Il decreto ministeriale n.509 del 3 novembre 1999 è il primo passo della riforma universitaria, che modificherà in modo sostanziale l'intera università italiana, tutto ciò in virtù dell'impegno dichiarato da 29 Paesi europei di rendere comparabili tra loro i propri sistemi di formazione superiore.
I primi passi della riforma sono stati già compiuti: sono stati definiti i titoli di studio, che le università potranno rilasciare ed è stato pubblicato il decreto che stabilisce le 42 classi nelle quali confluiranno i corsi di laurea. Inoltre è già apparso anche il decreto riguardo alle lauree specialistiche. E' ancora in preparazione invece il decreto che definirà gli ordinamenti didattici delle nuove classi e dei corsi di laurea.
Tenendo conto che i tempi fissati dal decreto legge sono di 18 mesi e considerando una serie di tempi tecnici, tra cui quelli relativi alla pubblicazione, la riforma non sarà completa prima del 2002/2003 anche se alcuni corsi potranno partire già dal 2001/2002.
Vi è poi un'altra questione che confonde attualmente la situazione e cioè che la riforma riconosce alle singole università una vasta autonomia decisionale, i vari atenei potranno attivare o disattivare i corsi di laurea che ritengono opportuni, fissare i requisiti necessari per accedere ai corsi, decidere anche le modalità per accertare il profitto, insomma in futuro le differenze tra i vari atenei saranno destinate a crescere, il vecchio modello universitario con corsi più o meno simili in tutte le università viene totalmente superato.
Siamo per ora in mezzo al guado in una fase di passaggio caratterizzata da particolare incertezza.
Il senso della riforma è comunque chiaro sufficiente almeno a scatenare un acceso dibattito sulla riforma stessa.