Numero Speciale - 10 aprile 2001 |
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LA NUOVA UNIVERSITA'
Riformiamo la riforma. di Luciano Canfora ed Angelo Panebianco Dal prossimo anno accademico l'Università italiana dovrà obbligatoriamente organizzarsi, come la legge recentemente approvata prescrive, secondo nuove modalità: laurea triennale di primo livello, laurea biennale di specializzazione, generalizzata adozione del sistema dei crediti. La riforma che ciò impone è nata, nelle intenzioni dei suoi ideatori, per dare al sistema universitario italiano maggiore flessibilità rispetto al precedente assetto, per adeguare gli studi universitari alle mutate esigenze, e per consentire all'autonomia delle singole sedi, Facoltà e Corsi di laurea, come venne inizialmente detto, di dispiegarsi senza più i ceppi e i vincoli che l'hanno fin qui mortificata. Il risultato finale è stato però tutt'altro: errori di valutazione e di scelta e le pressioni incrociate degli interessi corporativi, insieme, hanno prodotto alla fine una gabbia d'acciaio, una cappa rigidissima che mortifica almeno quanto il precedente assetto l'autonomia universitaria, non tiene conto delle obiettive diversità (disciplinari, metodologiche, ecc.) fra i diversi corsi di studio universitari e, tutto appiattendo, rischia di accelerare, non di frenare, il processo in atto di deterioramento del sistema universitario. Gli estensori di questo appello chiedono di sanare i guasti maggiori.
A tal fine riteniamo auspicabili i seguenti interventi:
2) che la ripartizione dei crediti direttamente stabilita dalla legge, sia nel caso delle lauree di primo livello sia nel caso delle lauree specialistiche, non debba in nessun caso superare il trenta/quaranta per cento del totale dei crediti a disposizione dei corsi di laurea. Oggi il sessantasei per cento (formalmente ma di fatto la percentuale è ancora più alta) dei crediti è assegnato alle diverse attività e discipline direttamente dalle norme. In questo modo, la libertà di scelta e l'autonomia delle Università, Facoltà e Corsi di laurea, sono state praticamente vanificate. Si tratta di garantire alle Università libertà nella costruzione dei percorsi di insegnamento, pur nel rispetto di alcune condizioni minime di omogeneità. 3) che sia lasciata alle Università, alle Facoltà e ai Corsi di laurea la libertà di distribuire i «crediti» in funzione di autonome valutazioni sul peso dei carichi didattici. Occorre, in altri termini, eliminare la norma che, legando artificiosamente crediti e ore di lavoro (secondo la legge vigente a ogni credito dovrebbero corrispondere venticinque ore di lavoro dello studente), contribuisce a un irrigidimento ulteriore dell'intero sistema e contiene i germi della dequalificazione dell'insegnamento universitario. Un provvedimento che «riformi la riforma» nei tre punti indicati, per la sua semplicità, può essere varato molto rapidamente. Esso contribuirebbe a salvaguardare la dignità dell'insegnamento universitario oggi seriamente minacciata. Gli estensori di questo appello si augurano che già in questa fase finale della legislatura si possa approvare tale provvedimento. Se ciò non risultasse possibile, auspichiamo almeno che, dopo le elezioni, il ministro competente, chiunque egli sia, scelga di farne il suo primo, qualificante, atto. Le adesioni dei docenti universitari potranno essere inviate al seguente indirizzo di posta elettronica: appello@rcs.it |
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