L'intervista che di seguito si pubblica, è un estratto dell'intervento che il professor Calabrò- docente di filosofia politica e storia delle dottrine politiche della Facoltà di Scienze Politiche della "Sapienza " di Roma- ha fatto nell'ambito del grande progetto televisivo dell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche curato dalla televisione di stato. L'intervento in sé, seppur breve, rappresenta una valida esemplificazione delle difficoltà metodologiche che lo studioso di filosofia incontra quando cerca di delineare più chiaramente le posizioni e il contegno intellettuale degli autori che si trova davanti e dei quali non sempre è agevole sagomare le scuole di riferimento e gli obiettivi, le suggestioni e i rimandi. Eppure, la capacità di enucleare i riferimenti intellettuali e biografici di un autore, i quali sempre si rimandano l'un l'altro, rappresenta il fondamento certo di una comprensione maggiore della filosofia nel suo delinearsi storico-concettuale che, senza scomodare Koselleck, apre a sua volta orizzonti ancor più ampi di ricerca e sviluppo, eventualmente, di un proprio sentire filosofico. La filosofia e la storia della filosofia, dunque si compendiano- talvolta inscindibilmente- in una metodologia comune che presuppone l'una per comprendere l'altra, così come vita e forma, à la Simmel, non possono essere chiaramente disgiunte nell'ambito dell'individualità, pena una insufficiente comprensione del mondo.
A tal proposito, vi sono alcuni passaggi dell'intervista a Calabrò che denunciano gli orizzonti filosofici dell'Autore, e permettono contestualmente, di sagomare il tipo di interpretazione di Cartesio che egli fornisce; Si citeranno per brevità solo due passi, ma fondamentali, del testo in questione. Il primo: "Nel soggettivismo del Cogito cartesiano come principio filosofico, è giusto vedere…come fa Hegel, l'inizio della filosofia moderna." In questo passo, l'interpretazione del Cogito cartesiano è delineata sub specie soggettivista, postulando di conseguenza che: A) il Cogito sia più significante dell'ergo sum, e quindi la caratteristica saliente del Soggetto cartesiano sia il dubbio come metodologia intellettuale, e non il dubbio come risorsa dell'esistenza. B)la posizione cartesiana sia in qualche modo organica e anticipatrice della successiva impostazione idealistica del problema della conoscenza: infatti, nell'autore francese si ritrova l'idea che il soggetto sia la matrice e il fine della conoscenza e che, in tal senso, gli orizzonti conoscitivi del mondo si generano e si esauriscono nell'attività incessante della ragione, che lungi dal disconoscere la realtà esterna, la riconosce solo e in quanto tutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale e negando, in qualche modo, uno statuto ontologico autonomo all'oggetto esterno al soggetto conoscente. Si delinea dunque un Cartesio anticipatore del razionalismo idealistico, e si recupera di conseguenza, proprio il riconoscimento hegeliano dell'importanza dell'autore francese. In tal senso però, se si pone l'accento sul dubbio come condizione necessaria dell'esistenza si può dar conto di due esiti sostanzialmente differenti. Vediamo come: "l'Io di Cartesio non poggia sul pensiero puro, ma sull'esistente e sul dubbio" . La separazione di pensiero ed estensione, di vita e forma, è un altro elemento fondamentale del pensiero cartesiano: la categoria dell'esistente, apre però le porte, come detto, a due esiti: il primo pretende, attraverso la riqualificazione della categoria dell'esistenza in quella più articolata della ragione individuale-storica, di ricondurre entrambe entro la matrice più vasta della storicità, interpretando la separazione cartesiana tra pensiero ed estensione come possibilità di conferire uno statuto autonomo alle Geisteswissenschaften, alle scienze dello spirito, e primariamente alla storia. Il secondo, recupera la separazione cartesiana ponendo l'accento sul pensiero, e recuperando quindi le caratteristiche analitiche-epistemologiche tratteggiate con chiarezza nel cartesiano "Discorso sul metodo". In tale forma, la ragione cartesiana appare assai più statica rispetto all'interpretazione idealistica, ma in compenso, ad una rinuncia metodologica, segue la possibilità di lumeggiare con profondità crescente le potenzialità analitiche del pensiero,e fondare, con uguale ponderatezza, l'idea che la conoscenza, in quanto scienza, abbia bisogno primariamente della fondazione di un metodo di ragionamento stabile e universalizzabile.
In poche righe non è possibile dar conto di tutte le complesse integrazioni e dei rimandi che sono presenti (e quindi analizzabili) in un testo filosofico, seppur breve e nella forma dell'intervista: ma lo scopo è quello di enucleare una metodologia, un metodo di analisi del testo che contemporaneamente è un'introspezione intellettuale, una forma di rigore conoscitivo che ogni studioso, in quanto tale, dovrebbe cercare di coltivare ed accrescere. In tal senso questa analisi sarà ripetuta per altri testi ed altri autori, con la speranza che il lettore-cultore della storia della filosofia, interessato, contribuisca con proprie analisi-riflessioni intorno a testi filosofici.