Il Laboratorio

Numero 1 - 30 gennaio 2001

Il tempo della Rivoluzione francese
secondo Michel Vovelle

di Fabio Muzi Falconi


Venerdi 15 dicembre si e' svolto alla Terza Universita' di Roma un importante incontro con uno dei massimi storici viventi della Rivoluzione francese. Il professore dell'Université Paris I, Michel Vovelle, ha affrontato il tema tempo/rivoluzione.
La Rivoluzione francese introduce secondo Vovelle un nuovo rapporto con il tempo: non e' una rivoluzione per il ritorno ad un ordine precedentemente sconvolto, ma vuole essere "l'inizio di una nuova era per la Francia e per l'umanita'" (a differenza delle rivoluzioni anteriori). La Rivoluzione francese si presenta come una brusca interruzione "nella lenta marcia della storia", gli avvenimenti si succedono in maniera convulsa, per questo motivo Vovelle parla nella sua lezione di "tempo breve rivoluzionario". L'evento, predetto solo in minima parte, diventa velocemente un avvento ("tempo lungo delle rivoluzioni"). In molti sono consapevoli del cambiamento e della sua natura irreversibile. Grazie ad un ricco bagaglio culturale, l'affermazione di una nuova era, che definisce il passato come Ancien Régime, sara' molto precoce e decisa. In questo e per la sua pretesa di universalita' la Rivoluzione Francese, secondo Vovelle, si distingue dalle altre rivoluzioni. Da una parte vuole fare "tabula rasa" del passato (l'Ancien Régime), dall'altra si pone come erede dell'illuminismo, della filosofia, fa riferimento a modelli positivi come il Rinascimento, Cartesio, e il mondo antico romano o spartano (quelli che poi Marx chiamera' sarcasticamente "orpelli romani").
Vovelle si e' in seguito soffermato a lungo sulla negazione rivoluzionaria, quindi "desacralizzazione dell'immagine reale", defeudalizzazione, abolizione, rottura, e soprattutto decristianizzazione del tempo. Nell'autunno dell'anno II, viene introdotto il calendario rivoluzionario, costruito secondo i principi della ragione e della natura. Malgrado l'impegno profuso sara' un fallimento. La rivoluzione in questo caso non riesce a rimodellare il tempo. Secondo Vovelle "gli interessi collettivi delle nuove elites economiche e politiche hanno prevalso in questo caso", e la rivoluzione si scontrava contro un avversario piu' forte, cioe' "uno spirito impregnato di religiosita', una cultura comunitaria e pratiche agrarie radicate". Stesso destino conosce il tentativo di Robespierre di instaurare un Culto dell'Essere Supremo. Assistiamo dunque al fallimento di quello che Vovelle chiama il tempo ricostruito? Secondo lo storico francese no. Il tempo vissuto, l'esperienza intensa di quel decennio, non si riduce ad un fallimento. Basta vedere le feste che scandiranno la vita dei francesi tratte dagli eventi della Rivoluzione (che diverranno strumento di potere). Oppure la glorificazione degli eroi rivoluzionari.
Vi sono pero' anche coloro che non hanno vissuto da protagonisti le giornate rivoluzionarie, che hanno vissuto quegli anni come quelli della grande depressione, senza riferimenti a calendari, culti ed eroi.
Tuttavia cio' che secondo Vovelle e' sicuramente rimasto e' il "ricordo di un avventura senza eguali", tutti i francesi hanno ricordi che fanno riferimento alla Rivoluzione, o per le barricate, o per la fame, o per mille altri motivi…(vedi i personaggi della Comédie humaine di Balzac).
Tramite la memoria, Vovelle rientra nel tempo lungo della Rivoluzione, ed affronta il difficile tema della fine di questa. Dopo aver preso in considerazione molte ipotesi, lo studioso riprende da una parte l'idea di Furet della capacita' di sopravvivenza del mito, dall'altra quella di Bronislaw Baczko del cambiamento dal registro dell'utopia a quello del mito. E sotto questa forma la Rivoluzione diventa paradigma e modello nel corso di tutto il XIX secolo; conosce un forte rilancio quando se ne appropria il marxismo ("come antecedente su cui riflettere"), dando vita alle rivoluzioni socialiste del XX secolo.
Il tempo della Rivoluzione sembra oggi concluso. Come consiglia anche Vittorio Strada, e' arrivato il momento di rivolgere l'attenzione anche alle rivoluzioni del futuro: quelle della tecnologia e dei mezzi di comunicazione. Ma secondo Vovelle la speranza di cambiare il mondo rimarra', perche' "non si puo' decretare la fine della storia".
Questo articolo e' tratto dalle dispense distribuite all'incontro, chi desidera consultare il testo originale puo' rivolgersi alla redazione.


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