La conoscenza come fonte di emancipazione sociale, come strumento di formazione personale, come acquisizione delle capacità necessarie per attuare scelte consapevoli, la conoscenza come fonte principale della libertà individuale.
Questa è la mia idea di conoscenza ed è a questa idea che ho sempre comunque collegato l'istituzione universitaria, nonostante le enormi carenze organizzative le evidenti disfunzioni di un sistema decisamente precario, l'università è per me un luogo di formazione personale, è un luogo dove ognuno secondo i propri meriti e le proprie capacità può formarsi come individuo pensante, essere critico e quindi libero. Non ho mai considerato e mi ostino a non voler considerare l'università come luogo di formazione lavoro, non ho mai pensato l'università come un corso di formazione professionale, non è all'università che si impara il mestiere. E' in base a questa visione che affrontato il problema della riforma universitaria arrivando ad avere a riguardo un parere decisamente negativo.
Si è detto che lo spirito della riforma sarebbe quello di tendere a velocizzare il percorso universitario ad avvicinare gli studenti al mondo del lavoro, preparandoli in modo più pragmatico e veloce, tutto questo in virtù del modello europeo. E' in base a questa impostazione di fondo che nasce il 3+2 a cui viene collegato il sistema dei crediti ed una profonda ristrutturazione delle varie facoltà, che dovrebbero essere decentrate per essere così alleggerite. Bene è indubbio che gli studenti universitari durante la loro preparazione debbano essere avvicinati maggiormente al mondo del lavoro, ed è altrettanto evidente che il mondo universitario necessita di quella che si potrebbe definire : "una vigorosa sfoltita", che permetta un concreto snellimento burocratico dell'istituzione ed è anche vero che in parte anche i programmi potrebbero essere ringiovaniti, l'università così come è evidentemente non va bene. Ma la riforma la migliora? Con la riforma si ottengono davvero i fini che ci si è proposti? Ritengo di no con questa riforma, si può solo puntare ad una profonda dequalificazione dell'Università si otterrebbe la sua completa trasformazione in un corso di formazione lavoro, gli studenti verrebbero formati ad essere dei dipendenti specializzati da inserire velocemente nel mondo del lavoro, privati di una visione propria complessiva del mondo circostante, incapaci di criticare consapevolmente la realtà che li circonda, lungi dall'essere soggetti pensanti, uomini liberi, sarebbero formati ad essere impiegati omologati. Solo a pochi, a chi se lo potrà permettere economicamente, anche perché con il sistema dei crediti si introduce sostanzialmente la frequenza obbligatoria, verrà offerta la possibilità di acquisire conoscenza e quindi la capacità di interpretare la realtà. Il triennio di base che ancora non è chiaro come sarà organizzato, sarà comunque decisamente semplificato, la formazione sarà più facile meno complessa più accessibile, così da dare a tutti la possibilità di uscire più presto dalla dimensione formativa e conoscitiva e "mettersi a lavorare". Così paradossalmente di fronte d una società sempre più complessa che per essere affrontata ed interpretata necessiterebbe di una sempre maggiore preparazione culturale, l'università l'istituzione che avrebbe proprio il compito di fornire gli strumenti adatti per permettere questo tipo di approccio a più soggetti possibile, alza bandiera bianca e decide di formare impiegati, dipendenti. Che una riforma del genere sia stata pensata da un governo di centro sinistra mette in evidenza la crisi profonda della sinistra italiana o meglio chiarisce definitivamente, che chi oggi si auto candida, in modo spesso arrogante, ad esserne il rappresentante di spicco, ha invece decisamente poco a che vedere con la tradizione della sinistra europea liberale e democratica.