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Quando i pioppi fruttano pere
di Bernardino Carbone
si ringrazia Valentina Fodde per le traduzioni
Tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90 in Europa orientale prese corpo una svolta epocale che avrebbe sconvolto radicalmente tutti gli equilibri mondiali, il modo di vivere e di pensare di milioni di persone: in questi anni si assiste infatti al crollo del sistema comunista. Non tutti i regimi comunisti si disgregarono nello stesso modo, anzi, il percorso con cui ogni singolo Stato appartenente al patto di Varsavia riacquisto' la liberta' e' diverso a seconda dei casi.
L'Ungheria e la Cecoslovacchia che avevano gia' dato nel passato segni di insofferenza, soffocati brutalmente dalla repressione sovietica, " lasciarono" il comunismo in modo indolore, cosi' come la DDR dove pero' l'abbattimento del muro di Berlino provoco' una emozione enorme tanto da diventare il simbolo storico della liberazione dal comunismo. Come detto fu sempre e dovunque cosi'. In Romania il passaggio al sistema democratico capitalista fu tutt'altro che indolore. Qui il "Conducator" Nicolae Ceausescu si difese e difese fino all'ultimo strenuamente il regime comunista. Rimase l'ultimo e unico baluardo di un sistema che di fatto non esisteva piu'. Il suo tentativo di resistenza era pero' destinato a fallire, rimasto completamente isolato, soprattutto economicamente non aveva piu' nessuno sbocco ad eccezione della Corea di Kim e di Cuba di Fidel, l'effetto "domino" che aveva travolto tutti i regimi comunisti, non poteva non coinvolgere anche la Romania.
Nel 1989 durante l'ultimo congresso del PCR Ceausescu ribadi' paradossalmente l'irreversibilita' della scelta comunista per la Romania, Di fronte alla fine, o comunque di fronte alla necessita' evidente di operare "per forza" un cambiamento radicale, scelse di porsi fuori dalla storia in una realta' irreale senza contorni. In quel congresso il "Conducator" difendendo il comunismo e disse che: "gli hooligans capitalisti non sarebbero passati in Romania fin tanto che i pioppi non avessero fruttato pere". La scintilla per il crollo comunista era stata pero' gia' accesa in un piccolo paese del nord Romania: Timisoara.
Qui un prete della chiesa riformata ungherese, Lazlo Tokes, continuava ad opporsi all'ordine impartitogli dai suoi superiori di cambiare parrocchia, scomodo Lazlo, soprattutto perche'; godeva dell'appoggio dei fedeli e aveva creato intorno a se'; troppo seguito. Proprio grazie all'appoggio dei fedeli il prelato resisteva opponendosi tenacemente al trasferimento. L'ostinazione del prelato fini' per provocare l'intervento delle autorita' locali di polizia, assolutamente non disposte a sopportare la presenza di un capopopolo non comunista, su ordine del sindaco circondarono, con un vero e proprio cordone di sicurezza ,l'abitazione di Tokes, iniziando un'opera di " insistente convincimento" con minacce psicologiche e spesso intimidazioni di carattere fisico su di lui la sua famiglia e gli stessi fedeli. Il 10 dicembre '89 durante la funzione Tokes annuncio' ai fedeli che sarebbe andato via la battaglia era persa ed ora di accettare il trasferimento. La reazione dei fedeli sorprese tutti Tokes per primo, cosi' vuole la vulgata, i fedeli infatti decisero di difenderlo e cominciarono a radunarsi per presidiare la sua casa impedendo il suo trasferimento. La sera stessa si erano radunate piu' di mille persone e il numero continuava a salire. "Nelle prime ore queste persone erano tutti membri della nostra parrocchia la Riforma dei credenti di Timisoara, ma poi ora dopo ora molte altre persone si unirono a loro indipendentemente dall'essere battisti, ortodossi, romeni o ungheresi, o di altre nazionalita' o religione. Questo e' quello che noi chiamiamo lo spirito di Timisoara, perche'; in quel giorno, in quei due giorni, in modo veramente spontaneo, tutte le persone appartenenti a tutte le denominazioni e comunita' nazionali si unirono insieme"
Il giorno dopo arrivo' una delegazione di ufficiali cittadini capeggiati dal sindaco, chiesero ai manifestanti di disperdersi promettendo di revocare l'ordine di trasferimento per Tokes, furono derisi. Tokes era un problema superato, la manifestazione aveva assunto caratteri dichiaratamente politici: liberta' era il grido che cominciava a riecheggiare nei vicoli e nelle piazze di Timisoara come disse Tokes : " La folla ha dimenticato la ragione iniziale per la loro resistenza e in termini generali si e' opposta al regime stesso".
La situazione era evidentemente sfuggita di mano alle autorita' locali, di fronte al pericolo di perdere completamente il controllo, Ceausescu convoco' il comitato politico esecutivo del partito comunista. Durante la riunione la moglie del Leader romeno Elena critico' aspramente il ministro degli interni e della difesa e alla fine della riunione Ceausescu diede l'ordine di aprire il fuoco sulla folla di Timisoara Siamo nel pomeriggio del 17 dicembre, i dimostranti si erano espansi in tutto il centro di Timisoara, e allora che le forze di sicurezza aprirono il fuoco sulla folla. I soldati avanzando dalla casa dell'opera cominciarono a sparare sulle migliaia di dimostranti. La scintilla fu data probabilmente da agenti del governo, che fingendosi dimostranti cominciarono a distruggere vetrine e negozi inscenando saccheggi, difficili da giustificare visto che i negozi erano praticamente vuoti.
Nel frattempo nella notte tra il 16 e il 17 Tokes caricato a forza su una "dacia" era stato trasferito. Il giorno dopo i disordini fu imposto il coprifuoco in tutta la nazione, nello stesso giorno pero' Ceausescu annuncio' per il 21 il suo discorso alla nazione invitando i cittadini a radunarsi in piazza per ascoltarlo alla ricerca disperata di consenso popolare il "conducator" commise cosi' l'errore fatale. Bucarest era pronta alla rivolta, al contrario delle aspettative di Ceausescu la grande adunata del 21 si trasformo' in quello che e' considerato il momento simbolo della rivoluzione romena : migliaia di persone cominciarono a gridare "Timisoara Timisoara" Ceausescu fu costretto ad interrompere il discorso a rientrare, per poi riapparire e confermare lo stato di coprifuoco. Divamparono immediatamente i disordini in piu' parti della citta' in tutti i luoghi strategici, l'arrivo dei carri armati si rivelo' inutile era iniziata la fine del regime comunista anche in Romania. E i pioppi avevano cominciato a fruttare pere.
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