori disastri militari della storia del nostro paese. E' bene sottolineare e ribadire che esiste un largo fronte interventista e democratico che alla guerra contrappone spesso la pace, ma talvolta anche la guerra, quando necessario..che affronta le tristi necessità del momento cercando di mantenere la barra della lucida consapevolezza e del criticismo, che coltiva non l'odio verso l'altro, il nemico, ma lo sprezzo solo per chi semina terrore, da qualunque parte provenga; esiste un fronte interventista che non suona tamburi di latta e trombette sfiatate, portando in una piazza semivuota e fredda un pugno di giornalisti astiosi, spesso ferocemente antiamericani e antisemiti da giovani, e ora tutti forniti di bandiera stars and stripes in mano e yarmulke in testa, ma che con amarezza affronta la Necessità, una delle ineluttabili responsabilità di fronte alle quali le nazioni soccombono innanzi alla storia e alle sue astuzie, come saggiamente Hegel definiva le svolte tragiche e imprevedibili che gli eventi e la storia assumono nei confronti della politica.
Tutto ciò ha una valenza che sa di tragico: proprio coloro che con le bandiere e le fanfare conducono le nazioni alla rovina, sovente accusano chi li avverte del rischio di voler portare la catastrofe e il disfattismo.
Ma i disfattisti non sono coloro che predicano i rischi di una disfatta, ma coloro che la disfatta realmente la determinano. L'eco degli spari ci solleciti la riflessione, e ci sopisca gli istinti...
Il Post-ino (27/11/2001)
" Rimarrò fino all'ultimo un figlio dell'Europa, dell'ansia e della vergogna; non ho alcun messaggio di speranza da comunicare. Per l'Occidente non nutro odio, tutt'al più un immenso disprezzo. So soltanto che, dal primo all'ultimo, noi occidentali puzziamo di egoismo, di masochismo e di morte. Abbiamo creato un sistema in cui è diventato semplicemente impossibile vivere; e, come se non bastasse, continuiamo a esportarlo."
M.Houellebecq - Piattaforma -
..cruda riflessione di un contemporaneo.
Pietro Pacciani (23/11/2001)
O che fai tu bischero d'un Vanni, ti ricordi 'ome si stava bene in via degli Scopeti a fare le merende assieme?
Claudio O. (21/11/2001)
Tiberio, pungente come una zanzara, peccato sia arrivato il freddo.
Ben vengano le opinioni contrarie, che sanno anche far sorridere!
Tiberio (19/11/2001)
Ad Orlandi, l'autore dell'articolo "Zanzare", consiglio l'Autan. E' come la guerra ti mette addosso una sensazione di sporco ma è efficace.
jason kay (16/11/2001)
ma che razza di articolo avete pubblicato a vanni? la storia di san francesco? mah!....contenti voi!
jay kay
Il Post-ino (15/11/2001)
ORTODOSSIA FRANCESCANA
- Il Poverello d’Assisi non è il santo della pace, predicava Jihad
Un memorandum a uso dei buoni signori che andranno a marciare ad Assisi per la pace, non potrà che avere un avviso, e cioè che Francesco il Poverello, non era per come se lo immaginano loro, o per come glielo raccontano gli abusivi al convento, no: era meglio
L’Ordine, infatti, dove tutto procede secondo obbedienza e militia non è la culla di fra Cionfoli, quello che canta a Sanremo, ma la tana di padre Pio, il più ruvido incazzato squadrista che mai calendario abbai potuto avere…
- Il Foglio - Giovedì 11 ottobre 2001
come dire…dopo la cerimonia d’Impero del 10 novembre scorso, i fratelli interventisti sono pronti per la Grande Marcia (attenzione!No maomisti) del prossimo anno (marciare non marcire!), la Perugia-Assisi. Hanno trovato anche il “santo”, quel fetente Ricco di Francesco, esperto di Jihad. “No Problem”, ribattono i “No Global” pacifisti (c.d. comunisti) ed invitano i partigiani alla prima Frascati-Marino. Molti i vantaggi: il percorso è più breve, possono venire tutti, pure i “cannaroli”; ai bordi della strada porchetta gratis, con entrata trionfale nella cittadella al coro di “Lo vedi ecco Marino…” e “La Pace è come er Vino!”
p.s. cari colleghi divertiamoci! Pare lo si faccia anche a Kabul!
Il Vanni (14/11/2001)
Mai bombe furono più benedette. Chissà forse fra cinquant'anni un Giuliano Ferrara Afgano organizzerà un Usa Today a Kabul. Per il momento si Balla, si canta, ci si toglie il Burqa, ci si rade e si prende a schiaffi qualche Talebano. Vi è certamente qualche eccesso ma anche le nostra camicie nere durante la liberazione non se la passarono molto meglio. Quanto all'Alleanza del Nord non credo ci sia da fare troppo gli schizzinosi, gli americani si sa sono gente pratica, per prendere il nostro paese si allearono a quanto di peggio vi fosse allora su piazza: i mafiosi ed i comunisti.
Con affetto il Vostro Talevanno
Leonardo Pellegrini (14/11/2001)
Caro Vanni, ho appena letto il tuo articolo su S.Francesco e ne sono rimasto colpito. Mi fai riflettere sul fatto che in tempi in cui tutti sembrano avere dogmatiche certezze i soli che non le hanno sono, guarda tu, proprio quelli che ne avrebbero maggiormente titolo. E allora ci capita di vedere un Mandela "di destra" (notata la sua presenza a fianco di Bush?) e in tempi recenti un Gheddafi filoamericano. Il termine talebano è diventato sinonimo di "fanatico integralista per cui gli anni passano invano e le illazioni contano più dei fatti". Noi siamo occidentali. Evviva ! la democrazia è una bella cosa noi ne approfittiamo a piene mani. Non importa a quale partito si appartenga. Conta la pluralità di opinione democraticamente espressa. Vedi, talebano, come pur all'interno di un partito coeso ed integro, chi incita alla diserzione, chi benedice i soldati che partono da Brindisi e Taranto (Brundusium e Tarentum da dove partiva la classis Miseniensium)? come spesso succede solo i mediocri non hanno dubbi e non cambiano opinione. Prendi esempio Talebano. (da Agnoletto!?).
Lorenzo Pirrota (14/11/2001)
Ho visto Mandela solidarizzare con Bush e chiedergli di mantenere una linea decisa nella campagna militare. Se avessi avuto qualche dubbio me lo sono tolto del tutto ascoltando le parole del grande leader sudafricano. Se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra Mandela e Agnoletto non avrei dubbi. Cmq ognuno è libero di scegliersi i suoi leader.