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Mutui ed usura
di Luca Branchicella
Pare ancora irrisolta la questione iniziata con l'ormai nota sentenza n°14899 del 17 novembre scorso in materia di mutui bancari usurari, veicolo di numerosi articoli che campeggiano sulle testate dei quotidiani piu' noti da circa due mesi.
Il clamore suscitato dalle Associazioni a difesa del risparmio, paventando lauti rimborsi, ha trovato terreno fertile in una Nazione ove in tanti sebbene impauriti dall'entita' della controparte si e' accesa la speranza di poter ricostituire il proprio patrimonio piccolo o grande che fosse, ma certamente oggetto di una vera e propria autodilapidazione, quale risultato di un mai abbastanza maledetto prestito bancario.
Che si trattasse di qualcosa di serio, se ne e' avuto certezza dall'immediata reazione verificatasi in sede ABI, che a seguito di stime statistiche sugli eventuali rimborsi ai clienti minacciava tracolli economico-finanziari, con riflessi devastanti sull'economia del Paese. In realta' cio' che e' premuto di piu' all'ABI, e' stato di evitare un'altra sconfitta da aggiungersi a quella subita precedentemente e relativa all'anatocismo bancario; un'altra questione spigolosa, che aveva preoccupato il settore degli Istituti di credito fino al punto da caldeggiare un intervento legislativo (il cd. decreto salva banche D'Alema) che la Corte Costituzionale, con sentenza n°425/00, ha vanificato dichiarandolo illegittimo.
Con l'orientamento espresso nello scorso Novembre pero', la Cassazione andava ben al di la' di un rafforzamento della tutela dei risparmiatori, non si trattava di un recupero della percentuale aggiuntiva percepita illegittimamente dalle banche come interesse passivo merce' la contabilizzazione trimestrale e non annuale dello stesso, quanto piuttosto il rimborso di tutti gli interessi corrisposti ove il tasso applicato avesse superato la soglia d'usura.
Cio' in ossequio alla precisa normativa della 108/96: la novella rivoluzionando il reato d'usura non piu' subordinato in sede di applicazione della norma ad un valutazione caso per caso sulla sproporzione tra le prestazioni e sull'approfittamento dello stato di bisogno, dettava un criterio certo per la configurabilita' della fattiscpecie penalmente rilevante nonche' chiare norme di raccordo con la disciplina civilistica . Inequivocabile in proposito il secondo comma dell'art.1815, frutto del principio espresso nel brocardo della tradizione classica quod nullum est nullum producit effectum. Peraltro il problema espandeva la sua portata quando interessava anche i mutui stipulati precedentemente alla entrata in vigore della legge di cui sopra, non costituendo fatto ostativo l'irretroattivita' della lex penalis stante il carattere permanente del reato d'usura, come facilmente ricavabile dall'art.644ter del c.p. in tema di decorrenza della prescrizione.
Adusbef e Adiconsum con l'aiuto dei media e di internet principalmente hanno colto l'occasione per pubblicizzare una vera e propria campagna di rimborsi contro le Banche, che a loro volta non hanno perso tempo a far sentire tutto il loro peso politico, ottenendo il varo di un decreto che li ponesse a riparo da una minaccia ben piu' grave di quella precedente.
Il decreto, che e' tuttora oggetto di modifiche, opta per una soluzione che, volendo essere salomonica, finisce col prestare il fianco a censure, non solo politiche sempre e comunque presenti, soprattutto giuridiche. Difatti il considerare, per l'applicazione della norma ex art.644 c.p. in combinato disposto all'art.1815 2°c.c., il momento della stipula degli interessi a prescindere dalla loro corresponsione, forza il dettato normativo, stravolge i contenuti della legge antiusura, mortificando quel travaglio sociale e politico, che assiste attraverso l'evoluzione etica di una Nazione, la stesura di leggi sofferte sul piano civile come questa.
Esempio di rara Giustizia sostanziale, la L. n°108/96 potrebbe rappresentare un patrimonio giuridico che restituisca agli operatori tutti del diritto e della Giustizia, cio' che spesso,, l'insuccesso della legge nei confronti della criminalita' radicata sul territorio gli usurpa . Ma tali valori sono pregiudicati e forse neanche riconosciuti come tali, allorche' si paventa la possibilita' di una sofferenza degli operatori economici, esperti nel seminare il panico attraverso operazioni di alta contabilita' e di finanza ma piuttosto reticenti a spiegare come mai le maggiori richieste di rimborso provengano dal Sud Italia, ove molti imprenditori commerciali che sono ricorsi al credito, sono state le vittime prescelte dell'usura tanto di quella criminale quanto di quella per cosi' dire "legale " delle Banche.
Non si capisce perche' gli intermediari finanziari dovrebbero trovarsi privi di copertura finanziaria laddove si restituisse del capitale ad aziende che, sull'orlo del fallimento e costrette a licenziare lavoratori, potrebbero attraverso un utilizzo di tali capitali risanare la loro posizione rientrando nel mercato per offrire il loro contributo. Non convince il Governo, quando proclama interventi di risanamento al Sud per fronteggiare la disoccupazione e rilanciare l'economia e che poi si rende complice di un sistema teso all'impoverimento delle risorse e preoccupato unicamente della propria autoconservazione quale quello bancario tradizionale. Quest'ultimo infatti avendo perso la sfida con la nuova mentalita' economica di origine anglosassone, anacronistico gia' in molte aree sviluppate del Nord Italia, cerca ancora di sopravvivere, sotto forma di parassita dell'economia, con il benestare politico di quanti non vogliono o non sanno rimodernare completamente il Paese.
Non si riuscira' a dare legittimita' giuridica ad un gioco bieco e privo di qualsiasi logica produttiva: arriva dal Tribunale di Benevento la prima forte censura di legittimita' al decreto 394/00. E' la prima, si spera di una lunga serie, reazione di un mondo giuridico alla tendenza a piegare lo strumento legislativo, attraverso l'uso della relativa potesta' del Governo, ad esigenze di casta, camuffando una mera logica speculativa con l'interesse pubblico. Il Giudice unico di Benevento non ci sta, e fa rilevare la violazione degli articoli 3, 24, 47, 77 della Carta Costituzionale: la nuova normativa riserverebbe un ingiustificato trattamento di favore per le Banche e gli enti creditizi che abbiano commesso usura a danno di coloro che in passato, indiscriminatamente sia prima che dopo il Marzo '96, hanno contratto mutui alle condizioni dettate dal cartello bancario, i quali non potrebbero piu' avvalersi delle disposizioni della legge 108/96 e quindi della nullita' delle clausole con le quali sono stati convenuti interessi usurari consequenzialmente al disposto di cui agli art. 1339 e 1815 2° c.c.. Si restringerebbe inoltre irragionevolmente andando oltre le finalita' del provvedimento, anche il campo di applicazione del delitto d'usura di cui al 644 c.p., come riformulato dalla 108/96, nel senso di far rientrare a pieno titolo la riscossione degli interessi tra le condotte penalmente rilevanti. In ultimo si censura l'interpretazione autentica utilizzata dal Governo. Anche l'ABI si rende conto che l'eccessiva fretta nel trovare un rimedio efficace, ha lasciato molte sbavature , rese piu' critiche dall'insistenza delle Associazioni avversarie. Si aprono cosi' le trattative, cui partecipa in prima persona il Governo. Neppure il Parlamento e' risparmiato; segue anch'esso le trattative e, man mano formula le modifiche da apportare al tartassato decreto.
Si cerca di trovare una soluzione individuando un tasso medio oltre il quale si puo' accedere alla rinegoziazione, solo pero' per i mutui successivi al Marzo '97. Presto ci si accorge che si tratta di un contentino, cosi' l'Abi, in combutta col Governo, abbassa ulteriormente il tasso proponendone uno speciale per le famiglie povere che abbiano stipulato il mutuo per l'acquisto della prima casa. Ma questo e' davvero il massimo, piu' di tanto il Sovrano non puo' concedere ai propri sudditi e, ove questi si dovessero lamentare sarebbero degli ingrati, considerato che tutto cio' e' fatto per il "bene " del Paese.
Peccato che i mutui stipulati con le Banche per la prima casa, costituiscano una percentuale infinitesimale dei mutui a tasso usurario che darebbero diritto al rimborso. E' una battaglia lunga e difficile, allo stato le Banche sono in vantaggio: i rimborsi e le relative azioni sono tutti bloccati. La cordata politica inoltre, non fa sperare nulla di buono ai risparmiatori tanto che qualcuno gia' pensa di portare la questione ai giudici europei di Strasburgo, li' forse frasi come fraus omnia corrumpit hanno ancora un significato, e la problematica circa l'usurarieta' sopravvenuta non dovrebbe passare inosservata.
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