Il Laboratorio

Numero 2 - 4 marzo 2001

Lo sviluppo storico della questione Palestinese.
Parte terza: 1951-1970

di Antonio AmbrosioEmail


Ripercorrendo gli sviluppi storici della questione palestinese siamo giunti con questo terzo articolo agli inizi degli anni '50. A questo punto, volendo continuare il nostro excursus storico, non possiamo fare a meno di allargare l'obiettivo d'osservazione e considerare l'intero scenario medio orientale.

In quest'ottica bisogna tenere presente che, soprattutto dopo il 1953, il Medio Oriente è senza dubbio una delle zone più importanti dello scacchiere diplomatico mondiale. Siamo, infatti, in piena guerra fredda, ma, mentre in Europa la linea di divisione tra i due blocchi è ormai definita, i Paesi Arabi sono invece "terra di conquista" per le due grandi super potenze, in questa zona, infatti, non sono state ancora definite le zone di appartenenza ed evidentemente la concorrenza tra i due colossi mondiali USA e URSS è notevole, sia per le enormi riserve petrolifere, sia per la grande importanza strategica dell'intera area.

Questo dunque il contesto nel quale si sviluppa in questo periodo la questione palestinese, legata oramai a filo doppio sia alle vicende dei vicini Paesi Arabi, sia agli interessi di USA e URSS che, di fatto, le determinano. In generale, si può dire che gli USA agiranno sul territorio portando avanti una politica di imponenti aiuti economici ed aiuti militari indiretti, l'URSS invece appoggiando apertamente la lotta del mondo arabo contro Israele.

In questi anni un evento di fondamentale importanza per gli equilibri dell'intero settore, fu l'ascesa al potere del colonnello Nasser, in Egitto. Agli inizi degli anni 50 in questo Paese la situazione era ancora molto fluida, non si sapeva cioè se l'Egitto si sarebbe schierato a favore dell'occidente, oppure se avrebbe scelto la via nazionalista.

Il 23 luglio 1952 si ebbe un clamoroso colpo di scena: il generale Neghib, Capo di Stato Maggiore dell'esercito, costrinse, il Re Faruk ad accettare un governo nazionalista, pochi giorni dopo lo stesso Re, completamente screditato, fu costretto a lasciare il Paese.

La politica di Neghib non sembrava però completamente antioccidentale, infatti, dopo aver proclamato la Repubblica egiziana, nel giugno del 1953, pochi mesi dopo, nel settembre dello stesso anno, concluse un accordo di massima con l'Inghilterra, per l'evacuazione definitiva del canale di Suez. Sempre nello stesso anno, nel mese di febbraio, era stato concluso un altro importante accordo con l'Inghilterra, con il quale si stabiliva che l'eventuale annessione del Sudan da parte dell'Egitto sarebbe stata decisa da un'assemblea costituente sudanese, Neghib accettava così la posizione inglese, che si era sempre opposta ad un'annessione unilaterale da parte egiziana.

Neanche i rapporti con gli USA sembravano critici, anzi, tutto faceva supporre alla possibilità di un appoggio diretto degli Stati Uniti alla dittatura militare egiziana, sulla falsa riga di quello che stava già accadendo in Iran.

Nel febbraio del 1954 però il generale Neghib fu a sua volta spodestato da un altro colpo di Stato e sostituito da un altro militare: il colonnello Nasser, la cui politica si rivelò ben presto non solo decisamente antioccidentale ma anche completamente destabilizzante per gli equilibri dell'intera area medio orientale.

Il progetto dichiarato di Nasser era, infatti, quello di unire tutto il mondo arabo sotto la sua guida. In quest'ottica uno degli obiettivi dichiarati e continuamente ribaditi da Nasser era, ovviamente, la distruzione completa dello Stato d'Israele.

Per questo furono costituite anche delle truppe speciali di commandos egiziani: i Fedayn che partendo da Gaza attuavano, a scopo più che altro propagandistico, continue incursioni sul territorio Israeliano.

Israele non era certo l'unico argomento agitato dalla propaganda di Nasser.

Il canale di Suez era un'altra freccia al suo arco. Proprio riguardo al canale, infatti, ottenne un'importante affermazione arrivando a sottoscrivere un vantaggioso accordo con la Gran Bretagna (19 ottobre del 1954) secondo il quale si assicurava non solo l'evacuazione definitiva delle truppe inglesi, ma otteneva anche il riconoscimento della completa sovranità egiziana sul canale.

Un altro argomento di Nasser era poi il terzaforzismo, inteso in chiave chiaramente anti-occidentale, tant'è che nel settembre del 1955 annunciò di aver accettato un'importante fornitura d'armi dalla URSS, cosa che naturalmente preoccupò non poco Stati Uniti e GBR. Nasser, si affiancava quindi a Tito e Nehru, contribuendo a formare così, nello scenario diplomatico mondiale, un blocco di potenze formalmente non allineate ma decisamente vicine all'influenza sovietica.

Nazionalismo, isolazionismo anti-occidentale, panarabismo politico e religioso, ostilità dichiarata verso Israele, vicinanza sempre più stretta al blocco Sovietico, facevano della politica di Nasser una miscela esplosiva.

Nel frattempo, quello che gli Stati Uniti avevano sperato di ottenere in Egitto con Neghib, vale a dire una dittatura filo occidentale, era stato invece ottenuto in Iran.

Anche qui come in Egitto, si ebbe un colpo di Stato, il 19 agosto 1953, in questo caso contro il Primo ministro, il filo comunista Mossadegh, nazionalista mistico, che continuava a rifiutare di trattare con l'anglo-Iranian Company, ribadendo con fermezza la completa nazionalizzazione delle risorse petrolifere.

Il risultato del golpe militare fu il ritorno sul trono dello Scià, legato chiaramente agli Stati Uniti, i quali molto probabilmente ebbero anche un ruolo decisivo nella preparazione del golpe. Una conseguenza importante di questo cambio in senso filo occidentale dell'Iran, fu la sua adesione al famoso, quanto importante, patto di Bagdad. Quale era il senso politico di questo Patto?

L'iniziativa di questo patto fu presa dall'Iraq, in particolare dal ministro degli esteri, il quale convinse il suo sovrano Faisal che la sicurezza del proprio Paese, contro le minacce sovietiche, era legata indissolubilmente ai rapporti con Iran e Turchia, con i quali Iraq non poteva non collaborare specie in materia di difesa militare. L'Iraq, decidendo quindi ad avvicinarsi a questi due Paesi, decisamente schierati al fianco di GBR e USA, abbandonava chiaramente la linea neutralista, propagandata in quel periodo dall'Egitto di Nasser.

In un primo momento, il 24 febbraio 1955 a Bagdad fu firmato un trattato tra l'Iraq e la Turchia, con il quale i due Paesi si impegnavano reciprocamente a collaborare per la propria sicurezza, a questo patto aderì anche la GBR il 5 aprile del '55, cosa che collegò direttamente il patto di Bagdad al patto Atlantico, nel settembre del '55 aderì anche il Pakistan e il 3 novembre, come detto, lo fece anche l'Iran.

Si era così creata quella che il Duruselle definisce l'ala destra della NATO.

La creazione di tale patto fu chiaramente un duro colpo per l'Egitto, in effetti, uno degli scopi di tale operazione era proprio quella di isolare Nasser, il quale da parte sua aveva firmato nell'ottobre del '55 due patti difensivi con Siria ed Arabia Saudita ai quali si aggiunse nell'aprile del 1956 quello con lo Yemen.

Si andavano così formando anche in Medio Oriente due blocchi contrapposti:

uno che faceva capo all'Egitto terzoforzista, vicino all'influenza sovietica, l'altro, materializzatosi nel patto di Bagdad, dichiaratamente filo occidentale.

In questo contesto molto delicato, divenne estremamente difficile la situazione della Giordania.Questo Paese, aveva mantenuto per diversi anni un atteggiamento favorevole all'occidente, in virtù anche del fatto che il suo Sovrano apparteneva alla famiglia Hascemita, la stessa del Sovrano irakeno che, come detto, era legato al patto di Bagdad, al quale, anche la Giordania decise di aderire, nel dicembre del '55.In Giordania era però molto forte anche l'influenza egiziana, soprattutto sui molti profughi palestinesi che vivevano nel Paese, per questo la decisione di aderire al patto scatenò la rivolta della popolazione palestinese, e le dimissioni di ben quattro ministri. Dopo una serie di scioperi e manifestazioni, il nuovo primo ministro, un palestinese, eletto nell'ottobre del '56 ritirò definitivamente l'adesione al patto di Bagdad. Per di più, nello stesso mese, capovolgendo le linee di politica estera fino ad ora adottate, la Giordania firmò un accordo con Siria ed Egitto con il quale si prevedeva la creazione di un comando militare comune.La Giordania entrava così nell'area Nasseriana su posizioni chiaramente anti occidentali.Poco dopo però ci fu un altro clamoroso colpo di scena, infatti, nel marzo aprile del '57 il giovane Re Hussein riuscì ad eliminare i partigiani di Nasser e a riportare il Paese nell'orbita occidentale, anche se, ufficialmente la Giordania non aderì al patto di Bagdad.

In questo scenario particolarmente articolato, caratterizzato da un'enorme instabilità politica, si abbatte la decisione statunitense di bloccare i finanziamenti all'Egitto per la costruzione della grande diga di Assuan.Il segretario di Stato americano ufficializzò la decisione nel luglio del '56, questo avveniva in virtù del fatto che gli Usa consideravano ormai l'Egitto di Nasser un Paese ostile.

La risposta di Nasser non si fece attendere tant'è che il 26 luglio proclamò la nazionalizzazione della compagnia del canale di Suez.Questa decisione colpiva, non tanto gli Stati Uniti, ma soprattutto la Francia che deteneva numerose azioni della compagnia e la GBR che era la maggior utente del canale stesso. L'ipotesi che, da ora in avanti, il passaggio attraverso il canale fosse dipeso esclusivamente dalla volontà egiziana, non poteva essere accettato dalle due potenze europee, le quali cercarono subito di far fallire la nazionalizzazione.

Gli USA, da parte loro, si mantennero indifferenti alla questione, anche perché non erano toccati direttamente nei loro interessi dalla decisione di Nasser e poi perché volevano in ogni modo evitare di intervenire direttamente in Medio Oriente per non avere nessun tipo di problema con i Paesi produttori di petrolio.

L'URSS invece appoggiò a fondo la politica di nazionalizzazione, questo non perché avesse interessi propri legati al canale da tutelare, ma perché sperava comunque di sfruttare la situazione per creare problemi al campo occidentale. GBR e Francia sembrarono sin dall'inizio decise ad intervenire militarmente, ma furono fermate perentoriamente dagli Stati Uniti. Nel agosto del '56 per risolvere la questione fu indetta una conferenza internazionale, alla quale però l'Egitto rifiutò di partecipare, si decise allora al termine di tale conferenza di creare un comitato di cinque membri con il compito di negoziare con Nasser, per cercare di farlo tornare sulla sua decisione. I negoziati fallirono completamente, gli Stati Uniti proposero allora una soluzione per certi versi spettacolare: Foster Dulles propose infatti la creazione di una "Associazione degli utenti" che avrebbe utilizzato propri piloti e percepito i diritti di transito. In effetti, tale proposta non fu appoggiata con molta decisione in primo luogo dagli stessi Stati Uniti tanto che di fronte all'intransigenza di Nasser il progetto perse ogni significato. Francia e GBR decisero allora di rivolgersi alle Nazioni Unite, chiedendo ufficialmente il rispetto della convenzione del 1888 che regolava il traffico del canale e che era stata violata unilateralmente da Nasser.

Il Consiglio delle Nazioni Unite decise nell'ottobre del '56 di adottare sei principi che avrebbero dovuto regolare la questione, tra questi vi erano il riconoscimento della sovranità egiziana e la fissazione dei diritti di pedaggio, Nasser sembrava molto propenso ad accettarli.

La situazione era però sul punto di precipitare, infatti, a quella data: ottobre del '56 in Giordania come abbiamo visto le elezioni erano state vinte dai palestinesi, il Paese era entrato così nell'orbita di Nasser, sposando decisamente la causa antiisraeliana, contemporaneamente continuavano le incursioni in Israele da parte dei fedayn che spesso partivano proprio da territori giordani, in più l'arrivo di armi sovietiche in Egitto rendeva Israele ancora più preoccupato, senza contare che Nasser manteneva chiuso il canale alle navi israeliane. Israele si sentiva dunque minacciato e così sicuro della sua superiorità militare decise di attaccare l'Egitto invadendo il Sinai.

L'attacco si compì nella notte tra il 29 e il 30 d'ottobre del 1956. Iniziava così il secondo conflitto Arabo Israeliano. Sullo sfondo di questo conflitto, in particolare dell'iniziativa israeliana, restano la Francia e l'Inghilterra che il 30 di ottobre inviarono un ultimatum alle due nazioni belligeranti: queste dovevano immediatamente cessare le ostilità e ritirare le loro truppe a 16 km dal canale. Era evidentemente un pretesto per intromettersi nella questione e poterla volgere a proprio vantaggio,difatti gli anglo francesi per assicurare la libertà di navigazione del canale, che era poi il loro obiettivo principale, occuparono subito con propri reparti Suez, Ismaila, e Porto Said. Chiaramente Israele accettò l'ultimatum, al contrario dell'Egitto sul cui territorio si trovavano al momento truppe Israeliane Francesi e Britanniche. Francia e Inghilterra avevano probabilmente preventivato il rifiuto di Nasser all'ultimatum e pensavano di poter sfruttare tale rifiuto come pretesto per un ulteriore intervento militare contro l'Egitto, contando tra l'altro sull'astensione d'URSS e USA, si sbagliavano.

Per gli Stati Uniti, in particolare per il Presidente Eisenhower l'intervento franco-britannico era un fatto gravissimo, rappresentava non solo la rottura del fronte atlantico, era anche un colpo mortale inferto alle Nazioni Unite e Washington non era assolutamente disposta a tollerarlo. Anche per tutti gli altri Paesi dell'Europa occidentale tale iniziativa era a dir poco inopportuna, soprattutto perché era attuata nel pieno della crisi d'Ungheria, provocando chiaramente un indebolimento delle posizioni occidentali nei confronti dell'Unione Sovietica. Per non parlare poi dell'enorme impopolarità che tale gesto riscuoteva nei Paesi del terzo mondo, che vi vedevano una brutale manifestazione del peggiore colonialismo.

Insomma in termini poco diplomatici si può oggi dire a distanza d'anni che Francia e Inghilterra in quell'occasione l'avevano fatta grossa.

Pagarono il loro sbaglio trovandosi di fronte non solo al gelo Statunitense ma anche rimanendo completamente isolate alle Nazioni Unite, dove il 2 novembre 1956 fu approvata, con ben 64 voti contro 5, una risoluzione statunitense che prevedeva il cessate il fuoco immediato. In questa occasione Stati Uniti e Unione Sovietica si erano trovate d'accordo, il che spiega la particolare efficienza mostrata in questa occasione dalle Nazioni Unite.

Ma la risoluzione dell'ONU per quanto perentoria fosse stata, molto probabilmente non avrebbe comunque fermato Francesi, Inglesi ed Israeliani, a fermarli fu invece un intervento inatteso, soprattutto nei modi e nei tempi.

Il 5 novembre, infatti, alle ore 23.30 L'URSS inviò un ultimatum a Francia Gran Bretagna ed Israele, in questa occasione il maresciallo Bulganin fece chiaramente riferimento alla possibilità di utilizzare armi moderne ed aggressive e denunciando l'aggressione di Israele ne metteva in discussione l'esistenza stessa.

Tale azione creò un profondo smarrimento soprattutto negli Stati Uniti, i quali decisero di intervenire immediatamente costringendo la GBR a ritirarsi, cosa che a sua volta costrinse la Francia a fare lo stesso. Il 7 novembre l'Assemblea delle Nazioni Unite votò una risoluzione con cui si decideva la sostituzione delle truppe Franco Britanniche con un contingente internazionale, che avrebbe avuto il compito di controllare le frontiere, che tornavano ad essere quelle stabilite alla fine del primo conflitto arabo-israeliano.

L'intervento delle due potenze europee si concludeva con una completa disfatta, da questo momento in poi fu, infatti, evidente che oramai niente si sarebbe potuto fare contro o senza la volontà delle due super potenze mondiali. Le potenze europee erano quindi definitivamente ridotte a potenze di seconda fascia. Inoltre, l'intervento che era stato pensato per ottenere l'internazionalizzazione del canale di Suez e quindi la sua certa viabilità, si concludeva invece con il risultato opposto la sua completa occlusione.

Nasser, infatti, durante il breve conflitto aveva fatto affondare diverse navi nel canale stesso, che ora era completamente ostruito, il che dava ora al capo egiziano un'arma in più, poteva, infatti, ritardare le operazioni di sgombro a suo piacimento, cosciente degli enormi problemi che causava così ai Paesi dell'Europa occidentale.

Nasser ricavò da tutto questo un prestigio enorme: si legittimava agli occhi del mondo arabo come il grande condottiero capace di opporsi ai nemici occidentali e soprattutto ad Israele, di cui metteva decisamente in discussione la stessa esistenza. Seppe sfruttare al massimo questa situazione, ottenendo una serie di importanti successi diplomatici, in primo luogo l'evacuazione degli anglo francesi dall'Egitto, poi un importante riavvicinamento con la Giordania, che in questo periodo denunciò la sua alleanza con Londra e rinunciò agli aiuti economici inglesi, ma soprattutto ottenne l'evacuazione del Sinai da parte degli Israeliani, che dovettero poi abbandonare anche la striscia di Gaza, in più mantenne la completa nazionalizzazione del canale.

Rimaneva irrisolto il grave problema dei profughi arabi che vivevano distribuiti tra Egitto e Giordania, in condizioni miserevoli in campi d'accoglienza assolutamente insufficienti alle loro necessità. I trionfi di Nasser ne avevano chiaramente risvegliato il desiderio di tornare in Palestina, da dove erano stati scacciati durante il primo conflitto contro Israele e questo contribuiva ad eccitare pericolosamente gli animi già particolarmente infiammati dai successi del capo egiziano, tra gli arabi, specie tra le frange estremiste, si respirava un'aria di attesa si era sicuri di essere vicini alla resa dei conti. Non era evidentemente una situazione stabile e continuò a non esserlo per diversi anni.

Le frontiere erano insicure, spesso vi si verificavano violenti scontri armati, la vita della popolazione civile era soggetta al rischio continuo di attentati terroristici e il canale continuava ad essere chiuso alle navi Israeliane.

Israele poteva però comunicare con il mar Rosso attraverso il porto di Elliat, situato infondo al golfo di Akaba, questo grazie all'intervento dei caschi blu dell'ONU che assicuravano il passaggio delle navi israeliane nel golfo stesso, pur essendo questo controllato dall'Egitto. Nel maggio del 1967 Nasser chiese al segretario generale delle Nazioni Unite il ritiro dei caschi blu dal golfo, questa richiesta era evidentemente una pericolosa minaccia per l'economia di Israele. Il segretario delle Nazioni Unite era allora U Thant, il quale chiaramente accettò la richiesta dell'Egitto.(non è difficile ipotizzare visti i protagonisti dell'iniziativa che dietro questa manovra ci fosse una regia o almeno una consulenza sovietica.) Il 22 di Maggio 1967, Nasser annunciò che, da allora in poi, sarebbe stato vietato il passaggio attraverso il golfo di Akaba, non solo alle navi israeliane, ma anche a tutte quelle di altra nazionalità che trasportavano ad Israele prodotti strategici, petrolio compreso.

La situazione precipito in breve tempo, nacque un comando arabo militare unificato a cui decise di partecipare anche la Giordania, Israele da parte sua, come era già accaduto in passato si sentiva minacciato e come in passato( nel 1956) rispose attaccando sicuro della sua superiorità militare. Non si sbagliava.

Il 5 giugno '67 l'esercitò israeliano attaccò le truppe arabe e in pochi giorni le sbaragliò completamente, già il 6 i comandi israeliani poterono annunciare la conquista di Gaza il 7 si impadronirono di Sciarm el Sceikh controllando così l'intero golfo di Akaba, riuscirono poi ad impadronirsi di tutta la penisola del Sinai conquistando così l'intera striscia orientale del canale di Suez.

La situazione dopo la guerra dei 6 giorniL'esercito Israeliano occupò anche la parte vecchia di Gerusalemme che dal 48' apparteneva alla Giordania e tutta la riva occidentale del Giordano in sei giorni la vittoria fu totale. Questa guerra non portò ad un risultato stabile, era evidente che le conquiste territoriali di Israele non potevano essere tutte mantenute, d'altra parte l'obbiettivo principale di Israele non era tanto quello di estendersi territorialmente ma quello di essere definitivamente riconosciuto come Stato e di non essere quindi, più minacciato di sparizione. Nello stesso tempo però una volta conquistata, Israele non aveva nessuna intenzione di rinunciare alla parte vecchia di Gerusalemme. Gli Arabi da parte loro ritenevano ingiustificata l'aggressione di Israele e anche se alcuni di loro erano d'accordo a riconoscerlo definitivamente come Stato, chiedevano però il ritorno alle frontiere del '48 e soprattutto l'evacuazione di Gerusalemme.

I Palestinesi, da parte loro cominciarono a reclutare truppe partigiane e lanciare una serie di violenti attentati terroristici, i gruppi principali della resistenza palestinese erano il Fronte popolare per la liberazione della Palestina ed El Fatah quest'ultimo guidato da Yasser Arafat il quale comincia in questo periodo a sostituire Nasser come leader del mondo arabo. Per Nasser, in effetti, la guerra dei sei giorni fu un colpo durissimo e sebbene riuscì a mantenere il potere la sua posizione era ora molto più debole. Comunque sia della questione furono investite le Nazioni Unite, infatti, l'URSS chiese il 12 giugno di convocare un'Assemblea generale straordinaria, reclamando l'evacuazione di tutti i territori occupati dagli Israeliani, in questa circostanza si verificò la rottura tra Israele e la Francia. De Gaulle, infatti, accettò la convocazione e accusò Israele di aver commesso un'aggressione, il generale sconfessava così la tradizione filoisraeliana della Francia arrivando a definire Israele come un popolo "orgoglioso e conquistatore". Durante l'Assemblea si delinearono subito due posizioni contrapposte: quella sovietica che chiedeva il ritiro completo di Israele e il ristabilimento delle frontiere del '49 e quella statunitense che invece riconosceva alcune annessioni intorno a questi due poli si cristallizzò la situazione essendo impossibile raggiungere una maggioranza di due terzi. Una sola risoluzione fu approvata riguardante Gerusalemme, nella quale si chiedeva ad Israele di revocare tutte le misure già adottate per modificare lo Statuto della città. Israele non ne tenne assolutamente conto. Dopo il conflitto dunque la situazione era notevolmente peggiorata : era aumentato il numero dei profughi, il problema di Gerusalemme si era complicato diventando praticamente insolubile e ancora oggi è uno dei nodi più complessi della questione palestinese, il canale di Suez rimaneva bloccato, gli Israeliani sulla riva orientale gli Egiziani su quella occidentale, con continui scontri a fuoco, da una parte sempre più commandos dall'altra sempre più fortificazioni. La proposta della Francia, di una mediazione internazionale a 4 (Francia USA URSS GBR) fallì davanti al netto rifiuto delle due parti, che non accettarono l'intromissione delle Grandi Potenze nei loro affari. La solidarietà araba si sviluppava in maniera sempre più aggressiva ed avvolgente tanto da coinvolgere anche il Libano che fu sostanzialmente costretto ad accettare sul suo territorio commandos palestinesi entrando così anche esso nel conflitto arabo-israeliano, che agli inizi degli anni '70 vive una fase di crescente tensione.


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