Il Laboratorio

Numero 2 - 4 marzo 2001

Gli USA cambiano rotta


Si sapeva, era stato più volte annunciato, già durante la campagna elettorale Bush aveva chiaramente detto che in caso di un sua vittoria gli Stati Uniti in politica estera avrebbero decisamente cambiato atteggiamento, orientandosi ad un chiaro disimpegno internazionale, nella più sana tradizione repubblicana. Le prime settimane di amministrazione Bush confermano questo cambiamento di rotta. Il disimpegno USA riguarda in particolare alcune questioni, in primo luogo quella palestinese. Bush al contrario del suo predecessore non ha nessuna intenzione di farsi assorbire da problema Palestinese e la visita di Colin Powell a Gerusalemme lo conferma a pieno. Infatti nella sua visita lampo il nuovo segretario di Stato americano ha rilanciato il negoziato tra Palestinesi ed Israeliani rimettendolo sostanzialmente alla buona volontà delle due parti, dovranno essere loro a riallacciare i ponti, a creare le condizioni necessarie per arrivare alla tanto sospirata pace. Powell ha chiesto alle autorità israeliane di mettere fine all'assedio dei territori, di pagare le tasse dovute e soprattutto di collaborare per migliorare la vita della popolazione Palestinese, alle autorità palestinesi, ad Arafat ha invece chiesto di mettere fine alla nuova intifada. Entrambe le parti hanno risposto "si" ma entrambe hanno aggiunto precise condizioni che sembrano più che altro pretesti per non cedere e rimanere sulle proprie posizioni. In effetti pensare che la ripresa del processo di pace possa essere attualmente demandata esclusivamente alla volontà delle parti è poco credibile. Per Israele la pace continua ad essere un rischio notevole che, soprattutto di fronte all'attuale disimpegno Statunitense, non sembra assolutamente disposta a correre. Arafat da parte sua deve fare i conti con frange estreme che, oggi più che mai, sono difficilmente controllabili e che in caso di un cedimento del loro capo nei confronti di Israele, sarebbero pronte a scavalcarlo, cosa che sua volta aprirebbe scenari poco rassicuranti soprattutto se si considera che in Israele è oggi capo del governo Ariel Sharon l'uomo delle destre. Paradossalmente, l'equilibrio in terra di Palestina sembra dunque trovarsi solo quando le parti tornano entrambe su posizioni di ferma ostilità reciproca, è curioso, ma forse non è un caso, che la nuova escaletion di violenza si è scatenata proprio quando il processo di pace sembrava essere giunto a pochi passi dal conseguimento di risultati tangibili, sembra quasi che sia la prospettiva di una pace reale a scatenare la violenza in Palestina. Rimane il problema: vista la attuale distanza tra le parti risulta davvero difficile pensare che la ripresa del processo di pace possa essere demandata esclusivamente alla volontà di Israeliani e Palestinesi. Gli stessi Usa se da una parte li incitano dall'altra non sembrano volerli facilitare, infatti se per la Palestina è entrata in vigore la politica del disimpegno, attualmente questo principio non sembra valere per tutto il medio oriente, di certo non vale per l'Iraq dove gli USA sono tornati ad intervenire direttamente in modo deciso e spettacolare. Questo intervento comunque sia maturato, non ha di certo facilitato il processo di pace in Palestina, anzi, sembra aver riaperto scenari che sembravano chiusi, dopo anni infatti, per le strade dei territori palestinesi sono tornati a riecheggiare slogan inneggianti a Saddam. Una conferma del ritorno di popolarità, mai del tutto svanita, del dittatore Iracheno, si è avuta durante il colloquio tra Arafat e Powell quando i molti manifestanti riunitisi davanti la casa del Leader Palestinese, hanno iniziato ad agitare foto del Raìs iracheno, in mezzo a bandiere del Fatah, e dell'Hezbollah libanese e di altri gruppi islamici e, new entry preoccupante, in questa occasione sono apparse anche foto di Osama Bin Laden fino ad ora mai viste in Palestina. L'intervento USA in Iraq ha dunque creato un clima pericoloso: ha offerto la possibilità di rinsaldare i legami tra le frange più estreme del mondo arabo, ha ridato loro la possibilità di unirsi sullo sfondo di un movimento panarabo aggressivo e fondamentalista. Strana strategia quella Usa che sicuramente darà i suoi frutti nel lungo periodo ma che nell'immediato sembra creare, più che altro, confusione.


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