Il 30 gennaio scorso presso il casale di Villa Madama, sede dell' Istituto Diplomatico, si è svolta una interessante riflessione sulla Conferenza di Nizza. Quella mattina, mentre il sottoscritto veniva invitato a mischiarsi fra gli invitati, Franco Venturini scriveva per il Corriere della Sera: "sono trascorsi quasi due mesi dal sofferto varo notturno del Trattato di Nizza, eppure questa volta il tempo non è servito a rimarginare le ferite." Forse però il processo d'unione va avanti sin dal principio proprio in quella maniera, attraverso cioè una ridotta consapevolezza di se stesso per non dire addirittura dimenticandosi di se stesso. All' Istituto Mario Toscano hanno parlato in molti: c'era la presidenza di turno dell' Unione Europea nella persona dell'Ambasciatore di Svezia, la Farnesina rappresentata dal ministro Cangelosi, Direttore generale per l' integrazione europea, l' Università la Sapienza e l' ufficio romano della Commissione Europea. Sul tappeto c'era, come è ovvio, il dopo-Nizza: quale è stato il clima e quali le decisioni?
Tutti i convenuti hanno anzitutto ricordato l'impressione che all' appuntamento nizzardo i governi europei ci sono andati, per una volta, "con i piedi per terra". A seguito però hanno anche voluto sottolineare come diversamente da ciò che oramai siamo abituati a pensare, un paio di decisioni importanti sono state prese. Il ministro Cangelosi, per esempio, ha parlato di maggioranza qualificata, riponderazione dei voti, struttura della Commissione e cooperazioni rafforzate. Di cosa si tratta? Il negoziato di Nizza è durato cinque giorni, con ritmi estenuanti, che però non stupiscono il diplomatico, che anzi spiega: sull' estensione del voto a maggioranza qualificata rispetto a quello all'unanimità era in gioco il diritto di veto che qui significa praticamente la sovranità nazionale. Bisogna sapersi accontentare, insomma, è vero che la nuova procedura di voto al Consiglio Europeo (supremo organo direttivo dell'Unione) si sarebbe dovuta applicare a 75 materie e non a 40, ma per quelle 40 Nizza ha deciso. E già ora è previsto che per alcune delle rimanenti 35, come per esempio il commercio di prodotti audiovisivi, ci sarà una fase di semplice limitazione del diritto di veto alla cui scadenza bisognerà discutere il passaggio all'abolizione totale. Per quanto riguarda la ponderazione dei voti poi, le difficoltà sarebbero state anche maggiori. La Francia, allora Presidente di turno, si sarebbe opposta, infatti, a che la Germania avesse più voti in Consiglio degli altri 3 Grandi ( Francia- Gran Bretagna- Italia), dando il La ai Piccoli venuti in Costa Azzurra secondo lo spirito generale, cioè senza pretese "nazionaliste", ma anzi ben disposti a riconoscere il peso dei Grandi, Germania in testa, che allora però andava riconosciuto. Alla fine la soluzione, nota come "doppia maggioranza", si è trovata e anche se è piuttosto difficile da capire, è pur sempre una decisione assai importante. L'attuale processo decisionale funzionerà, in sostanza, solo quando un voto della maggioranza degli stati in Consiglio corrisponda alla maggioranza della popolazione totale dell' Unione Europea. E qui veniamo al punto, perché se i voti della Germania al Consiglio Europeo saranno gli stessi che hanno gli altri 3 Grandi, cioè 29, al Parlamento Europeo la Germania manterrà i suoi 99 seggi contro una riduzione da 87 a 72 seggi per la Francia, l'Italia e la Gran Bretagna. E il riconoscimento, demograficamente parlando, del peso reale dei tedeschi sull' organizzazione europea. A Strasburgo probabilmente si parlerà un po' più tedesco di quanto non si faccia oggi, e per il governo tedesco, che si batte da anni affinché si lavori agli affari europei in tedesco, non sarà un riconoscimento di poco conto. Occorre forse mettere in evidenza che la formula della doppia maggioranza dovrebbe assicurare la giusta congruenza negli affari europei anche ai Piccoli? Di assicurazione si dovrebbe parlare anche a proposito di un'ulteriore decisione di Nizza: la struttura della Commissione. I Grandi avranno in futuro un solo Commissario, e non più due come oggi, sicché saranno messi alla pari dei Piccoli ma soprattutto, se pensiamo al prossimo allargamento, la Commissione potrà crescere al riparo da prevedibili problemi di funzionamento. L'ambasciatore Guazzaroni ha cosi scritto a proposito di Nizza: "Si può ancora sperare che i Governi dei Paesi membri dell'Unione Europea si convincano del vantaggio, ch'essi poi finiscono di acquisire, ispirandosi più decisamente allo spirito dell'unità dell'Europa(…). Fin d'ora i 15 Paesi dell'Unione Europea(…), hanno un uguale interesse ad adoperarsi perché quel giorno(…), sia un giorno di successo!"
Concludendo torniamo ancora una volta sul concetto di dopo-Nizza: quale è lo stato dell'Europa? Cosa è lecito aspettarsi per il futuro del processo di integrazione? La stampa italiana ha raccontato la Conferenza di Nizza con profusione di dettagli e di analisi, però alla fine ci ha lasciato con un'idea approssimative: "Prodi deluso: un passo più corto del dovuto" titolava il Corriere il 13 dicembre. Altro che appuntamento mancato, aspettative deluse, la Conferenza di Nizza ha segnato, per dirla con il solito Venturini, un "mutamento epocale" .In questi ultimi anni eravamo ostaggio di un meccanismo inibitorio: se si parlava di Europa bisognava parlare di allargamento dell'Unione, ma per farlo bisognava prima affrontare il tema delle riforme istituzionali, e in quella condizione si finiva sempre per parlare soltanto di dimensioni. Oggi le riforme ci sono, il testo del trattato di Nizza sarà portato a conoscenza dei nostri parlamentari, o almeno era ancora questa la situazione fino a diverse settimane fa perché, pare, ci vogliono tempi lunghi per tradurlo. Pensate agli inglesi, diceva l'Ambasciatore di Svezia all'Istituto Diplomatico ( parlando non senza generosità in italiano): in Europa ci sono ordinamenti, come quello di common-law, dove non è strettamente necessario un documento scritto per una sanzione giuridica. Ed è forse passato inosservato, inoltre, che secondo le decisioni di Nizza i prossimi vertici a livello di Consiglio Europeo si svolgeranno indiscriminatamente a Bruxelles: i Paesi membri hanno già rinunciato al ritorno d' immagine che accompagna sempre i grandi appuntamenti internazionali. A Nizza infine si è deciso un nuovo sistema per quanto riguarda le prossime tappe del processo d'integrazione. Non si parlerà più di Europa a due velocità ma di "cooperazioni rafforzate" fra alcuni Paesi membri ( non meno di 8 ) che abbiano deciso di accelerarlo in alcuni campi specifici. Per l' Italia, inutile dirlo, è una conquista, perché cambierà la geopolitica dell'Unione: non più soltanto l'asse franco-tedesco, ma spazio a storiche amicizie, e a nuova linfa per l'idea d' Europa.