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BREVE "VIAGGIO" NELLA GALASSIA DELLA SINISTRA ITALIANA
per provare ad orientarsi meglio... un'escursione a tappe forzate per esploratori coraggiosi

Pubblichiamo alcune dichiarazioni di diversi esponenti del centro sinistra raccolte da vari giornali ed agenzie di stampa italiane. A queste aggiungiamo una selezione di articoli riguardo le vicende ed i vari protagonisti del centro sinistra, di quello che è e di quello che potrebbe essere.
Vuole essere solo un inizio, un spunto, per una esplorazione che si preannuncia interessante ed avventurosa



VELTRONI: CONTRO IL TERRORE BASTA AMBIGUITA' A SINISTRA
INTERVISTA A REPUBBLICA

(ANSA) - ROMA, 3 SET - ''A tre anni dall'11 settembre e due dall'inizio della guerra in Iraq il terrorismo e' piu' forte di prima'' constata il sindaco di Roma, Walter Veltroni, intervistato da REPUBBLICA.
''Il terrorismo - sostiene l'esponente dei Ds - non si combatte soltanto con l'opzione militare per di piu' usandola nel modo piu' sbagliato e scomposto: sono andati in Iraq in cerca di armi che non hanno trovato. Era inevitabile che, rivelandosi una balla, questa motivazione avrebbe finito per delegittimare l'intervento, facendolo apparire pretestuoso. Ma c'e' stata anche, direi soprattutto, una grave carenza politica. Non c'e' nulla di politico in quello che gli Stati Uniti hanno fatto in questi anni. Lo dimostra la situazione in Medio Oriente che continua ad essere un punto di snodo, il focolaio della crisi di quell'area. E poi c'e' l'errore di aver cercato di attribuire una connotazione ideologica all'intervento. (...) Affermare che e' in corso una guerra fra civilta' incompatibili, una buona l'altra cattiva, vuol dire creare i presupposti di una guerra totale, facendola divenire inevitabile. Dobbiamo neutralizzare questa pericolosa tentazione, come ha giustamente osservato ieri il presidente Ciampi. Non abbiamo alcun interesse a schiacciare tutti gli islamici su posizioni estremiste. Ma nello stesso tempo si deve essere chiari e fermi su un principio fondamentale: dopo centinaia di anni di guerre nazionalistiche, dopo i campi di concentramento e i lager staliniani, nulla puo' distoglierci dalla consapevolezza, senza se e senza ma che qualsiasi religione, qualsiasi identita', non puo' imporsi violando i diritti umani e negando quel sistema di liberta' individuali e collettive che sono l'unica accettabile forma di vita per l'umanita'. Democrazia e liberta' sono valori irrinunciabili''.

C'e' grande differenza tra come si e' reagito da noi con polemiche e divisioni e quanto e' accaduto in Francia di fronte al dramma degli ostaggi, scrive Repubblica.
''In Italia purtroppo si sta progressivamente disperdendo quell'elemento di coesione nazionale che dovrebbe essere connaturata a un sistema bipolare - argomenta Veltroni - La contrapposizione fra maggioranza e opposizione non dovrebbe mai tradursi in un conflitto fra nemici. Il dissenso puo' essere politico, programmatico ma non ideologico. Il bipolarismo ha bisogno di un elemento coesivo forte: il riconoscimento dei valori essenziali della democrazia e di comune destino. Quello che si chiama lo spirito nazionale. Che in Italia, purtroppo, non c'e' piu'. stato annullato nel corso di questi anni, soprattutto - ma non soltanto - dalla destra. La crociata contro i "comunisti", fra l'altro definendo tali tutti coloro che stanno all'opposizione, e' stata devastante. La sinistra puo' rivendicare con orgoglio di non aver replicato con pari grossolanita' dando del fascista a chi e' schierato a favore del governo. Ma il veleno sparso ha finito con il bruciare quel terreno di coesione che esiste altrove e di cui tutti i cittadini sentono la mancanza. In Francia non e' cosi'. La destra e la sinistra, soprattutto nei momenti di emergenza, di fronte alle grandi tragedie, sanno sempre esprimere un forte sentimento di appartenenza alla stessa comunita'. Chirac non ha mai insultato i propri avversari. Questo tempo difficile della politica italiana richiederebbe meno battute, meno aggressioni verbali. Servirebbe quella intelligenza da architetti necessaria per costruire un edificio abitabile, intendo una casa di valori condivisi da chiunque vi debba vivere''

E la sinistra? Non ha alcuna responsabilita'? Suggerisce il quotidiano romano. ''Al ripristino di un dialogo piu' civile deve contribuire per la sua parte anche la cultura della sinistra, che su questi argomenti non puo' avere dubbi o esprimere ambiguita', ne' rincorrere a slogan rozzi e fantasticherie privi di senso. L'equazione Bush-Bin Laden e' una fesseria. Se la sinistra dovesse assecondare con il proprio silenzio, e non ridicolizzare, la tesi che gli americani si sarebbero fatti da soli l'11 settembre oppure che Bush e Bin Laden siano soci d'affari andrebbe verso una regressione pluridecennale. Per criticare l'America si arriva a negare perfino quanto ha scritto Riccardo Barenghi sul Manifesto, cioe' che e' meglio un Iraq occupato dagli Stati Uniti che un Iraq liberato a colpi di teste sgozzate. Lo dice uno che e' durissimo nei confronti della politica di questa amministrazione americana, e che non da oggi sostiene un'America diversa, liberale, quella dei grandi valori. Ma per contrastare seriamente Bush bisogna essere rigorosi e fermi nella condanna del terrorismo, che minaccia tutta l'umanita' e non soltanto gli interessi di un governo americano di cui non approviamo gli errori. Nulla giustifica il terrorismo. Dobbiamo combatterlo senza riserve: ogni democrazia, per quanto distorta, e' sempre meglio di qualsiasi sistema autoritario'', conclude Veltroni.


DA IL CORRIERE DELLA SERA DEL 3 SETTEMBRE 2004
Domenica il summit: «Organizzeremo cortei in mezza Italia».
Critica Rifondazione. Una bandiera di Bagdad per 7 euro

Convegno a Firenze per sostenere la «Resistenza irachena»
Con 7 euro si potrà acquistare, ma soprattutto sventolare, la bandiera irachena, «simbolo della Resistenza nelle sue varie componenti». Con 10 euro di sottoscrizione si potrà dare una simbolica spallata all’americanismo, «ideologia fondamentalista basata sul diritto divineggiante a dominare il mondo». E con un clic sul sito «www.iraqlibero.at» ci si imbatterà in slogan quali «Il nostro sogno è la sconfitta degli occupanti italo-anglo-americani!», «La scelta di lotta di Moqtada Al Sadr è la grande speranza di tutti i popoli», «Respingiamo l’accusa imperialista secondo cui la legittima Resistenza irachena sarebbe terrorismo». Sarà invece difficile trovare nel sito parole di pietà per Baldoni o per Quattrocchi o per le tante teste mozzate, considerati «mercenari», «collaborazionisti».
Tornano in pista i «Comitati per la resistenza del popolo iracheno».
L’ultima volta, nel dicembre scorso a Roma, hanno portato in piazza 800 persone. Ora l’obiettivo è organizzare in mezza Italia, il 25 settembre, cortei e assemblee a favore della resistenza irachena: domenica a Firenze, i responsabili dei vari comitati pianificheranno la giornata di lotta. A tirare le fila di un movimento nel quale convivono trozkismo, anarchia, punte di nichilismo e ribellismo, dove il principale propellente è l’antiamericanismo e la guida teorica è il filosofo marxista Costanzo Preve, ci sono Moreno Pasquinelli, un passato da extraparlamentare, poi l’adesione alla Quarta Internazionale; Leonardo Mazzei, ex di Democrazia Proletaria e di Rifondazione comunista; Mara Malavenda, pure lei un tempo nel partito di Bertinotti. Guardati con sospetto da gran parte della sinistra ufficiale, diffidenza che ricambiano apertamente, i «resistenti» si sono spesso trovati al centro di feroci polemiche. L’ultima volta, durante una manifestazione a Roma per la liberazione degli ostaggi Stefio, Agliana e Cupertino, a scatenare la bufera fu lo slogan «10, 100, 1000 Nassiriya» che si alzò all’improvviso dal fondo del corteo.
«Quelle grida - fu la replica del Comitato - nient’altro sono che la risposta all’ingiusta aggressione sferrata dagli americani e dai loro alleati contro il popolo iracheno». Circolarono anche voci su una possibile presenza, durante alcune manifestazioni, di esponenti vicini all’estrema destra. Ipotesi sempre respinta dal movimento: «Non c’è mai stato alcun sodalizio con formazioni fasciste e antisemite».
Ripartono domenica da Firenze, ormai divenuta base logistica dei «resistenti». Rifondazione comunista, che lo stesso giorno ospiterà alla festa di Reggio Emilia il portavoce dell’Alleanza Patriottica Irachena, Awni al Kalemji, prende le distanze: «Non condividiamo l’impostazione dei Comitati - afferma Sandro Targetti, dirigente fiorentino -: siamo per il ritiro Usa, ma distinguiamo tra resistenza e terrorismo».
Perentorio il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini: «La Toscana accoglie tutti, siamo al limite del disgusto...».
F. Alb.


Apc-IRAQ/ BERTINOTTI: RICHIESTA DI UNITA' NAZIONALE? SCANDALOSO
La proposta: "Manifestazione europea per il ritiro delle truppe"

Roma, 1 set. (Apcom) - "Lo trovo francamente scandaloso da parte di un governo che ha tradito la fedeltà all'articolo 11 della Costituzione ed è corresponsabile della tragedia irachena che ha visto falsificate tutte le premesse dichiarate dall'amministrazione Bush e dagli alleati per intraprendere la guerra". Fausto Bertinotti commenta così l'appello del presidente del Senato Marcello Pera e del ministro degli Esteri Franco Frattini di unità nazionale ed europea per la gestione della crisi irachena. Il segretario del Prc lancia quindi la proposta del suo partito: "Proporremo un ordine del giorno europeo per una manifestazione europea per il ritiro delle truppe di tutti i paesi dell'Unione che partecipano alla guerra".
"Vorrei ricordare - continua il leader del Prc - che nessuna delle ragioni ufficialmente addotte per intraprendere la guerra è rimasta in piedi". Gli Usa e i paesi alleati sono andati alla ricerca di un "consenso popolare in Iraq che avrebbe dovuto accogliere i liberatori dall'oppressione di Saddam. Oppressione che è stata abbattuta, ma il paese è precipitato nella guerra con violenza e resistenza. Il terrorismo è un fattore estraneo, dotato di una sua totale autonomia e strategia e con la guerra è cresciuto, diventando una potenza che mette a rischio la vita dei popoli in Iraq e fuori dall'Iraq".
"Noi apparteniamo ad un altro popolo - conclude il segretario di Rifondazione Comunista - che si mobilita affinchè tutti mettano fine ad una guerra tragica, il che non sarebbe la soluzione ma almeno la via per considerare l'errore e mettersi su un'altra strada. Altri paesi, come la Francia e la Germania, questa strada l'hanno intrapresa fin dall'inizio, non inviando le truppe in Iraq. La Spagna ha deciso di ritirarsi. Il popolo della pace è l'unico dotato di parole spendibili".


COMUNISMO: DA REINVENTARE? L'IDEA DI BERTINOTTI DIVIDE I 'COMPAGNI'
LA PROPOSTA DEL SEGRETARIO DI RC ALIMENTA CRITICHE E CONSENSI

Roma, 2 set. - (Adnkronos) - Un veterano come Armando Cossutta la giudica ''una fuga dalle proprie responsabilita''' mentre la ex-ministro Katia Bellillo si limita a definirlo ''il solito colpo di teatro a cui, ormai, siamo abituati''. L'idea del segretario della Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, che in un intervista a Repubblica parla di ''comunismo da reinventare'' divide i 'compagni' e alimenta critiche e consensi.
Per Pietro Folena del Correntone Ds, ad esempio, l'uscita di Bertinotti e' tutt'altro che una boutade, ma il tassello di una progetto organico piu' ampio e che ''coincide con quello di Romano Prodi'' per il futuro del centrosinistra. Sandro Curzi, direttore di 'Liberazione', fa un salto indietro, nel passato del Pci:''Reinventare il comunismo? La prima volta che ho assistito ad un dibattito del genere era il 1956, dopo i fatti di Ungheria, quando per tanti di noi, dentro il partito, suono' un campanello d'allarme su quello che era il socialismo reale nei paesi comunisti''. (segue)

COMUNISMO: DA REINVENTARE? L'IDEA DI BERTINOTTI DIVIDE I 'COMPAGNI' (2)
FOLENA, RIFLESSIONE SEGRETARIO RC COINCIDE CON QUELLA DI PRODI

(Adnkronos) - ''Credo che il socialismo europeo e internazionale debba fare propri alcuni punti toccati ieri da Romano Prodi e oggi da Fausto Bertinotti'' , prosegue Folena, per il quale quella del segretario di Rifondazione e' tutt'altro che una battuta. Dietro quel ''bisogna reinventare il comunismo'' rilanciato da Bertinotti, Folena vede una coincidenza con la riflessione di Prodi.
''Quando Prodi dice che bisogna superare le distinzioni ideologiche di destra e sinistra e guardare invece ai problemi concreti e alle richieste attuali dei cittadini, dice, in sostanza, che ci sono interessi comuni che vanno salvaguardati. Lo stesso fa Bertinotti -spiega Folena- quando dice che ci sono beni come l'acqua o l'aria che non possono essere privatizzati o sottoposti a mercificazione. Questo non ha nulla a che fare con il passato, con l'ideologia comunista, ma risponde a un'esigenza del presente come ha indicato Romano Prodi''.
''Credo che sia giusto dire che il comunismo va reinventato e questo non significa buttare via la tradizione e i principi del comunismo. Significa, piuttosto, attualizzare quei principi e riprendere le migliori verita' del comunismo e socialismo per dare risposte di giustizia sociale e di uguaglianza -conclude- ad un mondo globalizzato diviso tra pochi ricchi e moltissimi poveri''.

COMUNISMO: DA REINVENTARE? L'IDEA DI BERTINOTTI DIVIDE I 'COMPAGNI' (3)
COSSUTTA, DA FAUSTO UNA FUGA DA PROPRIE RESPONSABILITA'

(Andkronos) - Ben diversa e' la lettura della proposta di Bertinotti, da parte del presidente dei Comunisti Italiani, Armando Cossutta. Per l'ex-dirigente del Pci, l'idea del leader di Rifondazione non e' affatto una sfida per il futuro del comunismo, ma semmai ''una fuga dalle proprie responsabilita'''.
''Il problema e' quello di un capitalismo che governa il mondo ma che non riesce a risolverne le contraddizione perche' insite nello stesso sistema capitalista -ragione Cossutta- tutto questo richede un altro tipo di societa' che io chiamo socialismo. Allora, mi chiedo, che vuol dire 'reinventare il comunismo'? Significa soltanto sfuggire i problemi e non rispondere alle contraddizioni del capitalismo''. (segue)

COMUNISMO: DA REINVENTARE? L'IDEA DI BERTINOTTI DIVIDE I 'COMPAGNI' (4)
BELLILLO, DA FAUSTO 'L'ATTORE' IL SOLITO COLPO DI TEATRO

(Adnkronos) - L'ex-ministro del Pdci, Katia Bellillo, non prende troppo sul serio l'idea di Bertinotti. ''Ormai ci siamo abituati ai protagonismi da primo attore, ai colpi di teatro del segretario di Rifondazione'', attacca Bellillo.
''Non so se Bertinotti ricordi che vuol dire essere comunista,ma credo che, al di la' delle esperienze del '900, oggi piu' che mai la spinta e i principi del comunismo siano attuali. Nella societa' globalizzata dove la stragrande maggioranza delle popolazione vive in condizioni di poverta', la richiesta di una redistribuzione dei beni e il messaggio di giustizia e uguaglianza sono piu' che mai valido. Quindi, che c'e' da reinventare? certo, si devono attualizzare o principi del comunismo ma le radici di quel pensiero restano valide, al di la' della mania di protagonismo di alcuni''. (segue)

COMUNISMO: DA REINVENTARE? L'IDEA DI BERTINOTTI DIVIDE I 'COMPAGNI' (5)
CURZI, GIUSTA RIPROPOSIZIONE DI UN DIBATTITO ANTICO MA ATTUALE

(Adnkronos) - ''Mi pare una cosa che abbiamo gia' detto da tempo'', osserva il direttore di 'Liberazione', Sandro Curzi, a proposito del ripensamento sulla storia del comunismo. ''Di reinventare il comunismo, parlava gia' Berlinguer quando nel 1981, a proposito di quanto stava accadendo in Polonia, disse che la spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre si era esaurita''.
''Bertinotti porta un esempio preciso e cioe' il fallimento dell'idea di realizzare il socialismo in un solo paese. Su questo il primo campanello d'allarme -racconta Curzi- molti di noi lo ebbero al tempo dei fatti d'Ungheria nel 1956 e quasi tutti lo avemmo, poi, con l'invasione di Praga da parte dei carri armati russi. Quella riflessione continua ancora oggi, di fronte alle nuove esigenze della societa' globalizzata. E' il filo di dibattito senza discontinuita' e che ogni volta si trasforma''.
''Il capitalismo e' entrato in una cirsi evidente e quindi credo, che oggi piu' che mai, le nostre idee vivano un momneto di grande attualita'. Certo, vanno calibrate sulla realta' del Terzo millennio. Un dibattito affascinante che e' compito delle nuove generazioni -conclude Curzi- portare avanti''.


ULIVO: FERRANDO, DA BERTINOTTI INACCETTABILI APERTURE SU IRAQ
DOPO RITIRO USA PRC NON PUO' ASSECONDARE PRESENZA MULTILATERALE

Roma, 2 set. (Adnkronos) - ''La dichiarazione di Fausto Bertinotti secondo cui, dopo un eventuale ritiro delle truppe oggi occupanti, si potrebbe pensare ad un intervento multilaterale in Iraq con la partecipazione dell'Italia se gli iracheni lo chiedessero, e' una nuova inaccettabile apertura a Prodi e all'Ulivo, in profondo contrasto con le ragioni dei movimenti di questi anni. Come lo e' l'inedita rivendicazione dell' 'Europa come potenza' e l'aperto sostegno alla candidatura Kerry, eroe del Vietnam''. Lo denuncia il leader della minoranza trotzkista del Prc Marco Ferrando.
''Tutto cio' -aggiunge Ferrando- e' la riprova che un programma comune di governo Prc-Ulivo potra' essere solo il programma dell'Ulivo, con il benestare del Prc: contro le ragioni fondanti del nostro partito e dell'avanguardia operaia e giovanile''.
''Questa deriva governista -conclude- va fermata. Il congresso del partito non potra' trovarsi di fronte ad un fatto compiuto. E'necessaria una verifica democratica immediata fra tutti i militanti del Prc che imponga lo stop alla segreteria e salvi la liberta' del congresso''.


IRAQ: PECORARO, BASTA MORTI RITIRO SUBITO
IL GOVERNO SPIEGHI IN MANIERA TRASPARENTE

Roma, 27 ago. (Adnkronos) - ''Il corto circuito tra una guerra folle e un terrorismo criminale sta producendo un'escalation di morte e di orrore. L'uccisione di un giornalista pacifista e' un ulteriore imbarbarimento della tragedia irachena''. Lo ha dichiarato il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio
''Quante altre morti -continua Pecoraro- dovremo contare perche' il governo italiano, colpevole di aver trascinato il Paese in guerra e incapace di tutelare i propri cittadini, riconosca gli errori commessi? Sarebbe gravissimo se le quasi ottimistiche dichiarazioni di ieri sulle trattative fossero state solo frasi di circostanza. Ci auguriamo che il Governo riferisca e spieghi in modo trasparente''.


Apc-IRAQ/ PECORARO: PERA VADA A VEDERE FAHRENHEIT 9/11
Servono parole di pace e una politica di sviluppo sostenibile

Roma, 30 ago. (Apcom) - Si dichiara per un'alleanza, ma fra tutti i laici del mondo, il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, per battere tutti i fondamentalismi e per comprendere che il fondamentalismo occidentale è 'odioso' quanto quello islamico. "Prima di parlare, il Presidente del Senato Pera farebbe bene ad informarsi - ha detto Pecoraro Scanio in un comunicato - per evitare, in futuro, quella che risulta un'assurda istigazione a uno scontro di religione".
"Pera - continua Alfonso Pecoraro Scanio - si prenda un paio d'ore e vada a vedere il film di Michael Moore 'Fahrenheit 9/11' per capire come il fondamentalismo occidentale sia odioso quanto quello islamico. Per battere i fondamentalismi ed evitare le guerre serve un'alleanza tra tutti i laici del mondo contro chi ha interesse a fomentare la folle spirale di bombe e decapitazioni".
"Servono parole di pace - conclude il leader del Sole che ride - e nuove politiche di sviluppo sostenibile e cooperazione internazionale, perché l'Occidente deve rendersi conto che non può continuare all'infinito a consumare da solo l'80% delle risorse del pianeta".


Apc-IRAQ/ RIZZO: ALLAWI CAMERIERE DEGLI USA (CORSERA)
"E' la guerra che alimenta il terrorismo"

Roma, 31 ago. (Apcom) - Il premier iracheno Allawi "è capo di un governo messo lì dagli americani, governo i cui membri sono strettamente legati ad uomini della Cia, dunque la titolarità di questo premier è dubbia". Intervistato dal Corriere della Sera, il capo della delegazione dei Comunisti Italiani all'Europarlamento Marco Rizzo sottolinea: "Allawi è un cameriere. Se devo, preferirei parlare con l'albergatore, cioè con Rumsfeld". Quindi, aggiunge: "L'idea da cui parte Allawi è che o si è per la guerra o si sta con il terrorismo. Invece noi pensiamo che sia questa guerra che alimenta il terrorismo". Mau


RANIERI: TERRORISTI SENZA FRONTIERE,GUAI TIRARSI INDIETRO
INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA

(ANSA) - ROMA, 31 AGO - ''Non si puo' non concordare con le parole di Allawi: il terrorismo e' senza frontiere e senza scrupoli. Con il ricatto alla Francia dimostra che quella legata ad Al Qaeda e' l'avanguardia della sollevazione contro l'Occidente e i suoi valori''. Per il diessino ed ex sottosegretario agli Esteri Umberto Ranieri, intervistato dal CORRIERE DELLA SERA, gli ultimi rapimenti ''dimostrano che il terrorismo non e' soltanto un affare che riguarda gli Stati Uniti e chi ha sostenuto il conflitto in Iraq. Ma c'e' anche un effetto piu' insidioso: con il ricatto alla Francia i terroristi cercano di fare breccia tra i musulmani europei ponendosi come i difensori dei diritti religiosi negati dai governi occidentali. Messa cosi' nessuno puo' tirarsi fuori''.
''Non ci si puo' tirare indietro adesso che l'Iraq e' diventato un covo di terroristi. Ma ad Allawi - sottolinea Ranieri - vorrei dire due cose: la prima e' che la lotta al terrorismo e' una priorita' per la comunita' internazionale da sempre, non esiste la neutralita', esiste invece una diversita' di vedute su quella che e' la strategia migliore. E la seconda e' che Bush ha la responsabilita' storica di aver fatto con l'Iraq, che non era un Paese pieno di terroristi, l'apprendista stregone: la guerra ha trasformato l'Iraq in una retrovia dei terroristi. Saddam andava combattuto ma diversamente, adesso ci sono altre cose da fare, sperando che a gennaio si arrivi alle elezioni. Bene sta facendo l'Unione europea impegnandosi per addestrare la polizia irachena'', conclude Ranieri.(ANSA).



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